
25/11/2007 11:20:01 - 106 letture
violenza contro le donne, violenza delle donne
Sono contenta che l'adesione della manifestazione sia stata grande, sono
contenta che tante donne che conosco (alcune hanno attivamente lavorato per
costruirla) e alle quali voglio bene siano entusiaste di come č andata. Sono
anche contenta di non esserci stata, fisicamente, perchč per quanto piccole,
definite marginali e risibili, le modalitā delle contestazioni ad alcune donne,
politiche definite di professione di sinistra e di destra mi avrebbero vista non
solo intervenire a loro difesa (anche fisica) ma mi avrebbero rovinato la
giornata, ed ovviamente č meglio poter evitare di spendere energie e denaro (che
non ho, entrambi) a tanti kilometri da casa. Ma ho visto le immagini della
diretta della emittente la7, ho anche seguito la preparazione della
manifestazione attraverso i racconti di alcune amiche che stavano a roma nelle
scorse settimane, e vorrei condividere qualche riflessione, che faccio qui come
femminista nonviolenta e come giornalista. C'erano giā stati, proprio nei
racconti delle amiche che partecipavano alle riunioni organizzative romane,
aspetti che non condividevo e non condivido su come č stata costruita. Ho
trovato involutivo e regressivo il fatto che abbiano avuto tanto peso posizioni
di divieto di presenza di uomini al corteo, un atteggiamento per me
inequivocabilmente sessista, infantilmente e sterilmente capriccioso e
politicamente sbagliato: se l'obiettivo č svelare la pervasione della violenza
nella societā, arrivare alle donne, tutte le donne, e comunicare con loro che la
nostra libertā,benessere, sicurezza e felicitā sono una prioritā sociale e
culturale non si puō escludere nessuna donna (e nessun uomo) che si dichiarino
disponibili ad aderire a questo processo di cambiamento. Ricordo soltanto che
uno dei capisaldi dell'analisi femminista č stata la dolorosa ma coraggiosa
presa di parola sulla consapevolezza della presenza profonda e ambigua della
complicitā, con il silenzio assenso, o con la attiva trasmissione, del
pregiudizio sessista proprio da parte delle donne stesse, in primo luogo della
madri. Avrebbero dovuto stare fuori dal corteo le madri? Solo quelle di figli
maschi, o magari anche quelle di figlie femmine? Chi ha la patente per giudicare
il tasso di purezza femminista di chi? Le donne lesbiche sono pių femministe
delle altre perchč rifiutano il contatto sessuale con gli uomini, anche quando
(ne ho esperienza diretta) alcune condividono posizioni che potrebbero ad ogni
buon conto definirsi di destra come la bontā del porto d'armi per difendersi
dallo stupro, o la pena di morte per chi violenta, o la giustezza della guerra
in certi casi? Come si puō bene capire le questioni sono complicate, molto, e mi
pare aggravate dal fatto che nella urgenza di proclamarsi 'radicali' e
indipendenti dalla politica tradizionale si sia corso il rischio di perdere il
senso profondo, invece, dell'emergenza culturale nella quale siamo immerse.
Quanto abbiamo passato, noi femministe degli anni 70 e 80, alle giovani che ieri
erano in strada a roma, della alteritā del movimento politico femminista alle
pratiche di violenza? Me lo chiedo, ve lo chiedo, perchč sono davvero convinta
che lo spazio di alteritā e di novitā dei femminismi del '900 sia stato proprio
quello di modificare in modo radicalmente nonviolento le realtā collettive lā
dove ha saputo e potuto agire. Non c'č legge approvata a favore delle donne che
non abbia anche favorito il benessere maschile, e negli ultimi tempi, piaccia o
no, č stata anche la convergenza in Parlamento di donne di partiti e visioni
politiche diametralmente opposte a farle approvare, non ultima quella che ha
eliminato in Italia la vergogna della rubricazione dello stupro come reato conto
la persona, e in Spagna la legge contro la violenza in famiglia, voluta dalla
sinistra zapaterista ma approvata anche con il consenso delle donne della
destra. E qui ecco il capitolo 'antifascista' della manifestazione. A chi ha
pensato che fosse una buona idea mettersi a gridare contro Stefania
Prestigiacomo e Mara Carfagna, dando loro una ribalta mediatica gratis, e chi ha
mandato a dire ad Alessandra Mussolini di non farsi vedere (cosa che sa tanto di
avvertimento mafioso) vorrei dire che lo stile ultras molto in voga purtoppo
anche tra le donne stona a parecchio con lo spirito, le pratiche e la storia dei
femminismi. Magari si potesse tagliare di netto con una bella riga che segna il
di qua e il di lā della purezza antifascista: nessuna sa che la migliore legge
mai presentata in Parlamento circa le adozioni(compresa la genitorialitā
omosessuale) ha come prima firmataria la Mussolini? nessuna sa che fu lei, e non
