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L’otto marzo di una donna innamorata di un prete
8 marzo: giornata internazionale della donna, festa della donna, un giorno (uno solo?) di celebrazione per le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne; originariamente una giornata di lotta, il simbolo delle vessazioni che la donna ha dovuto subire nel corso dei secoli.
Ed oggi? qual è il significato che il mondo da a questa giornata? Una ricorrenza "commerciale", con connotati di carattere prevalentemente politico? E l'universo femminile come vive l'8 marzo? E' solo un'occasione per passare una serata piacevole tra donne? La possibilità di ricevere un fiore, la mimosa, dopo San Valentino e prima della festa della mamma? Noi donne, così emancipate, così libere, perlomeno a parole, pensiamo mai qual è la nostra reale condizione?
Non voglio dilungarmi a parlare della situazione insostenibile delle donne di molte nazioni, paesi dove la nascita di una femmina è ancora vista come una disgrazia, non voglio parlare della donna mercificata ed usata come oggetto, della donna sfruttata, schiavizzata, anche se sono tutti argomenti che meriterebbero un approfondimento.
Voglio parlare di una schiavitù meno conosciuta, meno pubblicizzata ma, non per questo, meno grave; una schiavitù, una dipendenza che non è imposta da nessuno se non da noi stesse ma, non per questo, meno triste.
Sto parlando di tutte quelle donne, me compresa, che vivono un amore che, per un motivo o per un altro, diviene una sorta di prigione, una chiusura.
Conosco tante ragazze, donne, persone intelligenti che quando si innamorano perdono completamente ogni rispetto per se stesse e diventano completamente incapaci di prendere una qualunque decisione indipendentemente dal partner. Non voglio giudicare nessuno e neanche pretendo di dire come bisogna vivere la propria vita, non ho una bacchetta magica che dia tutte le risposte ma, con queste mie parole, vorrei solamente sollecitare qualche riflessione, riflessione che, sicuramente serve più a me che a chi leggerà questo mio sfogo.
Vorrei che ci soffermassimo un attimo su ciò che è l'amore, quello vero con la A maiuscola, perchè il vero amore è si passione, affetto, tenerezza, desiderio ma è anche e soprattutto amicizia, rispetto, complicità, condivisione, gioia, è guardare insieme nella stessa direzione, tenendosi per mano, aiutandosi e sorreggendosi a vicenda, dividendo gioie e dolori, momenti belli e attimi difficili, crescendo insieme giorno dopo giorno come coppia, cercando insieme uno scopo comune, un obiettivo comune.
L'amore non può e non deve essere a senso unico, non può e non deve essere solo rinuncia, sacrificio, dolore. Vale la pena vivere una storia d'amore nella quale solo uno dei due crede, che solo uno dei due cerca in ogni modo di portare avanti? E' giusto rinunciare alla propria libertà, intesa come libertà di manifestare apertamente i propri sentimenti, alla propria indipendenza, al rispetto di se stessi per qualcuno che non ci ama e non ci amerà mai come vorremmo, come meriteremmo? E' giusto farci umiliare ogni giorno, ogni momento, permettere all'altra persona di farci sentire sbagliate, quasi "sporche", permettergli di giocare con noi, con ciò che proviamo perchè non ha il coraggio di guardare in faccia la realtà, di affrontare i suoi sentimenti, superare le sue paure?
Vi lascio con queste domande certa che ognuna di voi, ognuna di noi saprà rispondervi nel modo migliore.
Vorrei augurare ad ogni donna del mondo di trovare un compagno da amare ma, soprattutto, che la ami come merita. Auguri a tutte.
Antonella
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