
IL FATTO E IL COMMENTO
Madre
Teresa di Calcutta è stata “processata” per la canonizzazione a causa del
rapporto personale che aveva con Giovanni Paolo II che nel suo lungo pontificato
ha fatto santi a quintali. Adesso manca l’ultimo passaggio: da beata a santa. I
curatori del processo – non più pressati dall’alto – stanno riesaminando le cose
e hanno scoperto che Madre Teresa ha sperimentato il “silenzio di Dio”.
Ho avuto la fortuna di conoscere Madre Teresa al di fuori delle grandi manifestazioni di massa. Lei e le sue suorine facevano un’opera di silenzioso bene in una parrocchia alla periferia di Roma, Tor Fiscale. Non m’interessa se la faranno santa o no. Mi interessa che fu una gran donna. Di fede, ma donna.
Non era ciarlatana e non amava mettersi in mostra.
Riporto una
sua lettera alle consorelle:
“Mie care figlie, senza la sofferenza il nostro lavoro sarebbe solo un’opera
sociale, molto buona e utile, ma non sarebbe l’opera di Gesù Cristo, non sarebbe
parte della redenzione. Gesù ci ha voluto aiutare, condividendo la vita, la
solitudine, l’agonia e la morte”.
Di tutto ciò Egli si è fatto carico, sopportandolo anche nella notte più oscura.
Solo facendosi uno con noi Egli compie la sua redenzione”.
Noi possiamo fare lo stesso: ogni desolazione vissuta dalla gente povera - non
solo la loro povertà materiale, ma loro sofferenza spirituale - deve essere
redenta e noi dobbiamo fare la nostra parte. Pregate, quindi, quando vi sembra
di non farcela: ‘Io voglio vivere in questo mondo che è lontano da Dio, che si è
allontanato così tanto dalla luce di Gesù, per aiutarli, per prendere su di me
una parte della loro sofferenza’.
Queste non sono balle. Non sono belle esortazioni, ma riflessioni di vita vissuta.
Un commento:
Ho letto di tutto su questa esperienza di M. Teresa. Il cliché delle prove spirituali dei mistici pare non interessi molto alla gente, che spesso non ne sa e non ne capisce nulla. I più edotti nella materia si rifanno alle “Notti oscure” dei mistici, di cui tanto ha parlato in modo particolare S. Giovanni della Croce.
Un mio modesto parere, discutibilissimo: si tratta di un fenomeno psichico degno di attento studio. Affermo questo, non per negare le prove divine, ma per ridimensionarne la portata alla luce di ciò che accomuna tutti noi mortali. Chi potrebbe negare le angustie terribili dei depressi, specialmente se gravi? Provate a sentire in quale abisso sprofondano. E allora perché non pensare che le “notti dello spirito” non necessariamente costituiscano una pagella di purificazione per anime che si elevano a sfere di unione mistica di volta in volta progressivamente superiore. Tutte le prove a cui siamo soggetti purificano solo che si riesca a realizzare anche attraverso di esse una maggiore integrazione delle facoltà umane nell’unità della persona, tutta protesa alla dimensione trascendente, ma nell’immanenza piena, totale di ogni stagione e situazione della vita.
Ausilia
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