Un problema ecclesiale, non politico
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Il fatto Scrive Chiara Geloni in “Europa” del 23 luglio 2008 …forse, prima ancora di discutere su come il Pd può rappresentare al meglio i valori e le opinioni dei cattolici italiani in modo da intercettarne in maniera crescente il voto, è bene chiedersi che cosa, sia oggi, in Italia, il voto dei cattolici. I dati di Ipsos, … svelano infatti la realtà che i cattolici, alla fine, votano come il resto degli italiani. E nella loro scelta di voto l’appartenenza alla Chiesa non è né il primo né uno dei primi fattori determinanti. Così come non lo sono i temi cosiddetti eticamente sensibili, quelli sui quali vescovi e opinion leader cattolici martellano ogni giorno. I cattolici italiani sono sempre più “italiani”, tout court. E questo nonostante una Chiesa sempre più battagliera e identitaria li esorti ogni giorno a rivendicare il ruolo pubblico della loro scelta di fede. È una riflessione che interpella la comunità cristiana, prima ancora della politica, e che certo non si può esaurire nelle poche righe di un articolo di giornale. È un’uscita forse imprevista dal decennio del “Progetto culturale orientato in senso cristiano”, che anche alla luce di questi dati dovrà essere valutato senza trionfalismi di maniera. Ai politici che della comunità cristiana fanno parte, ai media che la raccontano, forse la domanda che questo quadro pone riguarda la rappresentanza: chi parla a nome dei cattolici oggi in Italia? Chi li rappresenta in politica, ammesso che rappresentarli sia possibile? …
IL COMMENTO Mi pare interessante la provocazione di questa giornalista. Quanto sono influiti i cattolici italiani nel loro voto politico, dalla loro appartenenza alla Chiesa? Tra le righe mi pare di capire che per l’autrice sia importante che i cattolici siano rappresentati da qualcuno ed uniti sotto una stessa bandiera, anche se, con un po’ di dispiacere, osserva come la Chiesa non sia più capace di dare un tale indirizzo nonostante i notevoli sforzi in tal senso. Non prende in considerazione l’ipotesi che forse questa mancanza di unione politica, questa dispersione del proprio voto secondo criteri personali, è un fatto positivo. Forse i cattolici non sono più disposti ad ascoltare i vescovi quando parlano di politiche familiari o di dico, come li ascoltano quando spiegano il vangelo. Forse i vescovi non sono più capaci di contrastare il famigerato relativismo che ormai è entrato anche nelle sacrestie. Forse. Ma chissà che da questa analisi non ne venga fuori qualcosa di buono. Tipo l’avvento di un cristianesimo più responsabile, meno delegante verso curia e rappresentanti politici. Più disposto a capire con la propria testa e a prendere posizione secondo convinzioni ragionate e non frettolose.
Mauro Borghesi |