Alternative nella Chiesa________________
"La Chiesa è andata avanti: io l'aspetto qui"
« Ci impegniamo noi e non gli altri
Unicamente noi e non gli altri
né chi sta in alto né chi sta in basso,
né chi crede né chi non crede,
ci impegniamo senza pretendere che altri si impegnino,
poiché dietro ogni volto e sotto ogni cuore
con noi o per loro conto,come noi o in altro modo,
non potremmo non impegnarci.
C’è qualcuno o qualche cosa in noi,
un istinto, una ragione, una vocazione, una grazia,
più forte di noi stessi.
Ci impegniamo, non per riordinare il mondo
non per rifarlo su misura, ma per amarlo,
per amare anche quello che non è amabile,
anche quello che pare rifiutarsi all’amore
poiché dietro ogni volto e sotto ogni cuore
c’è insieme a una grande sete d’amore
il volto e il cuore dell’Amore. Ci impegniamo
perché noi crediamo all’Amore, la sola certezza
che non teme confronti, la sola cosa che basta
per impegnarci perpetuamente. ».
Il punto di partenza potrebbe essere proprio l’impostazione della chiesa del domani. Potrei dire questo che sovente la piccola chiesa locale (diocesana) è madre delle occasioni perdute. Secondo me il peccato da cui non ci si vuole più liberare è quello di continuare con il solito trend, o meglio, richiamandomi l'espressione latina "status quo ante". Non è un attacco al patrimonio della Tradizione, ma saper leggere i tempi e tradurre il messaggio evangelico agli uomini d’oggi.
Vedo delle ferite o delle piaghe irrisolte nel tempo e che forse qualcuno ha già dimenticato e che nessuno appositamente più ha provato ad affrontare. C’è chi ha cercato tramite semplici tentativi, ma non è stato supportato o forse, più probabilmente, intralciato nel conseguire un qualsiasi risultato. Mi riferisco ad alcune vicende lontane nel tempo, ad esempio, come una casa di preghiera per i giovani del Centro Storico. Era una situazione in cui due ragazzi, vivendo lì in loco, garantissero l’apertura della struttura a chi volesse usufruirne, offrendo spazi e tempi adatti alla realtà giovanile sempre in fermento. Come da fosche previsioni questa esperienza è naufragata per mancanza di supporto degli stessi sacerdoti della zona. Un altro caso simile potrebbe verificarsi anche con il "Punto Giovane" di Riccione. Il centro diocesi vede questa novità più come un pericolo, che una risorsa. La realtà giovanile oggi è assai complessa ed è cosa buona trovare delle persone che offrono tempi e spazi privilegiati a loro, i quali necessitano di pazienza e ascolto. I giovani non cercano risposte preconfezionate, ma domande che li aiutino a riflettere e crescere. Ma l’attenzione e le energie residue attualmente sono tutte spese per immaginare il nuovo vescovo Francesco e chi farà poi cosa. La politica e i suoi modi terreni sono entrati in modo dirompente al posto della fede.
Padre Alex Zanotelli, in un incontro di mercoledì 15 febbraio 2006 nei locali parrocchiali della parrocchia di S. Teresa di Gesù Bambino, ha tolto ogni dubbio a coloro che hanno voluto essere presenti: una comunità cristiana è veramente alternativa se si comporta come le prime comunità cristiane degli Atti degli Apostoli (At 2,42 – 48 e 4, 32 - 36) e resiste alle tentazioni del mondo così come l’apostolo Giovanni mette in guardia la comunità di Efeso (Ap 13,1-10).
Il fervore evangelico di Padre Alex in quell’incontro lascia trasparire come i giovani possano abbracciare il DIO TOTALMENTE ALTRO, riconoscendo di essere in un sistema che ci attanaglia e ci incatena ad una logica che non è la logica di Dio. Padre Alex vede il giovane come coltivatore del SOGNO DI DIO, un obiettivo da perseguire nella realtà dei nostri giorni.
Qualsiasi diocesi potrebbe proporre missioni popolari, slogan, convention e raduni, ma la quotidianità poi inaridisce ogni slancio e la comunità e la fede diventano virtuali. Quelle, purtroppo, diventano occasioni perse.
Anni fa conobbi un ottimo ragazzo che seguiva il gruppo dei giovani parrocchiale. Il parroco lo allontanò malamente in quanto egli aveva deciso di convivere con colei che sarebbe poi stata la futura moglie. Era un peccatore sotto gli occhi di tutti. Forse sarebbe stato preferibile avere rapporti prematrimoniali furtivi? Con questa alternativa non sarebbe stato un peccatore pubblico.
Per la cronaca: in quel gruppo si sono succedute in 10 anni 4-5 persone che facessero da referenti di quel gruppo, che nel frattempo si è sciolto, poi ricostituito, ririsciolto e rinato. Di questo diversi sono diventati agnostici e altri clerofobici.
Si ha paura di perdere la "facciata". La Chiesa deve mostrarsi sempre santa, non deve avere né rughe, né acciacchi.
