Due lettere di Jo in risposta a qualcuna di quelle pubblicate. Le mettiamo in sito come esempio di una corrispondenza che si può avviare in forma privata in seguito al lancio in "Donne contro il silenzio". Sarebbe anzi bene che chi scrive dicesse se desidera corrispondere con qualcuna/o in privato. Senza escludere la richiesta di essere aiutate da qualche psicologo o qualche prete o persona qualificata.
Certamente le risposte che esponiamo sono ben diverse da quelle di cui Joelle ci offre un esemplare: pura complicità tra donne e scambio di emozioni e pensieri vari, con connotazioni di superficie.
A noi del gruppo redazionale interessa fare delle sottolineature, indicare una via molto "pensata"; tale da suscitare "pensiero" (che non può avvalersi soltanto di sentimenti immediati). Ma non solo pensiero! Anche rispetto per i valori. I quali non sono da liquidare nemmeno quando matura una nuova sensibilità collettiva circa i fattori esistenziali di cui tener conto. Vogliamo dire: è vero che certe leggi ecclesiali severe possono generare frutti malati; in particolare che il celibato può soffocare una vita sessuale ed affettiva non sufficientemente calibrata rispetto ad innegabili ideali di trascendenza (detto genericamente). Ma è anche vero che il celibato ha un senso spirituale profondo, come dono integrale di sé. Il nostro scopo non è quello di negare questo "senso", ma di ridimensionarlo alla luce di una concezione della sessualità da vivere nella libertà. Libertà che non è licenza, tanto meno impossibilità di vivere in pienezza qualsiasi stato di vita. Libertà di scegliere le forme più consone alla propria personalità, ma anche di saper accettare i sacrifici inerenti ad ogni serio orientamento di vita. Libertà mai assoluta, e perciò da realizzare secondo metri di valutazione non assoluti, senza cadute in un comodo insulso relativismo. La Redazione
04/05/04 Carissima Adriana.
Chi ti scrive è una timida! Ma nonostante questo ho cercato di tirare fuori il coraggio e di aprire uno spiraglio nella storia che sto vivendo.
Dici di essere, anticlericale, atea, ecc. nonché una bella donna e affermata nel sociale (cosa che io non sono...), quindi ritengo che la dialettica non ti manchi... Come hai potuto tirare avanti tre anni senza sentire il bisogno di dirgli in faccia che lo ami???, anche per chiedergli scusa del tuo comportamento nei suoi confronti? Non credi che un chiarimento sia oltre che doveroso anche liberante? Tre anni di soli sguardi sono tanti, bisogna anche mettere del proprio perché la cosa si sblocchi! In caso contrario sarei portata a pensare che questo, amore non è...
Anch'io come te sono separata con un figlio e la vita, ti assicuro, mi ha dato non poche occasioni di sofferenza anche in campo sentimentale da portarmi a giurare a me stessa che non avrei mai più avuto a che fare con uomini e soprattutto non avrei mai più detto per prima ad uomo "ti amo"...
Può sembrare comico, ma infatti ho avuto a che fare con un uomo, per giunta non facile perché prete e in più gli ho anche dichiarato il mio amore per prima!... Quando si dice "mai dire mai"...
Io ho provocato questo sblocco dopo due mesi che lo conoscevo. Ci siamo innamorati l'un l'altra contemporaneamente... Dopo due mesi di frequentazione una sua parola equivoca mi ha fatto decidere per il "o la va, o la spacca!", ma non immagini con quanta sofferenza (perché si rischia anche di perdere la persona amata, ma ad un certo punto la stanchezza ti spinge a questi salutari passi!). Avevo preso il coraggio a piene mani (l'amore dà questo coraggio!) e gli ho detto che lo amavo e quando gli ho chiesto se anche per lui era così ( ti lascio immaginare il nostro stato!) lui ha annuito dicendomi di si. E' stato liberante anche per lui...
