Una lettera che abbiamo letto in redazione con estrema commozione. Leggete, se volete, alcune considerazioni scritte in seguito alla lettera, qui sotto.

24/08/04

Carissima….,

Mi ha fatto molto piacere risentirti per telefono e mi dispiace che tu ti faccia ancora il "sangue cattivo" giustamente per esigenze democratiche che sono ineludilbili...Hai ragione. Quando si ha a che fare con i preti bisogna essere esperti di rebus e a dirla con Carlo Vaj, le donne che amano un prete sono un po' masochiste e con un enorme spirito di salvazione...e io mi ci riconosco al centouno per cento!

Preti o ex preti, il senso del rispetto della gerarchia è sempre vivo, anche se la gerarchia in questione non è, in questo caso, quella vaticana...Il pluralismo è un concetto semplice ma difficile per loro da attuare. Come diceva Gaber in una sua canzone: "Sono verità che ho nella testa, ma non nella pelle....".

Per venire ora alla questione Luciano.

Dopo quel terremoto domenicale è passata (tra grandi tormenti) una settimana e la domenica successiva sono tornata regolarmente a Messa (la sua!), accompagnata da mia zia che si è sentita "spinta" interiormente ad andare a salutarlo in sacrestia assieme a me.

La sensazione che ho avuto quando ho incrociato il suo sguardo era quello che gli ero veramente mancata...

Morale della favola, ho riallacciato il rapporto dopo una bella spiegazione. Non era vera la famosa frase che mi aveva atterrito: "Solo una sana amicizia", ma una reazione di paura da parte sua. Non si era più fatto sentire perché aveva capito da me che non volevo più vederlo né sentirlo!...

Credo però che questa mia eccessiva irruenza abbia avuto un significato e un'utilità, sia per me che per lui...Lo capirò a pieno forse un giorno.

Qualcosa in me è cambiato perché vivo la cosa molto più serenamente, senza eccessive speranze per il domani, ma amando oggi. Ho scelto nella mia libertà di stargli accanto finché Dio vorrà, sapendo benissimo che probabilmente un giorno se ne andrà...; ma del resto l'amore vero non costringe nessuno...: ama e basta!

Come lui ha bisogno di me, io ho bisogno di lui per dare un senso alla mia vita.

Ho dentro di me una grande pace interiore e anche la mia preghiera è cambiata. Prima pregavo con ansia e vivevo nel tormento perché avrei voluto sposarlo...; adesso prego solamente perché si manifesti ciò che è veramente il bene per noi due. Sono abbandonata in tutto e per tutto alla Sua volontà, ma non in modo passivo..., anzi!

Il mio dialogo con Luciano è cambiato, e sto tirando fuori le unghie! Non nascondo pressoché più nulla e se ho delle critiche da fare le faccio senza scrupoli! Pensa che con la scusa di farmi scannerizzare un articolo di "Viottoli" gli ho lasciato fra le mani la rivista in questione e lui ne è rimasto colpito, molto interessato e mi ha chiesto di farla avere anche a lui. Gli ho detto che conosco anche Franco Barbero (anche se solo per e. mail) e mi ha chiesto chi è. Penso che gli darò l'articolo di "Sulla strada..." che lo riguarda. Pensa: non sa neanche che esistono le Comunità Cristiane di base....

Ieri siamo stati un po' al mare e, parlando del più e del meno, si è scivolati sull'argomento religioso. Ho parlato di Gesù e della frase detta a Suor Faustina Kowalska, che secondo me sintetizza a pieno l'essenza di Dio: "Io sono TUTTO amore e misericordia!"...Strano che quando parlo di queste cose mi ascolta e sembra imbarazzato. Infatti ieri mi ha detto: "non ne parliamo..." ; e io (adesso non sto più zitta!): "Come!? Dovresti essere felice di parlare di Gesù!". Silenzio.

Credo comunque che il senso della colpa sia molto forte in lui, come quella volta che andammo insieme in chiesa e lui non riusciva a guardare il quadro della Madonna Nera...

Sai, cara amica, gli voglio molto bene e non credo neanche sia giusto dovergli imporre una scelta a tutti i costi. Questo discorso lo fa casomai il Vaticano! Ho letto articoli su poveri preti suicidi, non solo per solitudine, ma anche perché dilaniati tra il bisogno di una vita affettiva normale e il bisogno di continuare ad esercitare il loro ministero. Questa è un'altra faccia della medaglia.

