Fatti di
Chiesa________________
LA MESSA IN LATINO
MI E' DIFFICILE ESSERE TUO FRATELLO!
IL FATTO
Dal sito introibo ad altare Dei (sito genovese) riporto quasi integralmente questa relazione sulla celebrazione della messa di Pio V.
E’ stata una vera sofferenza conoscere quella meravigliosa notizia (erano arrivate almeno due segnalazioni dirette) e non poter contribuire a diffonderle in internet, ed una sofferenza ancora più grande è stata non poter riprendere l’enorme successo (chiesa letteralmente e completamente strapiena in un giorno di pioggia e fedeli tornati indietro per non essere riusciti ad entrare); grave motivo di sofferenza, però, è stato anche l’apprendere che la liturgia sarebbe stata stravolta dalla sostituzione delle letture previste dal Messale di S. Pio V e del Beato Giovanni XXIII con quelle tratte dal lezionario paolino e previste per quella Domenica dal calendario del Novus Ordo Missae. Il cronista di questa celebrazione si lagna perché la liturgia è stata STRAVOLTA in quanto si sono usate le letture del Lezionario in uso e non quelle previste sul messale di Pio V. Ma lo sa che anche quelle del lezionario conciliare sono prese dalla Bibbia?
Si è parlato anche di altri “abusi”, che in realtà sarebbero riconducibili più che altro a piccoli errori, ma era pur sempre la prima volta e l’importanza dell’avvenimento superava e supera di gran lunga l’inesperienza, tuttavia la questione delle letture è enorme: il Messale di S. Pio V comprende in se’ le letture uguali per ogni anno, non ha un lezionario a parte per tre cicli annuali; il calendario liturgico delle due forme coincide solo occasionalmente. Inoltre il Motu proprio prevede la “possibilità” di utilizzare la lingua nazionale in una traduzione approvata, non la facoltà di utilizzare il nuovo lezionario; se a tutto ciò aggiungiamo che la scelta delle letture, nel Messale tradizionale, ha come costante il riferimento al sacrificio Eucaristico, risulta che la Messa celebrata a Sanremo non solo non è conforme al Messale detto “di S. Pio V” ma nemmeno al Motu proprio “Summorum Pontificum”, e viene a creare, di fatto, una terza forma di Rito Romano. Parla di abusi, il solito cronista! E' un abuso usare le letture, anche se piccolo abuso – bontà sua -, con traduzioni diverse che creerebbero un terzo rito. Qui siamo alla farneticazione!
Che fare, allora? Attaccare e disconoscere quella Messa in nome dell’evidente e gravissimo abuso? Sorvolare e fare finta di niente in nome del grande successo (che, quasi sicuramente, sarà confermato con le prossime celebrazioni)? Semplicemente ignorare la sua esistenza come se fosse cosa che non ci riguarda? Credo che si tratterebbe di atteggiamenti comunque sbagliati: se è vero che il desiderio comune è che la forma straordinaria del Rito Romano si conservi e si estenda, la condanna pur legittima non contribuisce a risolvere il problema, così come non lo risolve l’assoluzione in virtù dell’alto numero di partecipanti e del gradimento, visto che comunque in questo modo il Motu proprio non è applicato ma stravolto; la mera indifferenza, infine, rischierebbe di contribuire alla perdita di un’ottima occasione ed alla fissazione di qualcosa che, comunque lo si voglia chiamare, è un grave errore suscettibile, tra l’altro, di costituire un precedente al quale qualcuno potrebbe appellarsi per svuotare di significato il Motu proprio.
Non resta, allora, che pregare e cercare in tutti i modi di rimettere ordine nelle prossime celebrazioni con le letture del Messale tradizionale (in latino o in italiano) e del calendario liturgico corrispondente, sostenendo prima di tutto quanti comunque si sono adoperati per ottenere l’applicazione del Motu proprio, che meritano almeno i complimenti per l’impegno e la comprensione per essersi trovati a gestire una questione tutt’altro che facile; certamente non si può dire che l’obiettivo sia stato raggiunto né negare che la situazione possa essere gravida di sviluppi potenzialmente negativi, ma è proprio per questo che occorre un impegno generale, per quanto ciò sia possibile ed opportuno, senza limitarsi agli ovvi auguri agli amici sanremesi ed alla speranza di poter, già dalla quarta Domenica di gennaio, indicizzare la S. Messa di Sanremo (Chiesa di S. Stefano, PiazzaCassini) tra quelle in piena applicazione del Motu proprio. Chi mi conosce sa che sono un soggetto tollerante, che cerca di capire le ragioni di tutti, che si sforza di andare incontro anche a chi la pensa in modo diametralmente opposto a me…ma…leggere quest'articolo è stato un esercizio di ascesi che mi consente di purgare tutti i peccati che ho fatto e che farò fino a Pasqua. C'erano teologi che si definivano progressisti (ai tempi dell'università, ma anche dopo) che erano beceri conservatori del loro progressismo (del resto ci vuole poco a capire se uno è un po' intelligente o se è un sommo asino) e io sopportavo…adesso mi tocca sopportare il contrario. Eh sì…Lui mi dice che siamo tutti fratelli!
IL COMMENTO
Se non l'avete notato era in corsivo.
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