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MATRIMONI IN TONACA

 

 

IL FATTO

Notizia che ha fatto il giro dei giornali e media in genere del mondo: due preti gay, della chiesa anglicana, si sono sposati religiosamente, con rito anglicano, officiato da un sacerdote amico.

Le reazioni sono state diverse:

- all'interno della gerarchia ecclesiastica anglicana: a favore e contro

- nel mondo ecclesiale anglicano: prevalentemente a favore

- nella gerarchia cattolica: questo gesto è un freno verso il cammino ecumenico

 

IL COMMENTO

Mi dilungherò un poco chiedendo in anticipo scusa perché il tenore di questa rubrica è scarno: fatto breve e commento breve.Con una doverosa precisazione: il mio parere è stradiscutibilissimo.

Non sono favorevole ai matrimoni omosessuali:penso che la famiglia debba essere un connubio fra maschio e femmina. Nella nostra civiltà occidentale, ab immemorabili, tale connubio è sancito da un rito sociale (ricordo, uno per tutti, il famosissimo "Ubi Caius,ibi Caia") che successivamente nel mondo cristiano/cattolico è stato benedetto da Dio e quindi elevato alla dignità di sacramento. Da tale connubio fra maschio e femmina (che per fortuna ha un principio fondamentale che chiamiamo Amore) nascono altri maschi ed altre femmine che sono frutto di Amore reciproco fra coniugi e non solo di sesso kamasutrico.

Non nego, però, che uomini e donne possano essere attratti da persone del medesimo sesso. Non nego che tale attrazione possa essere Amore. Non nego neppure che gli omosessuali possano trovare nella donazione reciproca una soddisfazione sessuale. Nego che tale amore reciproco debba essere riconosciuto come famiglia da una società civile perchè reputo che per famiglia si debba intendere quel che ho scritto sopra. Sono comunque favorevole al fatto che una società civile riconosca tali convivenze come unioni di fatto con le garanzie legali che in fieri potranno essere perfezionate e codificate dalla legge.

Vengo al caso del matrimonio fra i due preti.

Che un prete (nel caso della chiesa anglicana anche una "preta") scopri di essere gay, si senta gay, viva in questo modo la propria sessualità, è affar suo. Nella chiesa anglicana, come si sa, è possibile il matrimonio dei preti (è arcinota l'ipocrisia cattolica romana che nega il matrimonio ai propri preti, ma ammette con la propria sposa i preti anglicani che abiurano quella fede e si convertono al cattolicesimo). Ma il matrimonio fra preti (o pretesse)dello stesso sesso è, a mio avviso, una "antinaturalità" sconcertante che  deve far riflettere in primis gli stessi protagonisti. Non mi appello alla teologia ed alla spiritualità derivanti dal cristianesimo, ma solo alla legge naturale. E siccome "natura non facit saltus", ritengo che chi annuncia un messaggio che valorizza al massimo l'uomo inteso come persona, debba riflettere prima di compiere certi clamorosi gesti. Non conosco la disciplina anglicana in merito a matrimoni omosessuali fra preti e quindi non so se questi saranno estromessi dal ministero attivo ipso iure o meno, ma non ne faccio un problema di Diritto Canonico Anglicano. E', a mio avviso, un problema di rispetto della legge naturale che Gesù (nel quale credono anche gli Anglicani) ha valorizzato al massimo essendo presente alle nozze di Cana, dichiarando che "maschio e femmina Dio li creò", benedicendo i bambini frutto d'amore fra i maschi e le femmine di Palestina.

Mi chiedo: questi due preti che si amano, potranno avere dei figli? No. E i casi sono due: o non gliene frega nulla d'avere dei figli (e allora va bene così), oppure cercheranno di adottarne qualcuno che sicuramente NON crescerà in un contesto famigliare armonico fra due sessi che sono complementari. Ho scritto che se non gliene frega nulla d'avere dei figli, va bene così. Ma va male, invece. Perché va male? Perché essi svolgono un ministero che annuncia che i figli sono un dono di Dio, benedicono matrimoni impetrando sui coniugi la grazia dei figli…dov'è la coerenza? Dov'è l'autenticità dell'annuncio?

Tutto questo sottende un dato per me preoccupante: l'egoismo di una società opulenta che cerca anzitutto sempre nuove emozioni, nuove esperienze, nuove sensazioni per tirare avanti e vincere la propria stanchezza di vivere.

                                    Ernesto Miragoli
 

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