È passato il tempo:
1. delle idee stereotipe sulle donne: le donne non accettano più in silenzio quello che le autorità della chiesa e i teologi hanno da dire su di esse, sulla loro essenza e sul loro - evidentemente unico - ruolo nella chiesa e nella società.
Esse si oppongono al dovere di corrispondere alle idee che se ne sono fatti gli uomini. Come cristiane maggiorenni esse vogliono e possono stabilire chi esse - ciascuna a suo modo - siano e in che cosa ciascuna ravvisi il proprio compito;
2. del linguaggio a senso unico: le donne non si rassegnano più a un linguaggio ecclesiale, liturgico, teologico, che le esclude, le rende invisibili, le riduce al silenzio. Dal punto di vista ecclesiale, non vogliono più essere "incluse" sotto "fratelli" e "figli". Non sono più disposte a parlare di, e a Dio con concetti desunti esclusivamente dall'ambito di esperienza dei maschi. Sono sempre più frequenti le donne che si prendono il diritto di indicare esse stesse quello che Dio significa per loro e per la loro vita. Non sono più disposte a tollerare che, nel nome di Dio Padre e dell'uomo Gesù, nella chiesa vengano legittimati il dominio dei maschi e la repressione delle donne;
3. del ruolo prestabilito dei sessi: le donne non accettano più "in silenzio e in piena sottomissione" la concreta prassi della chiesa nei loro confronti: dal divieto di servire all'altare fino a quello dell'ordinazione delle donne e a quello della regolazione artificiale delle nascite: un unico tentativo di regolamentazione. Oggi le donne non sopportano più di essere degradate a oggetto di precetti, divieti, regole e assegnazioni di ruoli maschili. Ogni forma di dominio e di autorità che cerchi di costringere gli altri al proprio volere invece di favorirne il processo di autorealizzazione, dalle donne non è ritenuta soltanto anacronistica e ingiusta, ma addirittura un peccato. Cresce ogni giorno il numero delle donne che si oppongono a tali costrizioni e insieme lavorano per una chiesa diversa.
La chiesa ha un futuro soltanto a tre ulteriori condizioni.
- se tutti si convertono. Se noi tutti, donne e uomini, non tolleriamo più il sessismo e il patriarcalismo: fin quando nella chiesa il potere resta solo nelle mani dei maschi, mentre dalle donne ci si aspetta che servano per amore e rappresentino la dimensione della premura e della dedizione, l'unità di potere, giustizia e amore, fondamentale per i cristiani, viene infranta e rovinata;
- se noi agiamo tutti insieme: se riusciamo a testimoniare in maniera credibile, con parole e azioni, in un mondo sessistico-patriarcale, Dio come il Dio della liberazione e della redenzione e la bontà di Dio; non possiamo limitarci ad affermare a parole la somiglianza di tutti gli uomini con Dio: proprio nella chiesa dobbiamo opporci attivamente alla divisione tra uomini di prima e seconda classe;
- se cessa il clericalismo, e ministero e carisma nella chiesa formano di nuovo un'irrinunciabile unità: i criteri più importanti per il ministero nella chiesa non devono più essere il sesso maschile e l'accettazione opportunistico conformistica dello status quo. Dovremmo piuttosto prendere sul serio il fatto che esistono capacità, vocazioni, carismi diversi, che concorrono all'edificazione, nella chiesa, di una comunità di donne e uomini in dialogo reciproco.
Tutto questo è un vuoto postulato? Niente affatto: il futuro della chiesa nella linea della reciprocità è già cominciato. Insieme noi, uomini e donne, siamo testimoni del fatto che nella chiesa la reciprocità cresce dal basso.
- in tutto il mondo le donne hanno cominciato a smascherare il sessismo e il patriarcalismo presenti nella chiesa e nella teologia cristiana; esse non accettano più le strutture ecclesiastiche e teologiche di subordinazione delle donne, ma le criticano apertamente come espressione di un dominio ingiusto e ingiustificato.
- Per molte donne è definitivamente passata la fase in cui si limitavano a porre domande, come pure è passato il tempo dell'attesa in cui la chiesa ufficiale ascolta le loro richieste ed esigenze. Le donne si prendono la libertà di agire conformemente alla loro comprensione della fede cristiana, consapevoli di essere anch'esse la chiesa.
da "La Repubblica" il 27-1-2000