
Collegandoci al tema de “La lettera” di questa stessa rubrica, pubblichiamo la seguente testimonianza a riprova che l’UMILTA’ non deve essere imposta ma SCELTA SENZA CHE NESSUNO NE APPROFITTI
Da: Sara
Data: 12/11/2007 13.18.28
A: noisiamochiesa@yahoogroups.com
Oggetto: [noisiamochiesa] Le suore secondo il vescovo di Albano
DA SPOSE
DI CRISTO A SERVE DEL PARROCO.
IL VESCOVO DI ALBANO CACCIA LE SUORE CHE NON VOGLIONO FARE LE COLF
34137. APRILIA-ADISTA. Cacciate per non aver accettato di fare da colf al
parroco ed al vice-parroco. È quanto accaduto a tre suore missionarie di
Santa Gemma, impegnate nei servizi della catechesi e della pastorale
giovanile presso la parrocchia dei Ss. Pietro e Paolo di Aprilia. Il vescovo di
Albano mons. Marcello Semeraro, aveva infatti subordinato il rinnovo della
convenzione di collaborazione (che prevedeva una retribuzione di 800 euro al
mese da dividere in tre) ad una precisa condizione: le suore dovevano prestare
servizio "materiale" ai due anziani sacerdoti presenti nella parrocchia. La
richiesta è stata giudicata "inaccettabile" dalla superiora della casa
generalizia di Lucca, e così il vescovo ha dato il benservito alle tre sorelle,
nonostante i parrocchiani gli
avessero chiesto, con una petizione che ha raccolto ben 1500 firme, di ritornare
sui propri passi.
"Non Le nascondiamo - avevano scritto i fedeli al vescovo - la nostra amarezza e
incredulità, poiché siamo consapevoli che le suore costituiscono una presenza
evangelizzatrice importante, di cui la nostra realtà ha potuto beneficiare
largamente nel cammino di fede intrapreso negli ultimi anni". "Noi fedeli -
aggiungevano - speriamo vivamente che Sua Eccellenza non sia realmente convinto
che l'assunzione di un siffatto impegno costituisca una condizione perché le
suore possano permanere nella nostra Comunità e continuare così a collaborare
con i Sacerdoti ed i laici nella missione di evangelizzazione del territorio.
Tanto più se si considera che gli attuali Sacerdoti della Parrocchia,
interpellati da noi, hanno affermato di non aver richiesto tale servizio,
preferendo la loro condizione attuale e la loro indipendenza".
I toni pacati ma fermi della lettera, non sono però serviti a far tornare il
vescovo sulle sue decisioni. E così, il 21 ottobre scorso, le tre suore hanno
dovuto abbandonare la parrocchia.
Molto dura è stata a questo punto la reazione dei parrocchiani di Aprilia. "Le
suore sono state `cacciate' - hanno scritto in un comunicato -: è
un'affermazione dura e scomoda, che infastidisce l'attuale vescovo di Albano
monsignor Semeraro; ma noi sappiamo che è l'unica che descrive esattamente
quanto è accaduto ed è inutile
affannarsi a dire o ripetere meccanicamente, come fa il vicario foraneo, don
Giuseppe Billi, che le suore hanno scelto di andarsene". "Nessuno in Curia
sembra aver considerato che le suore rappresentano un punto di riferimento
spirituale per la vita delle persone. La loro presenza è un `completamento'
della testimonianza del Vangelo, che viene portata avanti in comunione da
sacerdoti, religiose, laici nel pieno rispetto di quanto disposto nel Concilio
Vaticano II. Abbiamo avuto di fronte una gerarchia ecclesiastica" che "riconosce
un ruolo all'interno della Comunità alle donne consacrate nella misura in cui
queste prima `passano per la casa' del
parroco e fanno le casalinghe; poi possono finalmente permettersi di `scendere'
e prestare il loro servizio a favore del popolo di Cristo, in tutte le forme
necessarie". "Non si può pensare - concludono i parrocchiani - di intervenire
nella storia di una comunità, cancellandone una componente come se niente fosse:
il modo
di agire della Curia e lo sviluppo dell'intera vicenda hanno incrinato uno dei
pilastri del cristianesimo in cui noi, nonostante tutto, continuiamo a credere:
l'accoglienza". (e. c.)
Stampa questa pagina![]()
hiudi
questa pagina