Scrive Domenico, un ragazzo che ha partecipato alla XX GMG di Colonia:
«Un esperienza incredibilmente stupenda.
Questa è stata per me la XX giornata mondiale della gioventù di Colonia.
I giorni vissuti nella terra dei magi sono stati faticosi da un punto di vista
fisico, ma fantastici da un punto di vista umano e religioso. Forse
l’organizzazione non è stata il massimo, forse le condizioni ambientali non sono
state le migliori, ma io rivivrei tutte le fatiche passate per poter gustare
ancora per pochi secondi l’atmosfera di quei giorni. Può sembrare scontato
quello che io dico, ma certe cose se non si vivono non si possono capire. Perché
la realtà di quei giorni è molto distante dalla nostra quotidianità? Perché i
giovani, prima di lasciarsi andare al materialismo della nostra società, non
provano a seguire un percorso di fede? Cosa possiamo fare noi per gli altri
giovani distanti dal percorso seguito dai magi? Cosa possiamo fare noi per
cambiare il mondo? Io non saprei rispondere a queste domande» (consultabile
presso il sito http://www.rc6.it/parrocchiamotta_ext/).
Domande di un giovane lasciate senza alcuna risposta.
Oggi ci sono molti sacerdoti che non sanno vivere la paternità. Offrono risposte preconfezionate senza ascoltare la persona che sta accanto.
I pannolini sporchi come i peccati si nascondono, ma fanno parte della nostra vita quotidiana.
«Quali sono gli orientamenti pastorali per i giovani che sono nella Chiesa?
È un punto su cui ogni animatore di catechesi si deve interrogare per «organizzare la speranza»: a volte si ha l’impressione che alcune scelte pastorali «privilegiano più il salotto che la strada» (secondo le parole di don Tonino Bello). Ci sono varie proposte, sia a livello nazionale (penso ad esempio al servizio civile presso la Caritas) sia a livello diocesano parrocchiale e nei movimenti, ma hanno la caratteristica del "fai da te". Occorrerebbe maggior coraggio nell’orientare i giovani verso queste scelte».
(Tratto da Vita nuova 18 ottobre 2002 della diocesi di Trieste).
Spesso la quotidianità è improntata sul "fai da te". Senza promozioni e relazioni costruttive, la fiammella si spegne.
«"Rallegratevi sempre nel Signore". Di fronte alle immancabili difficoltà della vita, alle incertezze e alle paure per il futuro, alla tentazione dello scoraggiamento e della delusione, la Parola di Dio ripropone sempre il "lieto annunzio" della salvezza: il Figlio di Dio viene a guarire "le piaghe dei cuori spezzati" (cfr Is 61,1)» (tratto da un’omelia di GIOVANNI PAOLO II tenutasi all’Aula Paolo VI alla III Domenica di Avvento, il 15 dicembre 2002 ).
Guarire le piaghe. Anche i miei figli ogni tanto mi chiedono un bacio per guarire da una contusione o da un litigio. A volte però ci sono mali e sofferenze che un bacio non può guarire, ad esempio una delusione d’amore, un tradimento, un rinnegamento. Nemmeno io sono immune da ciò.
Nella mia vicenda personale penso di avere "spezzato" molti cuori e credo di aver provocato tanta sofferenza a diverse persone. Molte le ho deluse. Questo tempo mi è servito per riflettere, per imparare a migliorarmi.
Sono sempre più convinto che il Signore voglia sentire che la Chiesa sia sempre una comunità, un’assemblea non di giusti, ma di peccatori perdonati.
La chiesa francese ha lanciato in alcune diocesi (ad esempio Montpellier) una sorta di riflessione sull’accoglienza e "accompagnamento delle persone divorziate e poi risposate in seno alla comunità ( vedi La Croix del 6/5).
Insiste sul fatto che Gesù apre sempre al futuro, senza imprigionare le persone nel passato accogliendo questa "preoccupazione pastorale".
Oggi mi pare che il pericolo sia quello di creare delle nefaste polarizzazioni, cioè la possibilità di due riti fa si che i tradizionalisti cantino vittoria, disconoscendo quanto di bello sia nato con il Concilio Vaticano II. Mons. Proni vescovo allora da Forlì disse testuali parole : « la Chiesa è andata avanti. Io l’aspetto qui».
Il ritorno del camauro e di altri paramenti potrebbero essere segnali preoccupanti di una chiesa che preferisce racchiudersi nel "ritualismo" e facendo mie le parole della teologa Martine Mertzweller allontanandosi dalla «Celebrazione del Cristo vivente» (Adista 33982).
Preoccupazioni provengono anche dai pensatori cattolici. Molti sono stati perseguiti (ad esempio Boff) dallo stesso papa Benedetto XVI quando era a capo della Congregazione della dottrina della fede (l’Ex Sant’uffizio) inquisendoli altri si sono dimessi (ad esempio Drewermann) i quali avvertivano una riduzione degli spazi all’interno della Chiesa, ma i più si sono allineati chinando il capo.
Su quest’ultimo punto spero di riservare ulteriori approfondimenti.
Luca Tentoni
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