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IL CARD.MARTINI E LA POLITICA

 

IL FATTO

Un libro di Giovanni Bianchi, parla di cattolici impegnati in politica. Oggi i cattolici italiani sono divisi, e ciò che li divide è soprattutto la politica. Vi è un cattolicesimo identitario, che fa della contrapposizione al mondo la sua peculiarità, e vi è un cattolicesimo solidale, che pone la sua peculiarità nel dialogo e nell’inserimento nel mondo. Tra il principio identitario e il principio solidale quale privilegiare? Giovanni Bianchi, un cattolico che ha fatto del sociale e della politica il suo principale ambito di lavoro, individua nel magistero del cardinal Martini a Milano la sintesi matura tra questi due principi: vivere l’identità cristiana nella solidarietà al mondo. In questo senso Martini è “politico”, perché indica ai cristiani che la “polis”, la città degli uomini, è lo sbocco privilegiato della loro fede nel Dio fatto uomo. “Il problema morale è il problema dell’orizzonte complessivo entro il quale ogni aspetto della vita e dell’attività umana deve trovare la sua giusta collocazione e anche la misura di autonomia che gli compete. E la fede illumina tale orizzonte di significato, orientando così il conseguente discernimento pratico”

 

IL COMMENTO

Purtroppo il card.Martini rimane vox clamantis in deserto. Fin dai tempi in cui esisteva ancora la Dc, molti di noi giovani (allora eravamo giovani) sostenevamo che il nostro non doveva essere il partito dei cattolici, in cui si dovevano per forza identificare i cattolici, ma in cui potevano riconoscersi dei cattolici che intendevano fare politica. Sostenevamo che non esiste il giornalista cattolico, l'imprenditore cattolico, il medico cattolico e via elencando, ma un credente nella religione cattolica che fa il medico, il giornalista, il commerciante, ecc.ecc. Ci guardavano male in tanti: i democristiani d.o.c. che pensavano che uscite come queste rubassero voti al partito, preti zelanti che non amavano circondarsi di liberi pensatori, vecchiette devote per le quali era peccato solo il pensare di votare un altro partito.

Eppure un cattolico non può esimersi dal fare politica. Non farà politica "partitica", ma non può fuggire dalle scelte che ogni democrazia esige quando chiama i cittadini alle urne.

Il guaio è che la chiesa gerarchica per anni ha cercato di influenzare le scelte dei cattolici invitandoli a votare "democraticamente" e "cristianamente". E siamo arrivati dove sappiamo.

 


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