Livia Turco che poi aderė con tutte, dico tutte le parlamentari, a invitare le
colleghe a entrare in aula alla Camera con una maglietta con la scritta: "Gių le
mani dalle donne" , iniziativa che le vide, tutte, sentirsi dare della troie da
parte di molti onorevoli presenti? Ho sentito qualcuna che diceva che chi
partecipa al family day doveva aspettarsi di essere contestata: dunque la
violenza in famiglia non sfiora i nuclei che votano a sinistra? e le donne,
poche ma presenti in corteo, di fede musulmana, che magari portano il velo, e
quindi aderiscono anche visivamente alla 'modestia' di stampo patriarcale, sono
meglio delle cattoliche perchč la loro religione oggi si posiziona maggiormente
nella porzione delle vittime? Quello che penso č che queste, e altre
contraddizioni presenti ieri, per fortuna evidenziate in brevi ma significative
espressioni di stupiditā, non debbano essere rubricate come marginali, ma ci
aiutino a riflettere sulle prioritā.Ringrazio Imma Battaglia per avere subito
stigmatizzato le intolleranze e chiesto scusa. Se la prioritā č quella di far
uscire davvero dal cono d'ombra e dal silenzio il fenomeno della violenza contro
il genere femminile allora tocca andarsi a riprendere il testo di Robin Morgan
Il demone amante, nel quale con lucida spietatezza si tratta della complicitā e
fascinazione femminile con la violenza (patriarcale) incarnata dal mito
dell'eroe rivoluzionario. Come se l'antifascista militante fosse meno manesco e
sessista del cattolico integralista, come se i duri e le dure e pure dei senza
se e senza ma contro la guerra non trasformassero le perentoritā in 'forse' e
'perō' quando si parla di inviolabilitā del corpo femminile (ricordate la
puntura simbolica sul clitoride?) e di simboli religiosi; come se nessuno dei
'compagni' fosse turista sessuale (specie gli assidui di Cuba) e come se
potessimo fare a meno delle 'politiche di professione' (non facendo dei
distinguo che quantomeno sono ingenerosi, se non ingiusti, nei confronti di
donne che stanno lavorando bene e che vanno sostenute, anche in Parlamento).
La violenza non si contiene propagandandola, in alcun modo, scrive Vandana Shiva,
e per farlo č indispensabile uscire dalla logica amico/nemico, che sta alla base
della dinamica e del linguaggio bellico; una risata vi seppellirā, si scriveva
pur nei bui anni '70. Una risata, non spintonamenti e urla contro un'altra
donna, per quanto avversaria.
Monica Lanfranco |
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Commenti alla lettera
2007-11-28 12:40:37
chissā...
chissā se un giorno le signore ministre del centro sinistra faranno un
passo indietro quando vedranno le telecamere, non essendo state loro ad
organizzare il corteo, e non essendone a nessun titolo portavoce...
chissā se un giorno le suddette ascolteranno con attenzione la piazza,
invece di salire sul palco ad arringarla...
chissā se un giorno i media perderanno il loro desiderio di amplificare
la voce dei potenti e faranno echeggiare quella di chi non ha voce...
chissā se un giorno le istituzioni capiranno che quando un'assemblea
indice una manifestazione che non prevede un palco, vuole dire che non
vuole il palco...
chissā se un giorno le ex ministre che si presentano ad un corteo di
donne circondate dalle guardie del corpo comprenderanno che essere donna
č un dato biologico, ma essere di forza italia č una libera scelta, e
come tale contestabile...
chissā se un giorno le suddette ministre capiranno che se ieri stavo in
piazza per il family day oggi non posso stare in piazza dicendo che
nella family si consuma la maggioranza delle violenze...
chissā se un giorno le femministe storiche eviteranno di dare, da dietro
le loro scrivanie, delle oche-provocatrici-violente alle donne giovani,
determinate, autorganizzate, che manifestano in piazza per rivendicare
il diritto alla libertā e alla vita...
chissā se un giorno i media smetteranno di dire che il femminismo č
morto, per poi dire che il femminismo č vetero, per poi dire che č
morto, per poi dire che il femminismo č composto da gruppi giovanili
estremisti violenti, per poi dire che č morto, per poi dire che č
antipolitico, per poi dire che č morto, per poi dire che...
chissā se la stampa, le politiche di professione, le intellettuali
professioniste, tutte le anime belle del panorama politico, faranno
quello per cui sono pagate con i nostri soldi, con i nostri lavori
precari o sottopagati, con il nostro lavoro di cura che vale milioni di
euro, cioč pensare ed agire in nome, per conto e nell'interesse della
collettivitā...
chissā?
Diana del Centro Donna L.I.S.A. di Roma
www.centrodonnalisa.it
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