Segnalazioni & Recensioni______
Núria Calduch Benages, Il profumo del Vangelo, Ed Paoline
Intervista alla docente di studi biblici Núria Calduch Benages
Di Miriam Díez i Bosch
Cos'è il profumo del Vangelo?
Calduch: Il profumo del
Vangelo non è altro che quello di Gesù Cristo: quello che emana dalle sue
parole, dai suoi gesti e dalle sue opere; un profumo di nardo puro, molto
costoso - dirà il quarto evangelista - la cui fragranza riempì l’intera casa di
Betania, dove si trovava Gesù a cena con i suoi amici, Maria, Marta e Lazzaro,
sei giorni prima della Pasqua.
Vedere la parola “profumo” sulla copertina di un libro fa pensare al famoso “Profumo” di Süskind, da cui è stato tratto di recente un film. Il suo libro ha qualcosa a che vedere con quel bestseller?
Calduch: Certamente il romanzo di Patrick Süskind è stato un “boom” editoriale, considerato che la sola edizione italiana ha venduto più di un milione di copie, per non parlare della versione cinematografica realizzata da Tom Tykwer con il famoso attore Dustin Hoffman. Ma, come è facile intuire, il mio libro non ha nulla a che vedere con questo romanzo di intrighi. Magari fosse altrettanto un bestseller! Il profumo del Vangelo presenta diversi incontri di Gesù con le donne, alcuni dei quali caratterizzati dalla presenza del profumo. Un elemento pieno di connotazioni e ricco di significato simbolico che, a seconda dei contesti, consente diverse interpretazioni.
Cosa avviene allora quando Gesù si incontra con le donne?
Calduch: Nulla di strano e
allo stesso tempo degli eventi eccezionali, perché tutti gli incontri di Gesù
nascono dal suo amore gratuito che si manifesta nella sua preferenza per i
poveri, i piccoli e gli emarginati dalla società per tanti motivi. Tutte le
donne che appaiono nel libro appartengono in qualche modo a questa categoria di
vittime della società: per il loro sesso, per una malattia, per il lavoro, per
la propria religione o nazionalità.
Gesù incontra un’israelita impura a causa delle sue continue emorragie, una
cananea di cultura greca, una pubblica peccatrice e molte altre discepole che
pur di seguire Gesù non hanno avuto paura di infrangere l’ordine androcentrico
che dominava la società di Israele nel primo secolo. Gesù si dichiara
apertamente in favore di tutte queste donne e, facendosi solidale con il loro
dolore, fisico o spirituale, genera dal suo interno una nuova corrente di
umanità.
Il profumo normalmente inebria e seduce. Qual è la valenza simbolica della
fragranza nel Vangelo?
Calduch: Il profumo è un
liquido raffinato, per le occasioni straordinarie, eccezionali. Non è usato come
se fosse acqua. Il profumo è delicato e costoso. Ricordiamo il profumo di nardo
puro che riempì la casa di Maria di Betania della sua fragranza (Gv 12,3) o
quello che la peccatrice versò sui piedi di Gesù a casa di Simone il fariseo (Lc
7,37-38).
Il profumo non si regala a chiunque, né viene sprecato inutilmente. È un regalo
destinato ad ossequiare persone molto care. Per questo il profumo è aroma della
gratitudine. Il profumo simboleggia il trionfo dell’amore.
Il suo libro, come tanti volumi, riserva un finale molto interessante, in cui si delinea la figura di Gesù come “sapienza di Dio”. Cosa si intende con questo e cosa ha a che vedere la sapienza di Gesù con le donne?
Calduch: La figura di Gesù, Sapienza di Dio, appare appropriata per il nostro mondo agitato, ma costituisce anche un contrappunto critico. Le sue opere continuano ad essere opere di cui il nostro mondo ha bisogno: i ciechi vedono, gli zoppi camminano, i morti risuscitano... e l’invito alla mensa della Donna Sapienza è un linguaggio che ogni essere umano di oggi può comprendere. La coscienza della vita è una condizione di cui ogni persona ha bisogno per sapere che non è la vita che ci vive, ma che siamo noi a viverla... Ma è altrettanto vero che ogni tanto abbiamo bisogno del silenzio e, soprattutto, abbiamo bisogno di apprezzare l’impronta che il tempo lascia, perché con essa rimane - piccola o grande - ogni sapienza custodita ed ereditata. Non è la giovinezza l’unico o il migliore momento da apprezzare nella vita. Gesù Sapienza di Dio si estende oltre la conoscenza e l’informazione. Invita a dare la vita intera e non solo il nostro cervello; l’emozione e gli affetti, e non solo la nostra razionalità; il corpo e non solo l’anima, per lasciarsi impregnare del suo profumo e dei suoi doni. La Sapienza, in Gesù, continua ad essere la capacità relazionale e dialogante di Dio. E questa capacità ancora oggi continua ad essere uno dei doni delle donne.
1° febbraio 2008 (ZENIT.org).-