Torino
20/05/05
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Carissima,
ti
ho detto per telefono e per e-mail quello che penso; ora mi permetto di
risponderti tramite il sito,perché altre donne come te ne potrebbero
ricavare utilità. La mia non è una pretesa, ma la speranza di fare un po’
di bene, per il semplice motivo che esistono persone che, come te,
meritano attenzione.
Prendo
in considerazione un solo aspetto della tua situazione: il «post»
della tua breve relazione con X. E’ come se l’ultima spiaggia a cui volevi
approdare ti fosse stata sottratta e sei rimasta senza speranza. Aspetti solo di
smaltire il tuo dolore, rassegnarti e riprendere il tuo ritmo rallentato di vita
quotidiana, sempre uguale.
Se
non ti conoscessi potrei anch’io rassegnarmi alla tua rassegnazione. Ma provo
un acuto dolore a pensare che ciò avverrà se tu ti presterai ad incarnare il
tipo della donna senza speranza: non un marito, non una vita da single che valga
di essere vissuta, non una vita senza stenti. Come se fossi caduta in un pozzo,
da dove non è pensabile uscire, dal momento che si sa che nessuno verrà a
tirarti fuori, e puoi solo sperare che ti lascino sopravvivere per via di un
certo panierino che ti ammannisca (un po’ meno di) l’essenziale. Mi
dirai, e lo so perché conosco il tuo atteggiamento, che non ci sono vie di
uscita. Ci vorrebbe un miracolo per fare spuntare un deus
ex machina, in grado di strapparti
al tuo «destino». Ma non ti accorgi che pensi ad un impossibile «aiuto» dall’esterno, ma non all’aiuto che tu, e tu sola, puoi darti?
Vediamo
quali prospettive potrebbero esserci per te, nonostante i condizionamenti
familiari da cui non puoi liberarti. E’ un’impresa difficile dare
indicazioni, ma proviamoci, a patto di pensare che stiamo facendo degli esempi,
e che invece le soluzioni possano essere altre.
Chi
per vivere ha lo stretto necessario, e forse anche di meno, nel duemila, se non
è infermo gravemente e non è alla fine dei suoi giorni, un lavoro in qualche
modo se lo trova. Ad ore, in modo da assolvere i compiti familiari. Nessun
lavoro è degradante; tutto è nobilitante, tranne che l’inerzia. Ci sono
anziani in preda alla solitudine più nera, malati incurabili, eccetera. E’
possibile fare delle prestazioni, utili a chi le riceve e a chi ne fa dono. Si
può trovare anche un lavoro par-time, a meno di ritenere che questo debba «giungere»
senza cercarlo. Ma tu devi volerlo, altrimenti non c’è nulla da fare.
Risolte
in parte le difficoltà finanziarie, avrai da pensare molto a te stessa: nel
senso che dovrai irrobustire il tuo carattere e divenire la persona che non
mendica nulla da nessuno e che anzi, là dove è presente, irradia un qualcosa
su cui altri può contare. Senza voler acquistare una posa! Solo attraverso la
fiducia in te stessa. La disponibilità a «dare» deriva dal modo in cui al
nostro interno non ci lasciamo andare, ma ci costruiamo un carattere oblativo.
So che tu credi di non possedere un carattere di tal genere. Ma davvero pensi
che le doti morali e spirituali siano un dono di natura? Sapessi che fatica ci
vuole a divenire quel che vale la pena divenire. Nessuno è esente da tale
fatica: la più dura per tutti. Allora una domanda: Perché non fai di te quello che ti piacerebbe essere? Per motivi di quieto vivere? Perché avresti voluto contare su qualcuno che potesse darti la felicità? Lo sai che questo avverrà (i modi possono essere tanti) su misura di quello che tu farai di te stessa.
Prova,
carissima, a leggere alcune lettere che giungono in sito. Non hai la sensazione
di trovarti tra persone che vivono l’amore come un destino, e un destino
spesso crudele?
Sai
come ribalterebbero le cose se queste donne sapessero non concedersi «gratis»
a preti che non sono coerenti? Non escludo che molti rientrerebbero nella norma,
ma penso, questo momento, a parecchi preti che si sono sposati e godono di tanta
stima, non solo in società, ma anche in seno alla Chiesa. I più riusciti sono
quelli che hanno trovato una donna amabile e forte, che guarda il destino in
faccia… Tu avresti voluto e saputo essere una di queste, ma se il prete non ha
saputo comportarsi da persona matura, la tua vita può essere utile in altro
modo. E’ mai possibile che non riesci a concepire la tua vita ricca di
possibilità? Queste ci sono sempre. Anche persone in una sedia a rotelle
possono essere felici.
Non
rinunziare alla felicità. Non appagarti della rassegnazione. Capitalizza i tuoi
doni. Ne hai tanti…
Prendi
in seria considerazione il fatto che PUOI. Ripetitelo più volte, fino al punto
di crederci. Ti
abbraccio da amica, Ausilia |