La lettera  

 

Donna: prete e vescovo?

 

Mi arriva di tutto via e.mail, e certe volte mi fa comodo entrare anche nei… pettegolezzi di casa nostra, per toccare il polso della situazione. Come in questo caso.

 

Cara Ausilia, mi rivolgo a te per chiederti il tuo parere circa questo articolo che ho letto e che ti incollo qui:

Donna e prete piace agli anglicani. E soprattutto alle anglicane: tredici anni dopo la storica svolta della chiesa protestante anglosassone che ha detto sì al sacerdozio femminile, le donne rappresentano un quarto del totale. Anzi, l'anno scorso c’è stato persino un sorpasso:  244 donne ordinate contro 234 uomini.

Vero è anche che gli uomini restano in salda maggioranza e che, come in tutti gli «impieghi» sembrano esserci condizioni di maggior favore per il sesso forte: solo 95 donne sacerdote l’anno scorso, hanno trovato un lavoro regolarmente retribuito. Le altre, e cioè circa il 60%,  si occupano di volontariato o lavorano gratis nelle parrocchie.  La religione che ha formato il capitalismo, infatti, prevede che anche i sacerdoti debbano contribuire alla formazione del capitale: offre lavoro, ma non mantiene nessuno.
 Secondo l’Università di Manchester, che ha studiato il problema, si tratta di una forma di discriminazione bella e buona.

Si potrebbe migliorare questa immagine autorizzando le donne all'episcopato.  La Chiesa anglicana ci sta pensando e due terzi del Sinodo generale - il consiglio dei vescovi che si occupa di prendere le decisioni pastorali - trova la prospettiva «teologicamente accettabile». Più delicata, ma pure all'esame, è la questione se vadano o meno ordinati vescovi preti dichiaratamente gay. Cronache da un altro pianeta, per l'Italia

Non ti pare giusto che le donne possano aspirare ad essere trattate come gli uomini in questo caso? Non abbiamo anche noi la stessa dignità di persone per accedere al sacerdozio? Se stiamo zitte e buone-buone, nessuno ci ascolterà. Santa Teresa del Bambino Gesù voleva essere sacerdote e… lo meritava, no? Perché non facciamo formale richiesta. Dio può chiamare anche noi, a me pare di sì. Abbi coraggio, di? Quello che pensi, almeno tu!. Suor B.

Deluderò te e le femministe, suore e non, eppure mi dissocio dall’aspirazione che serpeggia qua e là.

Intanto c’è da precisare che si tratta di anglicanesimo.  Una volta fatto lo strappo, la cosa riguarda il cattolicesimo solo indirettamente, per via di certi principi. Ma voglio parlare a nome di chi ritiene più utile difendere posizioni di donne credenti e amanti della propria vocazione al discepolato in maniera ALTERNATVA.

Coraggio, mia cara amica, è bella questa prospettiva: non volere PER SCELTA l’emarginazione che ci è imposta. Non fu questa la scelta di Cristo sulla terra?

Scrivimi ancora. Avremo modo di catechizzarci a vicenda.

Ausilia         

 


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