Discepolato impegnato______

Nei monasteri
di tutto il mondo arriva Internet
per permettere alle suore di chattare tra di loro
Di tipico, degli innumerevoli premi giornalistici che fioriscono in Italia
molto più dei limoni, ha solo il nome: «Penna d’oro». Per tutto il resto, si
tratta del premio più curioso che si possa immaginare. E non per i premiati, ma
per il premiatore. Perché non legge i giornali, o almeno non tutti, e non
parteciperà alla cerimonia, dato che da 49 anni non esce dal suo monastero.
Infatti: la «Penna d’oro» di Sanremo viene attribuito dalle suore dell’Ordine
della Visitazione. Non è un caso. L’ordine venne fondato su ispirazione di San
Francesco di Sales, vescovo, dottore della Chiesa, lontanissimo antenato del
conte di Cavour e, dal 1923, anche patrono dei giornalisti. Le sue sono suore di
clausura, quindi la superiora del monastero di Sanremo, Luciana Gasperini, non
ne uscirà per distribuire le penne d’oro ai premiati che ha scelto insieme ad
Alberto Maria Careggio, «vescovo e giornalista» (si firma così) e Maria Teresa
Verda Scajola, critica d’arte ma anche moglie del politico di Forza Italia, un
po’ in disparte a Roma ma tuttora potentissimo, si dice, da queste parti. Ma, da
brava suora high-tech delle ultime generazioni, madre Luciana ha registrato un
videomessaggio che verrà proiettato al Casinò davanti ai tre vincitori. Cioè il
presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, che proprio giornalista non è, ma
uomo di comunicazione senz’altro sì (oltre che neodiplomato in pianoforte al
Conservatorio, come ricorda nel curriculum), e poi Giuseppe De Carli, storico
vaticanista della tivù di Stato e Antonio Devia, altra firma della Rai ligure.
Da dietro alla sua grata, sormontata da una frase di San Francesco (che qui è
solo quello di Sales), «L’amore di Dio è infinito per l’anima che si riposa in
lui», madre Luciana si stupisce del mio stupore: «C’è una giuria. Discutiamo, ci
confrontiamo e scegliamo chi, secondo noi, interpreta nel modo giusto la
professione, perché dire la verità è un servizio alla Verità». Certo la
rassegna-stampa del convento è un po’ ridotta: «Leggiamo L’Osservatore romano e
Avvenire». E la televisione? «Serve soprattutto per vedere le cassette, ma se
c’è il Papa guardiamo anche le dirette». E confessa una predilezione per i tosti
editoriali del direttore di Avvenire, Dino Boffo: «E poi, è veneto, anzi
trevigiano come me». Impossibile scuotere l’impassibile madre: «Rimpianti?
Nessuno. Non ho scelto a caso, ho percorso varie strade, ho perfino pensato di
sposarmi. Ma vede, da dietro a questa grata posso arrivare a tutti, in tutto il
mondo. Siamo sette, preghiamo e lavoriamo, che è poi un altro modo di pregare».
Anche per i geni della Sapienza che hanno impedito al Papa di parlarci?
«Soprattutto per loro».
D’altronde, il monastero non evoca scenari medievali: è moderno, lindo, un po’
asettico. E i ritratti delle nobili badesse del passato si vedono solo sul
pieghevole illustrativo. Forse è meglio così: dalla faccia, la superiora dal
1709 al 1713, Luiggia (sic) Maria Teresa Grimaldi, di quelli di Monaco, doveva
essere una tremenda, una che Stéphanie l’avrebbe sistemata in quattro e quattr’otto.
Oggi, dopo la messa celebrata da monsignor Careggio al monastero, la cerimonia
si sposterà al Casinò con un concerto e la conferenza (titolo: «Verità e
libertà») dell’assistente generale dell’Ordine della Visitazione. È un padre
spagnolo simpaticissimo, si chiama Valentino Viguera, gira per il mondo a
visitare le Visitandine e lamenta che siamo ancora pochi, rispetto a quelli
americani, i conventi europei muniti di Internet per permettere alle buone madri
di chattare fra loro. Ma pensa che il futuro della clausura sia roseo (di certo,
a occhio e croce, più di quello del giornalismo): «Le ragazze oggi sono libere,
hanno provato tutto, sperimentato tutto, fatto tutto. Per questo cresce il
fascino della clausura. Infatti ci sono più vocazioni per la vita contemplativa
che per quella attiva. In Portogallo le Visitandine sono apparse in tivù e da
allora sono tempestate di messaggi e di richieste». Ma lei cos’ha pensato quando
ha scoperto che uno dei «suoi» monasteri distribuiva penne d’oro ai giornalisti?
«Che è un’ottima idea. Anzi, bisognerebbe esportarla anche all’estero».
Insomma, non fosse per le suore, questo benedetto premio sarebbe uguale a tutti
gli altri. C’è l’albo d’onore dei premiati passati (Marcello Sorgi, Joaquin
Navarro Vals, Ettore Bernabei, Monica Maggioni), ci sono, indispensabili,
sponsor e collaboratori (la Fondazione Carige, il Casinò, la Dupont, che regala
le penne d’oro vere a quelle metaforiche), la cena di gala dopo la cerimonia, la
madrina titolata, Maria Gabriella di Savoia, l’ospite d’onore titolista,
l’editorialista di Repubblica Giovanni Valentini. Tutti insieme
appassionatamente. Tranne suor Luciana nella sua cella. «Ma io sarò lì
spiritualmente». E anche in video, madre. «Ah, sì, anche in video...»
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