Dialogo con il sito "vidimusdominum"
Speriamo in un dialogo aperto e allargato
16/07/03
Siamo le donne che operano entro il sitohttp://www.donne-cosi.org/
Siccome nel parlare del rapporto DONNA-SACRO non trascuriamo l'argomento "discepolato e suore", abbiamo messo in onda un primo tentativo di dialogo con chi dirige il vostro sito. Speriamo di non essere considerati la pulce sull'elefante.
Per il gruppo, Paola Landi
16/07/03
Gent.ma Paola Landi,
ricevo con grande soddisfazione il suo messaggio e la ringrazio vivamente di questo primo contatto.
Personalmente, sono convinto che la vita religiosa –maschile e femminile- ha un grande compito nella Chiesa dei nostri giorni, e in conseguenza ha molto da dire all’uomo (maschio e femmina) del nostro mondo. Nel nostro sito vogliamo, specialmente, mostrare la ricchezza della vita religiosa femminile e il ruolo insostituibile che svolge oggi. La difficoltà con cui ci troviamo spesso è la mancata abitudine di comunicare quanto si fa e si vive nelle congregazioni femminile. Un piccolo segno di cambiamento è che tra i nostri quasi cento associati non mancano le congregazioni femminili, e questo è già un gran passo in avanti. Vorrei contare con più collaboratrici per le diverse rubriche, perché sono convinto che le religiose hanno molto da dire e che la loro prospettiva è molto arricchente. Non mi sembra affatto casuale che sia stata precisamente una donna a portare l’annuncio di cui ci facciamo eco: Abbiamo visto il Signore (Vidimus Dominum).
Con cordiali saluti,
P. Francisco J. Aísa, sch.p.
Direttore del sitowww.vidimusdominum.org
Prima replica-------------------------------------------------------------
Grazie per la sollecita risposta; desidereremmo, però, non soltanto comunicare circa "quanto si fa" nelle congregazioni femminili, ma anche circa quali prospettive di cambiamento ci siano in esse circa la nostra precisa ipotesi utopistica, ma non insensata: la vita religiosa è "una forma di vita" caratterizzata dall'appartenenza alle proprie congregazioni, strutturata su delle regole precise, o si serve di esse per l'aspetto, per così dire, logistico, amministrativo eccetera?
E' chiaro che dobbiamo confrontarci con i dati di fatto. La nostra attenzione è volta, non solo alle opere (davvero meravigliose) che si fanno, ma alla modalità con cui persone "vocate" si pongono nei riguardi della loro appartenenza ad una congregazione.
La nostra è, infatti, una ricerca di fede, la quale si imbatte, attraverso il sito, in realtà concrete, vissute non sempre felicemente dalle persone. Per di più chi dimostra piena adesione alla "chiamata" pare dare importanza all'aspetto celebrativo o prettamente apologetico: come se si volesse rivendicare quel posto, non promesso da Cristo, alla Sua destra o alla Sua sinistra nell'altro "Regno"… Anche l'umiltà e lo spirito di sacrificio sono molto sbandierati.
Una prospettiva e un insieme di testimonianze davvero concrete e "libere" ci provengono da un libro che nelle congregazioni femminili dovrebbe essere letto con attenzione. Ne è autrice Ausilia Riggi Piganta, "Oltre il Nulla" - percorsi di vita religiosa femminile -, Il Segno dei Gabrielli, Negarine (VE).
Abbiamo saputo che le Congregazioni religiose si sono arroccate in un rifiuto sdegnoso, e le suore che l'hanno letto o lo leggono, lo fanno di nascosto. A partire da questa esperienza, come fare un dialogo aperto, leale, sincero?
Non parliamo per propagandare il libro. Ma è certo che di fronte ad un fatto editoriale non insignificante né rozzamente critico, bisognerebbe aprire un confronto.
Abbiamo fiducia in quanto la direzione del sito vidimusdominum ci fa sperare.
Cordialmente e, speriamo, fraternamente,
per il gruppo Paola Landi
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Seconda replica
20/07/03
Abbiamo letto con attenzione quanto ci offre con il suo libro P-.Fabio Ciardi: La vita consacrata - scuola di comunione, eccetera. Abbiamo anche preso in considerazione il confronto tra la vita consacrata e i movimenti che oggi proliferano (attingendo sempre dal sito vidimusdominum).
Sembra ormai assimilata una concezione nuova: non si accentua l'idea di perfezione alla quale era destinata il religioso, a partire dalla presa di coscienza della Universale vocazione alla santità; si sottolinea che tra laici e religiosi debba esserci una comunione più autentica, nell'emulazione e nella
reciprocità, nell'aiuto vicendevole… senza superiorità o inferiorità. Ancora è ben focalizzato il concetto che: la dimensione spirituale e il mondo interiore non sono un'esclusiva dei consacrati.Ci pare molto bella, anche se tutto è discutibile, la definizione di un cattolicesimo che si fa "santuario aperto, umanizzante, ospitale, che accoglie ciascuno col suo dono e ciascuno col suo peso.
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A questo punto intervengo direttamente io, Ausilia Riggi Pignata.
Una premessa: le mie domande vanno al di là di quanto pare assimilato (leggi sopra), almeno dal punto di vista teorico, nello testo preso in esame:
A leggere tante affermazioni pare di sì. Nello stesso tempo, dopo che si attenua ogni discrepanza tra identità del religioso e identità del comune laico, finalmente appare l'elemento caratterizzante tale identità: essere cristiformi. In altri termini, dare testimonianza, essere segno, come si è detto da un certo lasso di tempo. Una testimonianza non individuale, ci pare, ma propria di uno stato di vita.
Pare inoltre che le differenze emergano secondo schemi dettati, non dalla "natura", ma dalla "cultura" (in questo caso! Sappiamo come invece la dottrina cattolica afferma e rimarca il contrario in altri campi, ma non vogliamo complicare il discorso); nel caso della mentalità ecclesiale cultura può considerarsi la tradizione. Vorremmo essere illuminate circa il concetto di stato di vita. Secondo quali criteri esso si pone?
La definizione della vita religiosa femminile come missione ministeriale sarebbe un riconoscimento
dovuto, a cui si supplisce con un profluvio di lodi per la "dignità della donna".
Intanto non manco di esprimere alcune perplessità al riguardo:
"Il timore delle teologhe femministe che un ministero femminile (anche di semplice
diaconato) possa rimarcare un ruolo di carattere rigidamente istituzionale".
Posso sperare in una risposta "puntuale" alle nostre perplessità.
E' chiaro che chi non tiene presente tutto il libro può nutrire il pregiudizio che in esso si voglia escludere l'esistenza stessa della vita religiosa. Ne parleremo se si darà risposta a questa nostra missiva.
Ausilia Riggi Pignata