In Ultimo variegato quadro di lettere sono state pubblicate le lettere firmate, una: D, e un'altra: A.P. Ecco le risposte di Bianca.

15/05/04

Cara D.,

capisco li tuo desiderio di comunicare la tua inquietudine. So che è bene fare attenzione con chi ci si confida. Dici di essere confusa, di non sentirti rispettata, potrà sembrare banale ciò che ti suggerisco, ma solo tu hai il potere di rimediare. Occorre fare discernimento attraverso la preghiera e la riflessione. Non temere di darti delle risposte quali esse siano, di essere obiettiva, analitica. È vero non siamo noi a decidere come una storia d’amore abbia il suo inizio e di chi ci si debba innamorare, ma abbiamo il dovere noi stessi e l’altro/a di essere partecipi della storia che viviamo e laddove è necessario di porre la parola fine. Per quanto concerne la crescita che tu dici di non avvertire, sappi che c’è. Crescere vuol dire anche porsi delle domande, vivere "la crisi". Qualsiasi esperienza che l’individuo si trovi a vivere aggiunge un tassello alla sua personalità. Dobbiamo impegnarci ad accogliere positivamente il dubbio. La vita, ho scoperto, fa il grande dono attraverso il nostro vissuto di abbattere i pregiudizi che ci legano e imprigionano, impedendoci di volare alto, di andare al di là degli stereotipi per cogliere la vera essenza. Le mie vicissitudini (per molti versi simili ad altre storie) mi hanno permesso di scoprire e vivere la "diversità" anche se è necessario affrontare alcune difficoltà. Mi colpisce la tua frase finale, mi chiedo: è la paura che gli fa proferire tali parole? paura di portare alla luce i suoi veri sentimenti? paura di perdere la possibilità di continuare a vivere in un ambiente ovattato e rassicurante? Questo "tu sei sbagliata" cosa significa? Forse è un tentativo, inconsapevole, di deresponsabilizzarsi facendo ricadere su di te tentatrice e impura (secondo la mentalità diffusa) la colpa di tutto questo straziante travaglio?

Sappi che partecipo del tuo stato d’animo. Bianca

15/05/04

Cara A.P.,

anch’io ho vissuto una storia d’amore con un sacerdote, so quindi cosa significhi tentare di allontanarsi, far leva sui propri sensi di colpa per decidersi a chiudere una volta per tutte. Quelle rare volte in cui io mollavo c’era lui a sorreggermi, a far sì che io non smettessi di credere nel nostro amore. La mia storia ha un lieto fine, il matrimonio. Ti assicuro che l’amore di Dio non ci ha mai abbandonato. Mio marito continua ad essere un sacerdote, si sente e vive come tale. So che con la sua scelta di vita si è assunto in prima persona il dovere di far capire come, vivendo la quotidianità, l’amore universale per Dio e quello particolare per me scaturiscono dalla stessa fonte: Dio stesso. Forse tu non riesci ad uscirne perché non vuoi, decidendo di accettare tutto ciò che consegue. Di ciò che senti ne hai parlato con lui? L’unico aiuto che posso offrirti è la mia esperienza e la disposizione all’ascolto.

Ti invio il mio recapito: Amoruso Maria Bianca, vi G. Matteotti, 136 - 95045 Misterbianco (CT) - Tel. 334/35.30.771