Piste percorribili______
Crisi del matrimonio è anche crisi del celibato
Un libro che ci intriga molto
José Pedro Manglano, “El amor y otras idioteces. Guía práctica para no perder a quien tú quieres” (“L'amore e altre idiozie. Guida pratica per non perdere chi ami”), Ed. Planeta, 2007
Intervista di Miriam Díez i Bosch
In
questa intervista rilasciata a ZENIT, Manglano, i cui saggi trattano temi
come il senso della vita, la felicità, la colpa o la libertà, parla
dell'amore e del suo vero significato.
Un sacerdote che parla di amore e altre idiozie... è decisamente interessante.
Manglano: Trovo divertente che inizi da qui! Me lo chiedono tutti.
Scusi il topico, ma insisto: non è abituale.
Manglano: Effettivamente, si vede che è una cosa che richiama l'attenzione. Ma... perché è la prima domanda che le viene in mente?
Forse quello che si sta chiedendo si potrebbe formulare in quest'altro modo: cosa può dire un celibe dell'amore? Come chi dà per scontato che chi opta per il celibato sia estraneo alla questione dell'amore.
Mi sembra che questo fatto, apparentemente senza importanza, manifesti una situazione di fondo denunciata da Benedetto XVI ne “Il sale della terra”: la storia ci insegna che nei periodi in cui è in crisi il matrimonio, lo è anche il celibato.
Perché la crisi del matrimonio e quella del celibato sono collegate?
Manglano: Il celibato e il matrimonio, come proposti dalla Chiesa, sono le due forme sublimi per realizzare una vita innamorata. Ci sono altre forme di vita amorosa, sì, ma non altre forme sublimi.
Oggi viviamo una certa crisi del matrimonio, e anche una certa crisi del celibato. Non si capisce che il celibe è un amante e può conoscere l'amore. La sua vita, tuttavia, è esercizio amoroso all'Uomo Cristo e a tutti gli uomini e le donne, vicini o sconosciuti.
Non è solo questo: il celibe cristiano ha un'esperienza del Dio che è Amore, e da lui riceve la saggezza. Si chieda altrimenti a San Giovanni della Croce, il cui cantico è un paradigma di qualsiasi rapporto amoroso.
Il suo libro, però, parla dell'amore dei fidanzati e degli sposi...
Manglano: Il libro tratta dell'amore di coppia, non del celibato, ma l'amore di coppia è amore, e la natura dell'amore, le sue tappe, le sue crisi e i suoi sentimenti... hanno molto in comune.
Per evitare le astrazioni, parto in tutti i temi da racconti formidabili della letteratura contemporanea, per analizzare le idee soggiacenti alle varie idee sull'amore che usiamo nella nostra cultura.
Il matrimonio è un peso che ostacola il volo verso la felicità, come sostengono alcuni, o le ali per realizzare questo desiderio, come dice lei?
Manglano: Per chi intende il matrimonio come ufficializzazione di una relazione soggettiva per la quale io mi unisco a un altro, non c'è dubbio che sposarsi implicherà un peso. Il matrimonio, allora, limita le mie possibilità e non apporta nulla.
Per chi però lo intende come la creazione di un vincolo che trasforma l'io, sposarsi presuppone un atto di libertà che costituisce un noi, un aiuto per realizzare il dono libero dell'io trasformato da questa unione.
Qual è allora il vero significato dell'amore?
Manglano: L'amore è opera della nostra libertà: non biologia, ma libertà.
L'attrazione involontaria – “c'è chimica”, si dice – viene trasformata dalla libertà in unione volontaria. Amore significa unione libera originata da un'attrazione subita. Sì. L'amore è libertà, realizzazione della persona, superamento della solitudine.
Cristianamente amare è dare la vita per i nemici. E' una cosa realizzabile?
Manglano: Richiede una purificazione del cuore che non è facile. Cristo può chiedercelo perché lui ce lo concede.
E' realizzabile solo per chi viene trasformato dall'azione dello Spirito. Questo atteggiamento ci viene dato e poi, solo in seguito, ci viene chiesto.
“Chi ti ama ti farà soffrire. Chi ti vuole male ti farà fluttuare”. L'amore è esigente per definizione?
Manglano: Forse la nostra cultura vede in modo semplicistico il matrimonio.
Guarda al punto di partenza e a quello di arrivo, ma elimina facilmente dal suo campo visivo ogni passo che è necessario compiere per percorrere questo tragitto. Alcuni passi si compiono accompagnati da un'ombra piacevole, altri bagnati dal sudore, a volte ci sono le risate e altre volte gli affanni...
Amare è realizzare un'unione formidabile che non è gratuita: si tratta del viaggio che porta dall'eros all'agape.
L'amore però è esigente anche con l'altro. Non si tratta di far piangere per capriccio, ma perché lo esige la sua crescita. Non si tratta di creare occasioni difficili all'altro, ma di non evitare quelle che sorgono: affrontandole lo si aiuta.
Se non gli piace stare con determinate persone, o se preferisce stare con me non rispettando il suo orario di lavoro, o se tende alla gelosia o alla possessività... sono situazioni in cui ha bisogno di me per essere capace di affrontarle; dargli la mia blanda compassione non lo rende migliore.
Non vuole bene chi, anziché accompagnare l'altro mentre cammina, lo aiuta a vivere fluttuando sulla realtà, senza affrontare le cose.
Perché siamo passati dal credere nell'“amore eterno” alla pratica dell'“amore effimero”?
Manglano: A partire da Spinoza, la filosofia ha proposto un amore soggettivo: l'amore sarebbe una passione che risveglia la mia felicità in occasione della mia relazione con un'altra persona con cui c'è chimica, come diciamo in genere.
L'amore verrebbe ad essere una sensazione che trovo in me. In questo caso, ciò che amo quando dico di amare non è niente di diverso da me stesso. Stando così le cose, l'amore durerà finché durerà questa sensazione: nel momento in cui questa scomparirà, o me la risveglierà un'altra persona, quel primo amore sarà morto, e così via. L'amore inteso in questo modo è necessariamente effimero.
Altre filosofie, tuttavia, intendono l'amore come qualcosa di oggettivo: è il libero esercizio di amare un'altra persona, di unirmi a lei.
Il “tu” non è un'occasione di sentirmi innamorato, ma il motivo per cui io esco da me per installarmi in un altro centro vitale che è la persona dell'amato.
L'amore è referenziale: esco da me fino all'altro al quale mi dono. Allora sì che è possibile realizzare un amore eterno, che, d'altro canto, è quello che piacerebbe a tutti noi. Come ho sentito dire in più occasioni da coloro che hanno avuto varie esperienze matrimoniali, “l'ideale è che durasse per sempre, ma... non è facile: mi piacerebbe”.
[Traduzione di Roberta Sciamplicotti] 18 dicembre 2007 (ZENIT.org).-