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I CATTOLICI PREGANO PER GLI EBREI
Il rito della messa di Pio V, fuori dal suo tempo, è come un pesce fuor d’acqua. E voler tornare indietro non risponde certo a quella attenzione ai segni dei tempi di cui ci ha parlato il Concilio Vaticano II.
Concilio che, oltre tutto, sul rapporto con gli ebrei era stato piuttosto chiaro.
“Questo sacro Concilio vuole promuovere e raccomandare tra loro (cristiani ed ebrei, ndr) la mutua conoscenza e stima, che si ottengono soprattutto con gli studi biblici e teologici e con un fraterno dialogo”. Nostra Aetate, 4
La Chiesa ha tutto il diritto ed il dovere di annunciare Cristo alle singole persone. Ma non credo che sia chiamata a fare lo stesso con le altre religioni. Non si può chiedere ad una religione di convertirsi. Essa perderebbe sé stessa. Le si può invece chiedere, come fa il Concilio, una mutua conoscenza e stima, attraverso studi biblici e teologici e con un fraterno dialogo.
Una conoscenza e stima che vorrei riportare con l’esempio di papa Paolo VI, protagonista di un fatto recentemente pubblicato.
Il fatto è riportato da Pinchas Lapide, un teologo ebreo, nel libro / dialogo con Viktor Frankl, che l’Editrice Claudiana ha pubblicato nel 2006 con il titolo Ricerca di Dio e domanda di senso.
“Visto che siamo due ebrei che hanno parlato tra loro di Dio, vorrei concludere il dialogo riferendomi ad un uomo che conoscevamo entrambi: papa Paolo VI.
Lo incontrai alcune volte tra il 1956 ed il 1958, quando era arcivescovo di Milano ed io prestavo servizio come console di quella città. Una volta mi invitò per una cena kasher. Quel che mi disse l’ho tenuto sempre per me. Ma dal momento che questo papa è morto ormai da tempo, mi sento libero di raccontare l’episodio. Nel corso della cena mi confidò alcune cose che forse caratterizzano bene questo grand’uomo, spesso misconosciuto. Era subito dopo la Pasqua, e durante la veglia pasquale nella liturgia cattolica si recita: “Possa Dio concedere a tutti i popoli la dignitas populi hebraei, la dignità del popolo ebraico”.
Egli che era arcivescovo di Milano, affermò che non era sicuro di meritarsi tale dignità, ma che desiderava immensamente poterla ricevere. L’altro argomento di cui parlò fu il suo passato in Vaticano, sotto Pio XII durante gli anni della seconda guerra mondiale, quando era responsabile dei diversi impegni caritativi della Santa Sede. A tale riguardo disse che non lo lasciava tranquillo il fatto che forse non aveva fatto abbastanza e che sentiva molto il peso della colpa cristiana per le sofferenze del popolo ebraico. Per questo motivo, disse, si era imposto di digiunare ogni anno durante il nono giorno del mese ebraico Ab, il giorno della distruzione del Tempio, per contribuire almeno simbolicamente con una piccola parte di espiazione personale. Mi pregò di non raccontarlo a nessuno, cosa che non feci mai, almeno fino ad oggi. Grazie a Dio ci sono e ci furono sempre moltissimi buoni cristiani e questo papa era semplicemente uno di loro”.
Pio XII si adoperò per salvare tanti ebrei dall’Olocausto
Giovanni XXIII firmò falsi documenti di battesimo per fare altrettanto
Paolo VI lo abbiamo appena letto
Giovanni Paolo II fu il primo papa ad entrare in una sinagoga per pregare l’unico Dio, di ebrei e cristiani
Benedetto XVI… manchi solo tu.
Mauro Borghesi
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