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DIALOGO INTERRELIGIOSO

Notizia ANSA del 2008-06-04 17:20
 

VATICANO, PRESTO VADEMECUM DIALOGO ISLAM E ALTRE FEDI
 

CITTA' DEL VATICANO - E' in preparazione un nuovo documento vaticano sulle linee guida del dialogo con le altre religioni, a partire dall'Islam. Base di questi orientamenti saranno i Dieci Comandamenti, che "sono una sorta di grammatica universale che tutti i credenti possono utilizzare nel loro rapporto con Dio e con il prossimo".

Immediata la reazione positiva di un gruppo di intellettuali musulmani italiani. "Plaudiamo alla decisione del cardinale Jean Louis Tauran e del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso", ha dichiarato Ahmad Gianpiero Vincenzo, presidente degli Intellettuali Musulmani Italiani.
"Si respira un'aria nuova nelle relazioni tra la Chiesa cattolica e le altre grandi religioni mondiali, l'Islam in primo luogo", spiega a sua volta l'Osservatore Romano, presentando l'iniziativa.

 

COMMENTO

Anch’io vedo positivamente il desiderio di dialogo che sembra intercorrere al momento tra Vaticano, chiese cristiane e rappresentanti islamici. E vorrei dire quale dovrebbe essere secondo me il vademecum di un simile dialogo:

  1. Il dialogo non serve per convincere l’altro della propria verità. Due amici possono tranquillamente discutere delle loro diverse fede e cercare di convincersi a vicenda, ma questo non deve accadere in incontri ufficiali tra rappresentanti di religioni diverse. L’obbiettivo non è convertire l’altro, ma trovare un terreno comune, mettere le basi per una convivenza pacifica, per un rispetto dell’altro.
  2. Il dialogo agirà prevalentemente nel campo del riconoscimento dei diritti umani. La Chiesa cattolica su questo sembra piuttosto chiara e del resto sarebbe piuttosto inutile discutere sull’unicità di Dio e sul suo amore per l’umanità, mentre si permettono differenze di genere, episodi di intolleranza, burka, ecc… D’altra parte però, vorrei dire che una certa coerenza sul discorso dei diritti umani la Chiesa la deve cercare anche per sé: difficile mettere insieme una difesa ad oltranza della vita con incontri con capi di Stato quali Pinochet, Fidel Castro o recentemente Bush. Difficile condannare come omicidio l’aborto e poi trattare con quel medesimo Stato che lo pratica per legge, per l’8 per mille o i sovvenzionamenti alle proprie scuole cattoliche.
  3. Il dialogo teologico può essere utile. E’ chiaro che non ci può essere una grande convergenza teologica tra chi crede nella Trinità e chi in questo vede un segno di politeismo. Su questo il papa è pure molto chiaro: tante volte ha ribadito che il dialogo interreligioso non deve cadere in una perdita della propria identità né nella ricerca di spiegazioni teologiche che possano mettere d’accordo tutti. Questo è vero, ma non significa che allora un dialogo di questo tipo sia inutile. Anzi, secondo me, è proprio mettendo ben in chiaro le differenze che è importante far vedere come entrambe le visioni portino a modelli di comportamento sostenibili, accettabili da tutte le parti. Le differenze teologiche vanno conosciute per mostrare che non fanno nessuna paura, che non portano a divisioni o impossibilità di convivenza. Si può essere cristiani e musulmani e vivere insieme: a questo deve portare il dialogo, e conoscere le proprie teologie oltretutto sarà uno stimolo, una risorsa più che un problema, per approfondire ognuno meglio la propria fede.
  4. Condannare ognuno le proprie frange estremiste. Prendere sempre le distanze da coloro che usano la religione per ragioni politiche, belliche, e per interpretazioni estreme.
  5. Valorizzare la libertà religiosa. Lavorare perché la religione sia sempre più un fatto che riguarda le singole persone, più che il territorio. Quindi stabilire chiaramente che se è giusto costruire, con le sovvenzioni dello Stato, Moschee in Occidente, sarà logico e necessario fare altrettanto in terre tradizionalmente islamiche.
  6. Prendere posizioni comuni. In particolare nei confronti dei diritti umani e della condanna di guerre. Non che ognuno condanni solo quelle che accadono sul proprio territorio. Ma tutti condannano tutte le guerre.
  7. Valorizzare la laicità dello Stato, non combatterla. Lo Stato, qualunque Stato, deve essere laico perché governa tutti, anche i non credenti. Questo significa evitare di intromettersi in modo ingombrante in questioni politiche. Evitare di favorire partiti di ispirazioni religiosa. Lavorare per l’affermazione dei valori e per la formazione religiosa delle persone, non per l’imposizione di una religione di Stato né di una singola religione nelle strutture pubbliche. Senza questa consapevolezza le religioni più importanti saranno sempre accusate di causare gli scontri e le guerre, mentre invece le religioni oggi hanno bisogno di prendere le distanze in modo chiaro da chi guida gli eserciti. Gli ultimi decenni hanno convinto moltissimi non credenti che le religioni monoteiste sono la vera causa dei comportamenti intolleranti, sono belligeranti nel loro profondo e totalizzanti perché ognuna tende a convertire a sé tutto il mondo e questo evidentemente crea conflitti. Bisogna convincere tutti che le cose non stanno così.

 

Mauro Borghesi

Chi vuole intervenire con un commento può inviarlo qui al sito di Donne Co-Si

 


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