Discepolato impegnato______

 

La donna, né sublimata né subordinata

 

Blanca Castilla de Cortázar punta su un'antropologia della relazione

di Miriam Díez i Bosch

 

 

Estrapoliamo alcuni pensieri:

“Il modo di procreare – ha illustrato – presenta in modo plastico la maternità come una relazione diversa da quella della paternità: l'uomo donandosi esce da se stesso e uscendo da sé dona alla donna, e il suo dono resta in lei: la donna lo fa senza uscire da sé, piuttosto accogliendo dentro di sé”.

Blanca Castilla ha ricordato che la Lettera “Mulieris Dignitatem” è un documento che non solo parla della donna, ma si riferisce a un'antropologia e alla teologia.

“L'immagine di Dio non solo c'è in ogni persona a livello individuale, ma nel vivere per ciascuno; il rapporto ti apre all'amore e rende possibile la comunione di persone. Questo non solo fa parte dell'immagine di Dio, ma è la pienezza dell'immagine”.

Sembra che l'analogia sponsale sia sempre stata “gerarchizzata – lo sposo era sempre Dio o Cristo – e la sposa l'umanità; allora davvero essere sposo e sposa sono archetipi del maschile e del femminile ed è necessario reinterpretarli dall'Imago Trinitatis. Ciò getterebbe nuove luci per spiegare meglio l'ecclesiologia, cioè praticamente quasi tutti i trattati della Trinità”, ha spiegato la professoressa spagnola.

quando gli uomini hanno parlato delle donne le hanno sempre sublimate o subordinate, ma non è mai una differenza allo stesso livello e poi quando le donne vogliono crearsi una maggiore identità le alternative sono imitare o soppiantare, togliere l'altro per poter entrare o annullare la differenza. E questo in fondo è un deficit filosofico”.

“l'ideologia che oggi si cerca di imporre, che presuppone il fatto di dire che la differenza è irrilevante o la posso scegliere alla carta, senza tener conto del fatto che l'essere umano ha qualcosa di ricevuto perché nessuno si è fatto da sé”. “La cosa più terribile che può accadere all'uomo è avere la libertà senza avere un progetto, senza avere un posto dove andare, senza avere qualcosa da realizzare. Allora la dignità umana che si manifesta anche nel corpo e nella sessualità – nell'essere uomo e nell'essere donna – non è un limite che posso manipolare con la mia libertà, ma parte di qualcosa che ho ricevuto e realizzandolo in modo conforme alla sua dignità posso raggiungere la felicità”.

 

Zenit 12/02/08

 


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