Paola Landi presenta il libro “Oltre il Nulla”

di Ausilia Riggi Pignata, Il Segno dei Gabrielli, Negarine (VR)

  Il testo di oltre 300 pagine usa la forma della contaminazione: la prima parte è un vero e proprio saggio di introduzione al tema, per porre le basi di un discorso sulla vita religiosa femminile nel modo in cui è nata e si è storicamente affermata, soprattutto a partire dell'Ottocento. La premessa della teologa Adriana Valerio accenna allo stesso tema dal punto di vista biografico ed autobiografico, nel quale bene si inserisce il testo della Riggi. Questa, infatti, descrive il suo percorso spirituale, irto di difficoltà, data l'esperienza di quindici anni trascorsi in un Istituto di "beneficenza" nato nell'ottocento, e nel quale gli aggiornamenti auspicati dal Vaticano II si realizzavano con estenuante lentezza e poca incisività. Anche le altre trentasette testimonianze, riportate nella terza parte, riproducono - in via generale - lo stesso standard di vita religiosa: un mondo a sé, davvero altro, e non tanto in virtù del distacco spirituale dal mondo, quanto per la preminenza che viene attribuita alla Regola e a tutto ciò che si muove nelle comunità di persone affiliate, prive o quasi di autonomia, perfino nell'intimo della coscienza.

Il libro non sottolinea mai tale tesi con spirito critico duro e pungente, ma solo indirettamente attraverso il vissuto personale di ciascuna; tanto che certi casi "riusciti" sembrano il risultato di carattere personale felice, talvolta puerile, o ligio all'osservanza e alla voglia di perfezione e di santità. Questi ultimi obiettivi, già corretti dal Vaticano II, sono ancora il mezzo che più vincola la persone all'istituzione; destano ammirazione, ma non sono certamente nella linea evangelica di un discepolato impegnato, a cui sarebbe da ricondurre la vita religiosa: un modo semplice di seguire Gesù, che non si differenzia da altri tipi di impegno evangelico, tranne che per modalità funzionali alla realizzazione della sequela.

E' questa la proposta che emerge in ogni pagina del libro: cambiare l'impostazione "gerarchica" in seno agli Istituti, e non favorire l'alone sacrale, di cui i laici si nutrono, ben felici di delegare a loro impegni nei riguardi di Dio e dell'umanità.

I fatti narrati spiegano meglio di ogni teoria che, per un cambiamento di sostanza, urge operare modifiche in profondità sulle strutture. L'istituzione dovrebbe offrire mezzi concreti di tutela delle persone, perché svolgano più agevolmente i compiti che si sono assunti. Parimenti i sacri voti non sarebbero da considerare come la summa delle virtù. Ridimensionarli per la loro parzialità (propria di tutto ciò che è umano), non significa disconoscerne il valore, qualora siano di aiuto per un programma di vita impegnato nella sequela, diverso, non superiore a nessun altro.

Questi concetti sono ribaditi nella POSTFAZIONE di Odile va Deth (Emmanuelle Marie).