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IL FATTO
Si sa che un bambino in Puglia, neonato, è morto dissanguato e per infezione
all'ospedale dove è giunto gravissimo dopo che i genitori gli hanno
praticato la circoncisione in casa.
Purtroppo questi riti – circoncisione, infibulazione – di origine ancestrale
e tributari di una religiosità molto giuridica, sono praticati senza
rispetto per la persona.
IL COMMENTO
E' stata espressa, in proposito, da ogni parte, una condanna universale.
Anch'io mi unisco al coro, ma … ma … ma…
- le discipline giuridico-religiose che normano l'appartenza ad una
confessione religiosa, sono più forti delle motivazioni umane
- in casi come questi gioca molto anche una forma di superstizione che è
difficile debellare (si pensi, nel caso cattolico, ai sacromenti
dell'Iniziazione cristiana che sono molto spesso feste sociali e poco reali
momenti di vita vissuta in un percorso di fede)
- il senso di appartenza ad un gruppo sociale che si connota fortemente e
quasi sostanzialmente alla pratica religiosa, obbliga le persone a praticare
riti che, se saltati, provocano sensi di colpa e paure di esclusioni dalla
comunità sociale (per rimanere in ambito cattolico: molti genitori fanno
ricevere la prima Eucaristia e la Confermazione ai propri figli per tema che
- unici o fra i pochissimi che non ricevono i sacramenti – siano o si
sentano esclusi o inferiori ai compagni che il giorno successivo commentano
a scuola la festa, i regali…)
Sarebbe molto auspicabile un serio dibattito, all'interno di ogni comunità
religiosa, sulla valenza dei riti, la loro attualità, la loro capacità di
parlare all'uomo d'oggi.
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