Discepolato impegnato______
Quella che oggi chiamiamo vita consacrata è stata fin dagli inizi una vita trasformata da alcuni paradossi evangelici. L'incontro con Cristo Signore è una novità che orienta alla luce, un invito che apre all'orizzonte del futuro. Le donne vi rispondono con uno slancio speciale. Se cercassimo una ragione per questa generosità la troveremmo nella loro identità accogliente di madri, nella femminilità ospitale capace di generare la vita, nella carità operosa e preveniente. In una parola, nel loro genio.
In uno stile di minorità e marginalità, la donna
consacrata si è sempre confrontata con la storia, sviluppando lungo i secoli il
nuovo e l'inesplorato per farsi compagna dell'umanità. Gli esempi sono
innumerevoli: Teresa d'Avila, Teresa del Bambino Gesù, Caterina da Siena,
Brigida di Svezia, Teresa Benedetta della Croce, Maria Domenica Mazzarello,
Maddalena di Canossa e tante altre.
Mi limito a evocare con brevi tratti un dittico femminile. Due figure di donna:
Angela Merici - la cui identità è ancora oggi oggetto di studio e di interesse
vivo, come paradigma innovativo della spiritualità che corre tra il tardo
medioevo e il cattolicesimo pretridentino - e Luigia Tincani, che ha saputo
declinare, in pieno Novecento, il genio femminile con il Vangelo in una
originalissima forma di vita consacrata.
Angela
Merici nasce a Desenzano del Garda intorno al 1474, muore a Brescia nel 1540,
testimone di una esperienza religiosa, profonda e originale che molti studi
sulla Riforma cattolica riferiscono, in modo prevalente, al servizio caritativo
finalizzato all'insegnamento religioso, alla protezione delle donne povere e
all'assistenza negli ospedali. Le fonti, al contrario, ci introducono in un
paradigma di genere che dà ragione a una esperienza di consacrazione femminile
che apre nuove strade al ruolo e alla missione della donna e al suo significato
religioso e storico. L'originalità e il genio di Angela risiedono nella
fondazione della Compagnia di Sant'Orsola, fondata nel 1535, perché in quel
contesto ella mise in pratica la sua teologia. La complessa organizzazione della
Compagnia di Sant'Orsola costituisce un raro caso di associazione completamente
composta e gestita da donne. In una società in cui la donna doveva scegliere tra
matrimonio e convento, l'orsolina era una anomalia. Il modello di vita religiosa
proposto dava alle donne indipendenza sia a livello spirituale che sociale.
La Compagnia proponeva una forma di consacrazione alternativa al monachesimo, da vivere nelle proprie case, ma in un coordinamento e legame di "evangelica-spirituale carità". Gestita "dal basso", la Compagnia era democratica e meritocratica e i suoi membri erano considerati soggetti politici uguali. Ciò che forse colpisce di più, nella regola scritta da Angela, è l'enfasi data allo sviluppo della persona in quanto "essere umano".
Negli scritti della Merici affascina, in particolare, l'idea di processo spirituale: un processo di natura libera, che la donna consacrata "vuole" e non "deve" seguire (nella Regula, da lei scritta, è usato sempre il verbo volere, solo tre volte il verbo dovere).
La dimensione interiore femminile determina, pertanto, tratti della personalità - umile, piazzevole, homane, bone, sobrie - e azioni - consolare, slargare il core, apprezzare, supportare, aiutare, consigliare, confortare, animare, essortare, amare, fare con le charezze et piazzevolezze, fare animo, correggere con amore, non giudicare, provvedere prontamente, essere d'esempio, ammonire, contraddire con destrezza et reverentia - , che Angela definisce propri della donna. Luigia Tincani, nasce a Chieti il 25 marzo 1889 e muore a Roma 31 maggio 1976. Viene definita, in studi contemporanei, una degna rappresentante del Movimento Cattolico, che proseguì nel Novecento l'opera riformatrice e innovatrice, a favore della Chiesa, del laicato cattolico e della diffusione in ogni strato sociale dei principi cristiani. Concepisce e propone un originale modello di vita femminile, fondato su una effettiva e radicale consacrazione religiosa praticabile nel mondo, nella società, senza il consueto abito religioso e con una ben precisa finalità: quella del servizio nel campo della cultura e della scuola, della scuola pubblica in primo luogo. Il 6 agosto 1921, in una lettera, scrive: "Noi non possiamo deviare verso altri impegni soddisfatti da altre congregazioni religiose; la scuola è la finalità per la quale l'unione è nata, fra tante altre, e quella per cui ha il diritto e il dovere di vivere, perché nessun'altra congregazione religiosa tende a preparare i suoi membri specificatamente per questo. La scuola e la scuola pubblica, lo studio e la cultura, quanta più elevata potremo, il vero lavoro intellettuale, scientifico. (...) I tipi ideali a cui dobbiamo mirare sono Contardo Ferrini, Giuseppe Toniolo".
La
Tincani definisce un affascinante iter dello spirito, un programma femminile
forte e dolce, raccontato con parole di fiamma. "Il primo germe di vocazione lo
ebbi a Bologna. Era già chiaro, netto e lo tenni nel cuore. Quando ho capito chi
è Dio, non ho potuto fare altro che donarmi a Lui. (...) In clausura sarei
andata per obbedienza e perché capivo il valore dell'orazione e della
riparazione. Ma sentivo pure che non mi bastava l'esercizio della virtù in un
convento. Vedevo quanto bisogno c'era di lavorare nel mondo. Ero si può dire
nata nella scuola. (...) Ero combattiva e piena di desideri. Mi sembrava
impossibile stare solo a guardare le brutte cose che capitano nella società.
Bisognava trovare il modo di illuminare chi non conosce Dio".
Quando Luigia Tincani confessa queste parole, denuncia una profondità interiore abissale. Le sue parole capovolgono tutta la mistica non cristiana, così come capovolgono il cogito ergo sum. Ma è un capovolgimento che salva, per quanto possibile, l'istanza della modernità: basta trasformare il cogito nel passivo cogitor ergo sum, sono pensato, sono pensato da Dio, e dunque sono. Dentro l'esperienza dell'Assoluto Luigia Tincani scopre la sua vocazione femminile al trascendente e, con pari nettezza, l'impossibilità di comprimerla in schemi preformati o di istradarla su vie già battute. Non c'è dubbio: il programma che ella propone alle sue compagne è forte, a volte quasi severo, per anime disposte a una totale dedizione alla vita religiosa. E tuttavia nei suoi suggerimenti e nella direzione spirituale che svolge nei confronti delle sorelle si scorge l'impronta femminile di un humanum, composito e chiaro, che riconosce la gradualità del cammino di fede della vita religiosa. Scrive alle sue sorelle: "Nel nostro comune cammino verso l'età piena dei figli di Dio, tutto ciò che io posso fare per i miei fratelli è, in ultima analisi, farmi dinanzi a essi una materia vivente in cui possano leggere realizzata l'idea che si facesse luce e forza nel loro cammino. L'educazione può essere così intensa come la vera arte e poesia della vita; non posso che offrire loro la coerenza della mia mente, del mio cuore, delle mie azioni, delle mie parole, come l'artista offre l'opera in cui ha messo il fremito vivo della sua arte".
La storia di vita di queste due donne, umili e
grandi, è una testimonianza eloquente che il "genio femminile" nel tocco dello
Spirito sa trovare vie inedite e splendide per umanizzare la cultura e la
società.
(©L'Osservatore Romano - 10 febbraio 2008)
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