Piste percorribili______

La

COSA DEVE FARE UN PRETE IN CRISI

Di Ernesto Miragoli



Non pretendo di essere esaustivo, ma vorrei dare qualche consiglio a qualche confratello che mi legge e che ha un rapporto con una donna. Rapporto, beninteso, che vuole concludere con un matrimonio. Non considero qui i preti farfalloni che fanno i tombeurs des femmes.

1. verificare con la compagna se questo rapporto non è un capriccio, solo bisogno di sesso, solo bisogno di appoggiarsi ad un cuore femminile (anche lei deve fare il contrario)

2. Consigliarsi con qualcuno. Potrebbe essere il padre spirituale, un amico prete, oppure anche con uno di noi che ha lasciato il ministero.

3. Entrambi possono confrontarsi come coppia con chi è già passato attraverso questa esperienza. Paola ed io in questi anni abbiamo ascoltato ed aiutato come abbiamo potuto tanti preti e donne in crisi. Non sempre il rapporto è sfociato nel matrimonio. E siamo contenti che sia stato così.

4. Se decidono di sposarsi, vale la pena che : - ne parlino con i genitori (è brutto mettere davanti i propri cari al fatto compiuto) - lui comunichi la cosa al vescovo dandogli i tempi per poter organizzare la parrocchia o la comunità religiosa - comincino a metter via qualche soldo perché serve - pensino a dove vivere - egli pensi ad un lavoro a lui congeniale e si dia da fare a cercarlo leggendo le inserzioni sui giornali locali dove decidono di andare a vivere o mandando curricula - domanda: è bene scrivere che si è stati preti della chiesa cattolica? La risposta è no. Nel curriculum vitae non interessa se sei stato un prete. Interessa cosa sai fare. Poi...una volta inserito nell'ambiente di lavoro... allora... si può dire, se è il caso.

5. Dire qualcosa in parrocchia? Secondo me no. Di sicuro non dall'altare. E' bello comunicarlo ai collaboratori uno o due giorni prima che tutto si avveri. Così non si sentono esclusi. Eviterei clamori di annunci stampa o altro.

 

SE SI GUARDA LA REALTA’ DELLE DONNE…

di Ausilia Riggi

 

Quanto alle donne, le cose si complicano.

Consiglierei di non bruciare tutto presto. Non è tempo perduto aspettare, chiarire e cercare di guardare in profondità, in se stesse/i, assieme a «lui» e alle amiche che possono consigliare il vero bene: che non è l’accanimento amoroso, malattia di cui noi donne siamo portatrici… ammalate. Tenendo sempre presente che le situazioni imbrogliate non sono una soluzione.

Lo scambio amoroso è molto più facile del matrimonio. Chi non ha questo obiettivo, non è da giudicare né da condannare; ma la vera cura che va alla radice della malattia consiste nell’attenersi ai consigli saggi.

Certamente non è malattia l’amore in sé, ma l’amore che danneggia due persone…, anche se in un primo momento si ha la sensazione opposta. A volte quando ci si decide a «rompere», può iniziare una vera storia d’amore, come è capitato a me.

Vogliamoci bene, senza dare a questa frase il senso equivoco dell’«ambrassons-nous».

 


Stampa questa pagina
 

Chiudi questa pagina