Fatti di
Chiesa________________
L'ANIMA E IL SUO DESTINO: E' GNOSI
IL FATTO
Il 2 febbraio scorso due autorevoli organi d'informazione ecclesiale (L'Osservatore e La Civiltà Cattolica) hanno stroncato il libro di Vito Mancuso "L'anima e il suo destino", edito da Raffaello Cortina. Mancuso, 46 anni, sposato, ha conseguito il dottorato alla PUL con un a tesi su Hegel. insegna Teologia presso l'Università San Raffaele di Milano (quella di don Verzè, per capirci). Il libro è stato stroncato perché avanza perplessità su qualche dogma, ma in pochi mesi ha avuto sette edizioni e solo in Italia ha venduto 80mila copie. La prefazione del libro è di un teologo di assoluto rispetto, Carlo Maria Martini. Sì, è proprio lui, il perinsigne biblista che divenne vescovo di Milano e fu creato cardinale che scrive: " Sarà difficile parlare di questi argomenti senza tenere conto di quanto tu hai detto con penetrazione coraggiosa. […] Anche quelli che ritengono di avere punti di riferimento saldissimi possono leggere le tue pagine con frutto, perché almeno saranno indotti o a mettere in discussione le loro certezze o saranno portati ad approfondirle, a chiarirle, a confermarle”.
IL COMMENTO
Ho letto il libro due volte, e lo trovo molto serio. Non direi coraggioso perché Mancuso non compi salti in avanti rispetto alla ricerca teologica contemporanea. Non trovo nulla di nuovo rispetto a Bultmann, Rahner…se non che quelle cose sono scritte in italiano, un po' più comprensibile e riprese, questo è il merito, dopo anni di colpevole silenzio da parte delle università italiane che, quando si tratta di ricerca teologica, preferiscono lasciar perdere piuttosto che inimicarsi il cardinale di turno. C'è un punto che non mi convince: se ho ben capito Mancuso parla di teologia laica e giustifica questa sua affermazione e percorso di ricerca facendo ricorso alla scienza. Se ho capito bene (purtroppo sono costretto tutti i giorni a misurarmi con vernici, incassi da fare ed altre pesanti amenità del genere) qui dissento: a mio modesto avviso (l'avviso, appunto di uno che purtroppo è costretto a fare altro) la teologia non è laica perché si fonda sulla scienza, ma perché è sganciata dal clero il quale (purtroppo e suo malgrado) è legato al dogma e quindi poco incline alla ricerca. Quando parla di evoluzionismo scrive che esso non può essere spiegato con il vecchio paradigma della "mutazione causale e selezione perché il concetto di mutazione causale nega la finalità della Natura e la selezione esclude che avvengano mutazioni utili". Cita come esempio la teoria selettiva dei batteri e del loro sviluppo della resistenza ai farmaci. Io no so, non me ne intendo molto, ma ricordo che quando studiavo chimica si facevano degli esperimenti in cui si tendeva a provare che gli organismi mutano senza seguire le pressioni ambientali, ma il caso. Però il libro ha dei buoni principi: si supera l'extra ecclesia nulla salus e si legge volentieri.
Forse non andava stroncato dagli organi ufficiali, ma usato come spunto per dibattiti.
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