La serenità che ho dentro mi fa capire che il Signore mi è vicino in questa storia e che la dirige Lui. Ora prego sempre lo Spirito Santo che mi suggerisca sempre le parole e le azioni da compiere in questo nostro cammino, e prego soprattutto per Luciano, perché il Signore lo aiuti in questa situazione e lo conduca verso una sua realizzazione umana piena, libera e consapevole...Lo so che chiedo al Signore "la porta stretta", ma è quella che conduce alla rinascita di noi stessi.

Ora ti abbraccio con tutto l'affetto possibile e chiedo, oltre alla tua amicizia, anche tanta preghiera perché Dio conduca questa storia e sia fatta la Sua volontà, che è solo bene autentico.

Ciao, Marialuce

Permettimi, Marialuce di non rivolgermi direttamente a te; non ne hai bisogno. Ti ringrazio piuttosto che mi offri l'occasione di fare un discorso di carattere generale, certamente in linea con lo stile di Donne-Cosi'

* * *

Nessuna persona in senno potrebbe criticare la decisione di Marialuce: una donna che non sa dire no all'amore, ma tutt'altro che per cedimento o leggerezza o ostinazione.

Conoscendola di presenza e sapendo quanto ritegno e riserbo accompagni il suo portamento, non oserei mai dirle, secondo un criterio difensivo: "Lascialo. Non vedi che non ti sposerà mai, condizionato com'è dalle promesse celibatarie?". Oppure in maniera provocante: "Fa' in modo che cada…". Oppure ancora, in linea con la linea clericale: "Non farti vedere più; lascialo in pace; cercati un altro fidanzato in modo che lui perda le speranze". Eccetera eccetera.

So che simili frasi sono partite da tanti pulpiti, e non mi hanno mai convinta. Io, da parte mia, in tempi ormai lontani, ho fatto una sola cosa quando ho capito le difficoltà del mio prete a decidersi: curare la mia mente, il mio cuore, il mio spirito, in modo da non restare schiacciata dal male terribile dell'incerto futuro. Mi sono curata attraverso un regime di vita più gioioso (cercando di divertirmi sanamente); attraverso il distacco, che non significasse rinunzia all'amore né una sua sublimazione (sic!), ma tale che mi permettesse di non rinunziare ad arricchire la mia vita; attraverso la determinazione a rispettare i sentimenti di amore reciproci senza svilirli…

Questo termine "svilire" è il più appropriato per dire tutta la distanza dall'accanimento amoroso o seduttivo, dai tranelli o dai compromessi, da tutto ciò che si può aggiungere come escrescenza, come bubbone, all'AMORE.

Marialuce dice meglio di me ciò che io, ormai lontana da quei tempi, balbetto.

Rileggete attentamente la sua lettera e ne coglierete il profumo della lealtà e della delicatezza nei riguardi dell'amore. Allora non è vero che queste meraviglie appartengono a tempi ormai trascorsi. Allora non è vero che l'amore è bello solo quando lo si consuma.

Attenzione! Non scambiate per angelismo questo discorso. Vi cito una persona non sospetta, la Eloisa del Medioevo con la sua intrigante storia d'amore con Abelardo (da cui ebbe un figlio). Monaca per forza, divenne modello di virtù, ma mai rinunziò all'amore per lui. Gli scrive (già badessa): "Dammi almeno qualsiasi rimedio per il mio dolore, se non puoi eliminarlo del tutto. Come infatti piantando un chiodo se ne caccia un altro, così un nuovo pensiero allontana il precedente, e l'animo, se è intento ad altre cose, è costretto ad abbandonare il ricordo o, almeno, a tralasciarlo per un po' ".

Dunque rimedi umani, strategici, ma fatti, non per distruggere l'amore, bensì per salvaguardare la propria libertà personale; e senza pretendere nemmeno troppo da sé…

La serenità di Marialuce è la testimonianza che vivere tragicamente l'amore è solo nocivo (ad entrambi); la serenità costruisce; forse anche rivoluziona il rapporto con Dio fondato sul timore, rigenerandolo, appunto, nell'amore.

Che ne sarà di Marialuce?

Vi faremo sapere, se lei lo permetterà.

Vostra amica, Ausilia insieme alla Redazione