I CONTI IN TASCA ALLA CHIESA
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IL FATTO.
Curzio Maltese, ne "La Repubblica" del 15 maggio, riporta uno stralcio del suo libro "La questua" edito da Feltrinelli in cui scrive:"In quasi trent' anni di giornalismo, avevo felicemente ignorato il Vaticano e avrei continuato a farlo se non fosse stata la Chiesa cattolica a occuparsi molto, troppo, di me. E di altri cinquantotto milioni di connazionali. II papa e i vescovi intervengono nella vita pubblica italiana — perfino nel dettaglio delle singole leggi — molto più di quanto non faccia l'Unione europea, alla quale siamo vincolati. Per quanto mi riguarda, ho voluto restituire la premura. Da anni, i corrispondenti esteri a Roma mi ripetono la stessa cosa: «Voi giornalisti italiani siete capaci di scrivere poemi sull'ultima mezza calza della politica e ignorate l'influenza della Chiesa. Mentre per noi una notizia sul papa vale venti volte una sulla crisi di governo. Il Vaticano è troppo importante per lasciarlo ai vaticanisti». Ho toccato con mano la rimozione del problema quando ho cercato di documentarmi sui finanziamenti pubblici alla Chiesa cattolica: in quasi ottant'anni dal Concordato, non era mai stata fatta un'inchiesta sul tema. Circa un anno fa, colpito dal volume di fuoco scatenato ogni giorno contro il governo Prodi dalle gerarchie ecclesiastiche, in un viavai di tonache sui telegiornali pubblici e privati, mi sono rivolto a un amico prete, cui mi legano stima e affetto. Uno che ha dedicato la vita alla lotta alla povertà, all'ignoranza e alla mafia, come io non sarei mai capace di fare. La risposta, nel tono spiccio del personaggio, è stata: «I vescovi fanno politica. Non vogliono il centrosinistra e si danno da fare per far cadere il governo. Vedrai che alla fine la vera spallata a Prodi la daranno loro». Con un candore ormai perduto, avevo allora chiesto la ragione di tanto odio politico nei confronti del cattolicissimo Romano Prodi e di un centrosinistra assai timido sui temi della laicità, certo più vicino del berlusconismo agli ideali cristiani di solidarietà. «Nessun odio, semmai convenienza», è stata la risposta. «Il fatto è che da quegli altri i vescovi ottengono molto di più». (...) In Italia il rapporto fra Stato e Chiesa non è di reciprocità. La Chiesa può intervenire quando vuole negli affari interni italiani, mentre il contrario è vietato dall'articolo 11 del Concordato: «Gli enti centrali della Chiesa sono esenti da ogni ingerenza da parte dello Stato italiano». Le gerarchie ecclesiastiche, dall'alto di un magistero morale, possono dunque giudicare criminali le leggi dello Stato, criticare la pressione fiscale, mettere sotto accusa una Regione o un Comune per un'apertura sui diritti degli omosessuali, e allo stesso tempo invocare contro le eventuali (in verità, scarse) reazioni la protezione del Trattato. Il Vaticano è uno Stato estero che vive grazie all'Italia, ma ha il diritto di sputare nel piatto in cui mangia. Se davvero le questioni etiche — il divorzio, l'aborto, la procreazione assistita, le coppie di fatto — fossero così centrali e dunque non negoziabili, la Chiesa non dovrebbe più accettare di ricevere finanziamenti e privilegi fiscali da parte di coloro — Stato ed enti locali — che giudica nemici dei valori cristiani. Al contrario, non vi ha mai rinunciato. Anzi, ne chiede e ne ottiene sempre di più. La prima domanda a cui si vuol rispondere è semplice: perché negli ultimi anni le gerarchie cattoliche hanno deciso di appoggiare il centrodestra? La scelta è evidente e testimoniata anche dai flussi elettorali. I cattolici praticanti in Italia sono calcolati in un terzo circa della popolazione, quanti cioè dichiarano di andare a messa (in realtà, quelli che ci vanno davvero sono ancora meno) e di essere influenzati