Aggiornamenti______
L’8 Marzo di
“Donne-contro-il-silezio”
Vorrei
partecipare in maniera personale al dibattito circa il significato simbolico
della festa delle donne l’otto marzo, in rappresentanza delle
“Donne-contro-il-silenzio” che conducono un discorso liberatorio con particolare
attenzione alle problematiche che trattano nel loro sito.
Vivo l’angoscia delle attese deluse di tutte le donne del mondo, perché non mi bastano le conquiste realizzate qua e là. Il grido del loro dolore ferisce la mia sensibilità e tenta di smorzare la gioia per le seconde. Quel che rimane profondamente radicato in me e mi sostiene è il pacchetto tradizionale delle virtù teologali: fede, speranza ed amore. Vi assicuro che non so vedere altrimenti la questione femminile, che deve essere affrontata da chiunque in vista del bene di tutta l’umanità.
Non sto qui a riportare il quadro attuale del poco peso, spesso del soffocamento, della forza che si potrebbe sprigionare dalla femminilità.
Ma voglio sottolineare un concetto di fondo. La nostra liberazione deve avvenire per opera di noi stesse, ed aggiungo: con molta circospezione. Siamo vigili a che le promozioni, per non dire gli allettamenti, di chi ci offre sostegno, non ci inquadrino ancora una volta in un patriarcalismo, tanto più pericoloso, quanto più benevolo, in quanto ritarda il processo di consapevolezza che solo noi ci possiamo dare. Le donne abboccano spesso, forse per necessità provvisoria di farsi strada sgomitando tra gli ammassamenti strutturali vigenti nelle varie società umane. Abboccano, e nel tentativo di emergere, riproducono facilmente modelli maschili che le mettono in quel subordine ideologico, che le ammanta dell’aspetto di “prime donne” sia nelle cariche che rivestono sia nella visione dei valori umani. So che è difficile nascondere un carisma quando c’è, ma io voglio dire un’altra cosa. Invoco, non tanto di “mettere il carisma sotto il moggio”, quanto di saperlo usare perché si ridia il giusto significato a parole come servizio, dignità eccetera, con la pazienza storica che sappia tessere onestamente una tela di relazioni in cui anneghino antagonismi irrisolvibili. Invoco soprattutto la CREATIVITA’ messa spesso in soffitta. Inventiamo, contro il potere a tutti i costi, un modo di farci avanti con altri metodi, perché altrimenti – e questa è bella – noi siamo bravissime nel superare gli uomini in aggressività.
Ma SENZA RASSEGNAZIONE!!! Durarla in quello che si vuole è proprio dei forti. Alcune esemplificazioni: preferisco alla Madre Teresa di Calcutta coronata con tanto di aureola, la suora che è uscita dal suo Istituto per andare lungo le strade dove la sofferenza bruciante attirava il suo cuore e suscitava in lei energie incredibili; preferisco alla a-me-cara Livia Turco che nei dibattiti appare invadente e barricata nelle sue posizioni, la donna credente conosciuta a Torino in una giornata di studio, pronta ad un ascolto pieno di comprensione. Certo, mi direte, “ce ne fossero di queste donne”! Lo dico anch’io, ma dobbiamo evitare la corrosione dei buoni propositi a causa di un maschilismo che si nasconde dietro la maschera della laicità, quando questa degenera in modernismo senza freno, in grado di avvelenare il meglio che sappiamo essere e dare.
Andiamo ancor più al dettaglio. L’aborto. Se è detestabile il ricorso ai mezzi illegali e terribilmente dannosi perché praticati in privato, l’opposto - è chiaro - è la formulazione di leggi le quali, si usa dire, lo regolino. Ma perché non dovremmo progettare una legge che renda possibile e più facilmente accessibile, una terza via, non confessionale (!), una sorta di mediazione sociale forte in grado di discernere, aiutare, risolvere drammi indicibili? La legge dovrebbe sorvegliare. Questo sì, e in maniera efficace, anche per non favorire il terribile potere degli antichi istituti di beneficenza – i quali possono cambiare di segno, vedi la comunità di S. Egidio -. Legalizzare non deve provocare una distorsione morale, fino al punto di diffondere la pericolosa concezione che chiedere l’aborto sia l’esercizio di un diritto come tutti gli altri. Che l’aborto resti, com’è, una sconfitta…; se chiedere un aiuto è legittimo, la legge non può diventare un passepartout per praticare l’amore libero senza freno alcuno.
Ho accennato a questo tema, solo perché se ne fa uno strumento politico e le donne debbono essere avvertite con chiarezza, fuori dal riparo facile dei luoghi comuni. Ma sono tante le posizioni che rischiano di incrinare il tessuto umano nella sua essenza antropologica e spirituale. Se ogni scelta diviene un optional contro ogni strutturazione, ne va di mezzo la possibilità della perdita dei valori; finiamo col limitarci all’uso delle parole – dignità, responsabilità personale eccetera – senza accorgerci che la caduta nel relativismo ne offusca il senso. E dispiace che la chiesa cattolica nella lotta in difesa dei valori usi il linguaggio oppositivo…
Se il quadro che ho abbozzato appare pessimistico, nel cuore nutro un grande sogno. Partendo dai drammi di un settore di donne, dai quali la mia stessa vita è stata toccata, lotto perché trionfi il pieno riconoscimento dei diritti di tutte e di tutti!
Ausilia Riggi
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