Dalla lettera di una donna

Pensieri che vorremmo fossero letti dagli uomini

Ho letto con molta attenzione la relazione che avete fatto e devo dire che è una chiarissima esposizione delle cose anche se mi chiedo perché mai noi abbiamo bisogno di parlarne e il prete no? Perché, per quanto faccia silenzio, arriva per una donna il momento di guardare in faccia le cose e parlarne? In realtà credo che il silenzio imposto è aggravato dal fatto che i preti "lavano i panni sporchi in famiglia", non perché abbiano, diversamente dalle donne, paura di far del male a chi è vicino, ma perché è comunque comodo rifare la scelta senza disturbarsi con troppi problemi, senza indagare davvero affondo, senza capire che un pezzo di strada con quella donna lo hanno fatto.

Questo per dire che al silenzio fa da contraltare un silenzio ancor più devastante da parte maschile, e che non trovo così facile da capire. Capisco che ci possono essere delle maturazioni, delle prese di posizione chiare e sane... ma credo siano davvero pochi gli uomini preti che hanno riconfermato la loro scelta con onesta libertà personale e soprattutto in coscienza. Se una scelta viene fatta, perché non può essere fatta insieme anche nel dolore? Quanta immaturità vedo, da entrambe le parti. P. G.

Aggiungo a queste riflessioni le mie.

E' una constatazione di fatto: i preti i quali decidono di sposarsi non parlano più del loro rapporto con la moglie o con la futura moglie. E nemmeno delle loro difficoltà. I loro discorsi, non più teologici e nemmeno esistenziali, si volgono alla sfera politico sociale: cosa di per sé lodevole, ma che denuncia la fretta a tirarsi fuori dal privato…

C'è da trarre conseguenze da questi cenni. Invitiamo i lettori di sesso maschile ad aiutarci a capire. Meglio riflettere insieme uomini e donne. C'è qualche coppia che lo fa? Ausilia