nel voto dall'opinione del papa e dei vescovi. La percentuale coincide con il numero di italiani che dona l'otto per mille alla Chiesa cattolica. Questo elettorato cattolico, dalla comparsa del maggioritario nel 1994, si era sempre diviso a metà nel voto fra destra e sinistra. Ma nel 2006 si è spostato in maniera massiccia verso il centrodestra: due terzi dei consensi contro un terzo andato alle liste dell'Unione. La spiegazione ufficiale è la prevalenza di alcuni temi etici nella polemica elettorale, per esempio i Dico, le coppie di fatto, il presunto attacco ai valori della famiglia da parte del centrosinistra. Ma le gerarchie cattoliche usano i temi etici per mascherare importanti interessi economici. La vera differenza fra un governo di centrodestra e uno di centrosinistra non sta tanto nella difesa dei valori cattolici o laici — assai timida nel secondo caso, almeno rispetto agli altri paesi europei. La differenza reale sta nel diverso atteggiamento nei confronti della perenne "questua" di danaro pubblico da parte del Vaticano. Si tratta di un do ut des fra due caste, quella dei politici e quella ecclesiastica, che passa sulla testa dei cittadini. Gli italiani spendono per mantenere la Chiesa più di quanto spendano per mantenere l'odiato ceto politico. Ma non lo sanno. (...) Da laico riconosco e rispetto il diritto dei cattolici di intervenire e pronunciarsi come e quando vogliono sui temi etici. Ma sono anche consapevole che in questo paese la libertà di un laico è considerata inferiore a quella di un cattolico. Un laico non può offendere una persona sulla base di un pregiudizio personale, né può intromettersi nella vita privata o giudicare le scelte sessuali altrui, tanto meno boicottare le leggi dello Stato, o accusare il prossimo di reati inesistenti. Per esempio, sostenere che la Chiesa cattolica "ruba" il danaro pubblico. Un cattolico invece può offendere qualcuno perché è ebreo, o musulmano, o omosessuale, invitare i medici a boicottare la legge sull'aborto e bollare come "assassine" le donne che ricorrono a una pratica legale sancita dalle leggi dello Stato e approvata da un referendum popolare.
IL COMMENTO. Curzio Maltese in parte ha ragione. Con qualche distinguo: - Non so se tutta la gerarchia cattolica italiana appoggi il centro destra. Ho i miei dubbi. Penso che molti vescovi non credano in Berlusconi e nella sua armata Brancaleone. Credo però che dei vescovi che contano ci credano. Per convenienza, come ha saggiamente commentato il prete amico di Maltese. - Non credo che un cattolico possa offendere qualcuno perché è ebreo o musulmano o omosessuale o boicottare i medici abortisti o definire assassine le donne che abortiscono. Qualche cattolico lo farà di certo, ma non so se lui possa definirsi cattolico. - Le gerarchie cattoliche non usano i temi etici per mascherare importanti interessi economici. Al massimo chiudono un occhio su temi etici in cambio di qualcosa. E' comunque sporca, questa cosa, ma non è giusto affermare che tutti chiudano gli occhi in cambio di soldi. Detto questo spiego la ragione per cui il mio otto per mille ogni anno lo lascio in bianco o lo devolvo a qualche associazione. Non firmo per la chiesa cattolica. E la ragione è semplice: - una chiesa si deve saper mantenere con le offerte dei propri fedeli e non ricevere nulla dallo stato, neppure se i fedeli firmano per questo e quindi, forse liberamente, fanno un'offerta - il concordato non deve esistere. Non è necessario. Uno stato libero, rispetta una chiesa libera (di qualunque chiesa si tratti, cattolica, protestante, musulmana…) - una chiesa non deve ricevere nulla da uno stato che nella propria legislazione prevede principi contrari alla morale che predica. Proprio per avere le mani libere.
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