A Ladispoli, una presenza che può creare un’opinione pubblica
favorevole alla piena accettazione del prete con famiglia
Da “Jesus”
Una nuova diocesi ortodossa per il milione di rumeni d'Italia
Il
prefabbricato è alle spalle della chiesa cattolica, al chilometro 37 dell'Aurelia. Siamo alle porte di Ladispoli,
venti minuti da Roma in auto, traffico permettendo. È qui che si è stabilita
una delle colonie più numerose di immigrati rumeni.
Ed è qui che ha sede la parrocchia ortodossa dedicata a Sant'Andrea,
da tre anni ospitata in questo prefabbricato di sette metri per tredici, che
era servito alla chiesa cattolica dell'Annunziata durante
dei lavori di restauro. «La nostra azione pastorale abbraccia un'area
che si estende su 30-
È il
lunedì che segue le celebrazioni per la festa solenne di Sant'Andrea.
II vescovo Siluan,
ausiliare per i rumeni ortodossi d'Italia, è venuto a Ladispoli
per consacrare un prete e un diacono e festeggiare la nascita della diocesi
ortodossa rumena italiana. «Sarà una diocesi non territoriale a carattere
missionario, necessaria per il milione e passa di rumeni immigrati», spiega Siluan, che ha partecipato alla Commissione per
A
metà gennaio il Sinodo di Bucarest dopo aver consultato l'assemblea formata dai
sacerdoti e da due laici provenienti da ognuna delle 70 parrocchie italiane,
dovrà scegliere da una terna il nome del vescovo che
guiderà la neonata diocesi (e probabilmente sarà lo stesso Siluan,
dal
«In
Italia questa è una realtà nuova», spiega Siluan.
«Qui tutti i nostri parroci sono sposati e le loro mogli non trovano un ruolo
corrispettivo nella società, spesso non sono comprese». E già non si contano
gli aneddoti di preti guardati con disapprovazione per una innocente
passeggiata mano nella mano con la legittima consorte. Una diocesi, dunque,
per aiutare i preti e le loro famiglie, ma soprattutto per stare vicino a
quanti, lontani da casa, si sentono poveri, feriti, sradicati. «È una tragedia quando a lasciare la famiglia in Romania è la
madre, che viene in Italia e magari, come baby-sitter, cresce i figli di
un'altra donna». Aiutare le famiglie a ricomporsi, trovare degli spazi dove
curare la formazione religiosa dei giovani e dei bambini, «senza trascurare
quei talenti che la nostra Chiesa ha sempre coltivato: spazi
non solo per socializzare ma anche per imparare a suonare, a dipingere».
E poi il servizio ai carcerati e ai rom, che «non sono
cristiani di seconda categoria».
I
sacerdoti ortodossi rumeni che vengono destinati
nelle parrocchie in Italia, spiega Siluan, sono
selezionati attraverso due canali: «I laureati in Teologia che riportano un
punteggio superiore a 8,50 su 10 e fanno un periodo di inserimento
presso una parrocchia italiana; e i teologi che già sono in Italia per motivi
di lavoro, che conoscono e capiscono la realtà in cui si trovano».
La
nascita di una diocesi, sostiene il vescovo, è una possibilità di fare esperienza di ecumenismo
dal basso, di vincere il pregiudizio attraverso la conoscenza, perché «la
gente vede come preghiamo, apprezza la nostra religiosità». «Qui a Ladispoli», aggiunge padre Lucian,
tanti italiani hanno accompagnato dei rumeni per matrimoni o battesimi. La
parrocchia è come un'ambasciata: qui c'è un pezzo di Romania, che entra in
dialogo con l'Italia».
Vittoria
Prisciandaro
Da “Jesus” N. 62 - GENNAIO 2008