Segnalazioni & Recensioni______
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Ciò che accompagna
trasversalmente queste riflessioni e le ricompone armoniosamente è la mistica,
qualcosa che la Chiesa si è sforzata di tener lontana dalla quotidianità. La
mistica è una trama segreta che vogliamo tornare a scoprire per sentire il
calore della vita. La mistica è un’esperienza che supera la logica del fenomeno.
Il fenomeno è qualcosa di rapido, che avviene improvvisamente, mentre
l’esperienza vive in intima relazione con la lentezza del tempo. Per esprimere
questo,
potremmo ripetere le parole di
Giovanni in una lettera che è, appunto, la calda trascrizione di un’esperienza:
ciò che noi abbiamo udito, ciò che abbiamo visto con i nostri occhi, ciò che noi
abbiamo contemplato, ciò che le nostre mani hanno toccato (1Gv 1, 1-3). Sono i
sensi che si risvegliano provocati dalla vita, è l’alba dei sensi, quando tutto
resta silenzioso o assente (A. Potente)
Ogni discorso intorno alla mistica sembra avere il suo terreno più proprio nella
postmodernità, cioè nella nostra realtà culturale, storica, socioeconomica.
Parte da qui Antonietta Potente per sviluppare le riflessioni contenute nel suo
Qualcuno continua a gridare. Per una mistica politica,
pubblicato dalle edizioni la meridiana (collana paginealtre, 96 pagine, 13 euro,
traduzione a cura di Giorgio Piacentini e Antonio Thiery). La Potente - che è
una suora domenicana, vive in Bolivia in comunità, in una famiglia Aymara e
insegna teologia presso l’Università cattolica di Cochabamba e l’Istituto
ecumenico di teologia andina di La Paz – esamina i colori della realtà e i
paradossi di una società postmoderna attraverso un approccio originale, per
lanciare una “sfida mistico politica”. Convinta che l’analisi critica del mondo
passi per una contemplazione fedele e al tempo stesso inquieta. L’asse portante
che attraversa questa contemplazione, spiega, è la nostra fede e quindi la
ricerca si fa esigente.
«La
postmodernità, vista nella dimensione cronologica – scrive - è un tempo, ma
anche una dimensione, uno spazio che ha particolari caratteristiche. È il nostro
tempo e il nostro spazio, non ne abbiamo un altro; che ci piaccia o no; nessuno
può scansare né questo tempo, né questo spazio, neanche quelli che hanno
aspirazioni escatologiche, né quelli che riescono a superare i limiti della
realtà con l’ascesi. La postmodernità è quella nella quale viviamo e ci
muoviamo: è un tempo che ha lo stesso potere e la stessa importanza simbolica
degli altari dedicati alle divinità dell’areopago greco, trovati da Paolo (Atti
17, 16-34)».
Il cantautore Franco Battiato, scrive ancora, «in una delle sue canzoni di protesta dice: Siamo figli delle stelle e pronipoti di sua maestà il denaro. Queste parole evocano per me qualcosa di importante, anche senza voler mantenere un intreccio troppo intimo tra la postmodernità e il suo corrispondente economico, il neoliberismo. Realmente nella postmodernità convivono estremi e paradossi. In questo tempo riscopriamo antiche dignità, riscattiamo radici profonde, sapienze ancestrali rivendicate attraverso la resurrezione delle identità e delle dimensioni più olistiche. Figli delle stelle che significa: misteriosa arte della vita, linguaggio mitico e mistico di una vita che non vuole lasciarsi intrappolare nelle strettoie borghesi che limitano l’esistenza, anche se assicurano il benessere economico. Infatti, allo stesso tempo, siamo pronipoti del denaro, con tutto quello che significa».
Una parte importante del libro riguarda una riflessione sulla sessualità concentrata su tre aspetti. Il primo si riferisce alla sessualità raccontata dalla vita; il secondo tenta una rilettura della sessualità tra metafisica e fisiognomica, vale a dire tra qualcosa che evoca il mistero e ciò che la vita rivela. L’ultimo aspetto si riferisce all’eredità biblica, ai modi di vivere di Gesù. Per l’autrice «reimpostare il tema della sessualità significa trovare una nuova impostazione al tema umano e divino delle identità, della dignità, dei difficili equilibri ecologici, dell’uso della tecnologia in un mondo non totalmente rinnovabile e, come direbbe Martha Nussbaum, della fragilità del bene. Significa anche fare una lettura di gesti scambievoli, che abbiamo vissuto fino a oggi e che ancora non abbiamo imparato abbiamo lasciato cadere con superficialità, perdendo frammenti di vita. Gesti che sono patrimonio di alcune culture e non di altre; gesti che infondono sapienza per poter guarire la frammentarietà della vita e avvicinarci al mistero».
Ripensare la sessualità vuol dire ripensare l’etica, non solo delle opere e della fede, ma dei gesti, che plasmano le opere e vivificano la fede, nel sistema mondo dove Dio e gli esseri viventi sono complici per tenersi scambievolmente in vita. Originale è anche il ragionamento sulla teologia dell’ambiente, a partire dal gas, elemento primordiale della biosfera, prodotto segreto legato all’origine dell’Universo, sostanza preziosa nel mercato latinoamericano e mondiale, ma anche oggetto di compravendita per l’economia neoliberale. Scrive la Potente: « Gas, diversi tipi di gas, petrolio, benzina: memoria di vita e di morte. Avvenimenti segreti e, al tempo stesso, inquiete ricerche storiche. Scienza, economia, teologia, politica. Tutto s’intreccia nel misterioso sogno della vita. Esseri umani, popoli, universo, divinità, tutti partecipano misteriosamente. Le problematiche si ampliano e ci piacerebbe che la teologia fosse un discorso storico per allargare la nostra interpretazione, mentre il mondo discute tra ipocrisia e necessità, dicendo: perché questo spreco?».
Richiamare l’attenzione sui gas è un diritto legato alle nostre dimensioni più profonde. «Il gas, spirito libero e per questo segreto. Gorgoglio della vita, delle persone che cercano alternative e non si accontentano delle proposte economicistiche o borghesi della postmodernità o modernità estrema, sfinita nelle sue teorie economiche e politiche di sempre».