Una risposta ad Adriana Zarri

 

Mi dispiace che la descrizione in bianco e nero, la quale condanna don Barbero come non-cristiano, sia venuta da una  persona che stimo tanto. Ma, si sa, anche i fondatori di una scuola di pensiero non hanno preteso che i discepoli fossero ripetitori delle teorie del loro Maestro. La Zarri non è mia "maestra",  e io non sono sua discepola, ma le sono molto amica, ne condivido molte idee; e perciò voglio onorarla di una critica, quale merita ogni persona che "pensa".

Non  riprendo il suo discorso punto per punto. Mi limito a dire che Gesù, il Cristo, venne ad annunziare la Buona Novella, cioè il Vangelo, non da teologo, tanto meno da capo di un organismo ecclesiale strutturato e codificato. Egli cercava il povero, il debole, l'afflitto, l'anomalo; e non (solo) per consolarlo materialmente, ma per aprirgli la porta della trascendenza (che tanto sta a cuore ad Ingrao, e non a lui solo): intendendo per trascendenza, la visione che va al di là del pur necessario pane, per un di più, che non è terreno. 

La fede non consiste nel credere in un complesso di verità definite (tanto meno definitive), ma nell'aderire, da discepoli, a ciò che Gesù fece, e per cui, a suo dire, saremo giudicati: Avevo fame e mi deste da mangiare, eccetera.

Il grande San Tommaso, in fin di vita, voleva che si bruciassero tutti i suoi libri di teologia: "Sono paglia", sussurrava. E un santo come Giovanni della Croce, nella visione mistica di Dio, dichiarò che nell'al di là tutto scomparirà, a partire dalla chiesa per finire a Maria e al Crocifisso.

Non-cristiano - nella chiesa cattolica - è colui che rifiuta per principio il tesoro della Tradizione scritta ed orale: in quanto mezzo di salvezza, non fine. E' doveroso, per chi si dichiara cristiano, dissentire da certa formulazione della verità per dare maggiore spazio al mistero e alla sua traduzione nella vita concreta. Ebbene: Gesù ha affidato ai suoi seguaci soltanto traiettorie di libertà dalla schiavitù del peccato, e cioè dall'egoismo miope e ad orizzonte chiuso.

Siamo noi, piccoli manutengoli della verità, che ci facciamo problemi.

A quanto pare si fa problemi anche l'amico Barbero quando si cimenta a dimostrare la falsità sottesa a dogmi, scambiati per parola di Dio. Essere dogmatici è altrettanto pericoloso (non per le possibili condanne!) quanto essere antidogmatici. Soprattutto nel guidare una comunità.

E' certo che, se nella Chiesa ci fosse posto solo per chi ripete a memoria il catechismo di Pio X, chissà quanti veri credenti opterebbero per le via dello "scisma sommerso". I più per la comodità di starsene acquiescenti, i pochi per preferire alla sfida-contro il coraggio della profezia. Intendendo per questa la capacità di predicare il Vangelo, alla luce della libertà che lo Spirito depone in ciascuno/a. Mediante Lui le parole che si dicono di un Dio Ineffabile sembrano ben diverse da chi le vorrebbe immobilizzate in un'univoca interpretazione.

So che la Zarri è un'amante dello Spirito. Chissà se, proprio per il carisma che è presente in lei come lo è in don Barbero, non ne faccia due profeti uguali e diversi. Anche francescani e domenicani litigavano; e non solo loro. E poi, eccoli lì, impalati con tanto di aureola, due campioni della verità,  Domenico e Francesco.

Speriamo che quando i nostri contemporanei saranno giudicati dalla Storia, la si sia smessa con questa frenetica corsa verso la gloria degli altari!

Ausilia Riggi Pignata