Ripeto, sono una timida. Il mio lui non è neanche italiano, quindi alcune volte devo fare un po' di sforzi per capire quello che dice, ma ho imparato anche questo. Voglio trasmettergli il senso del dialogo, a discutere sulle cose. Che amore di coppia potrà mai esserci se non si sa dialogare, che solo con gli sguardi?
Ancora adesso lui ha sempre la tendenza a credere che io afferri tutto al volo, che capisca i suoi pensieri solo con l'intuito... ma sto cercando di fargli capire che non sono una maga e che gradisco sentirmi dire le cose anche se magari le intuisco, perché qui si tratta di un cammino comune, di una scoperta reciproca, non di un "ognuno per se e Dio per tutti!".
In aggiunta ti dico pure che la paura di perderlo c'è sempre...e che io prego sempre il Signore che questo dono meraviglioso che ci ha fatto si concretizzi pienamente nell'onestà e nella coerenza e si cominci a pensare ad una vita a due...
Allora coraggio! Come hai avuto la forza di allontanarlo (anche se ancora non ne comprendo il perché...) prendi la forza per parlargli direttamente e vedrai che vi sentirete meglio tutte e due!
Se ti fa piacere scrivimi! lawrence93@libero.it
Un abbraccio grande!
Jo
Carissima Jole,
Che bello! Siamo di zona... Bello l'argomento del libro e poi il fatto che Franco Barbero ti abbia aiutato alla stesura di questo libro è ancora più incoraggiante...conosco don Franco, infatti ci sentiamo per e-mail e ogni suo scritto è sempre
intriso di luce amorevole e misericordiosa...propria di Dio!
Proprio oggi durante la celebrazione per la giornata delle vocazioni devo dirti che ho avuto un tuffo al cuore...perché quando si tocca questo argomento, mi sgomento...(licenza poetica)
E' salito un seminarista di 28 anni a parlare della sua vocazione. Gli occhioni azzurri fissi sul pubblico, ma maggiormente su di me, che ero in prima fila! Probabilmente si sarà accorto della vasta gamma di espressioni che hanno caratterizzato il mio viso... purtroppo non so mentire. Era pieno di speranza, di carica...; aveva detto di aver lasciato la fidanzata per entrare in seminario e di voler servire il Signore perché ci sono tante cose da fare e tante cose per cui si dovrà impegnare...
Confrontavo il suo sguardo pieno di fervore che contrastava con il suo atteggiamento già affettato... a quello del parroco di quarant'anni,
piuttosto disincantato... Alberto (così si chiama) è' convinto che avrà tante cose da fare...ma ha già sacrificato un banale amore terreno per questo amore generalizzato... Il carisma del celibato è un dono di Dio (di cui spero sia portatore), che non viene distribuito in abbondanza proprio perché ne migliore ne peggiore di quello di un rapporto d'amore a due... ma semplicemente diverso... una musica diversa... ma molto più rara! Mi domandavo..."cosa potrei mai dirti? ...ci chiedi di pregare per te, perché tu porti avanti nella fedeltà a Cristo questo cammino... Oggi sei
gasato... sei preso da questo amore soprannaturale che penserai che ti sarà facile dimenticare che innanzitutto sei un uomo...perché il tuo ministero ti assorbirà così tanto da non pensare a ciò che prima o poi comincerà a gridare dentro di te!
Forse una cosa avrei potuto dirti: "Alberto, ricordati che innanzitutto sei un uomo... non un angelo... non uno schiavo... ma un uomo... cerca di non dimenticarti chi sei!"
Gesù ci ha resi liberi di amarlo e di seguirlo nella nostra libertà... ma la formazione impartita dalla chiesa ai seminaristi è veramente liberante? No!
Mi piacerebbe poter leggere il tuo libro, bisogna smuovere le acque stagnanti... prima che ci sommergano!
Un abbraccio grande,
Jo