Questo dibattito tratta dal forum del sito della Diocesi di Terni, Narni e Amelia, è interessante. Chi vuole ce lo rimandi indietro, sottolineando i punti deboli, di cui non è convinto, eccetera; esprima, comunque un parere.
Noi della redazione pensiamo che, se non ci fosse la legge del celibato obbligatorio, finiremmo di “perdere tempo” e discuteremmo piuttosto dell’essenza del mandato evangelico, di come mettere al centro dell’apostolato la misericordia di un Dio da far conoscere ed amare, soprattutto con la testimonianza della propria vita (non parliamo di vita consacrata, ma di vita tout court).

 

Matrimonio per i preti
 

Alessandro

Posso comprendere, pur non capendo ed essendo fortemente contrariato, perchè una donna non possa essere prete. Allo stesso modo non posso però comprendere perchè un sacerdote non possa sposarsi. Perchè un prete non possa amare una donna e con essa condividere la sua vita. La prima cosa che Dio fa per Adamo è quella di creargli una creatura da amare, spiritualmente e fisicamente. Ora, quale Dio, che conosce perfettamente la natura dell'uomo, essendone prima creatore e poi creatura, può chiedere ad uomo di rinunciare alla cosa più bella e più importante che ha: l'amore. Ebbene si, secondo me chiedendo ad un prete di rimanere celibe gli si chiede di rinnegare la sua natura di uomo e il fine per cui è stato creato: formare una famiglia. Significa contraddire la ratio stessa della natura umana. Con questo non intendo mancare di rispetto a tutti quei sacerdoti che oggi vivono il loro celibato e la loro castità in obbedienza alle regole della Chiesa. Anzi, tutta la mia stima per il loro sacrificio. Un sacrificio che tuttavia, ritengo, essere inutile, non gradito a Dio.

 

 

Riccardo

Complimenti ad Arnaldo le cui osservazioni mi paiono tutte assolutamente giuste e condivisibili (vedi dibattito sul sacerdozio femminile, ndr) fra l'altro ragionevolissime: gli smismi nascono proprio su temi come questi! Sui preti sposati già la questione é più ragionevole ma entro dopo in merito. Sulla Polonia Arnaldo poi va molto bene! La testimonianza di una donna che difende la tradizione della Chiesa sul sacerdozio é la cosa migliore che potessimo aspettare. Meno male. Grazie della presenza. Alessandro. Vista la calma e la pacatezza cercherò di esserlo anch'io ma un inizio un po' brusco me lo devi permettere: sarà l'età (lo facevo anc'io) ma dire che a chi non si sposa é tolta la capacità di amare mi pare la solita equazione amore=sesso: un'equazione veramente arbitraria. Peggio ancora amare=farsi una famiglia. I miei genitori si sono odiati a più non posso tirandosi piatti e bicchieri, offese e bestemmie, lasciandosi un paio di volte e non parlandosi per anni. Poi a Natale mi dicevano: hai visto che famiglia piena di amore in cui sei nato? Infatti ho fatto il prete. Scusandomi per l'inizio mi placo portando una testimonianza personale. A chi mi chiede, o chiedesse: "Se i preti si potessero sposare lo faresti?" rispondo e risponderei: no. Ecco perché. Col passare degli anni Qualcuno mi presenta sempre più, di tanto in tanto, nuovi amici, nuove storie, nuove responsabilità, nuovi figli e nuovi padri, anche nuovi nonni. Ogni mese, ogni tanto é come se qualcun altro dovesse per forza entrare nella tua casa, nella tua famiglia. All'inizio dici: va be' ora basta però, poi, invece scopri che nella stessa giornata hai spedito una borsa di studio ad un ragazzo africano che campa solo perché ci sei te che lo fai campare e con i soldi ci campano tre bambini; hai parlato un'ora con un ragazzo di famiglia molto ricca di Terni che tre mesi fa diceva che non aveva più senso vivere, hai fatto una riunione per aprire un ambulatorio per extracomunitari e hai organizzato un convegno sul Concilio. Poi la sera lavori al computer e traduci qualcosa, partecipi alla preghiera, la mattina dopo ti alzi, fai la Messa e rispondi a 80 telefonate. Rarissime volte, ma non solo da prete, succede poi che una persona viene e ti mette in mano tutti i suoi sentimenti, dice che si fiderà di te qulasiasi cosa tu dica (e é sincera) insomma prende l'anima e il corpo (che sono uniti) e te li cede dicendoti: siccome fai una bella vita fammela fare anche a me. Questo però é raro se no, se non é raro, é finzione. Ora poi uno va a letto e dice: e la moglie? e i figli da svezzare? Beh, per me sarebbero dei barboni perché se uno fa davvero il prete va a letto e la moglie e i figli ma nemmeno invidia quelli degli altri, non avrebbe tempo nemmeno per salutarli: degli sconosciuti. Certo, caro Alessandro, posso capirti se nella vita ti fosse capitato di incontrare un prete che alle 20,30 si mette a guardare la partita di calcio, mangia da solo o con la sorella o con la suora o con la mamma, celebra alle 6.15 la mattina e poi la sera alle 22,10 va a letto quando gli altri escono, non vede porta a porta perché fa male alla morale e il diavolo entra a casa, gioca a carte, sta spesso solo perché fare il prete forse chissà dovrebbe voler dire star soli, beh, allora hai ragione te: meglio una moglie e anche un'amante tanto hai tempo per tutte e due. Poi devo dirti che non esistono "i problemi della famiglia": sono schemini da documento C.E.I. Esistono i problemi delle persone. E siccome siamo persone li capiamo benissimo. Se abbiamo la compassione, l'amore e l'entusiasmo di capirli. Sennò non li capisce nemmeno il papa, non bisogna esser preti per capire e comprendere, bisogna esser cristiani veri. Ma questo, conoscendoti, lo sai. Il problema dei preti non é la mancanza della moglie, é la loro solitudine, il fatto che non son contenti di quel che fanno, il fatto che spesso ci sentiamo già arrivati e che abbiamo poche responsabilità vere. Non poche cose-da-fare, é diverso. Riguardo al sesso é la stessa storia. Più si é soli e più lo si pensa e lo si fa (soli vuol dire anche non controllati). Faresti del sesso a Piazza Tacito? Se non sei malato no. Così più il prete sta in piazza, col corpo, colla testa e col cuore e con l'estusiasmo e meno ci pensa, meno lo suppone attraente, il sesso. Non sarò stato convincente ma almeno personale sì.

 


Alessandro

Certo, la tua esperienza personale Riccardo, chiarisce un fatto: non necessariamente tutti gli uomini sentono il bisogno di sposarsi. Alcuni per l'esperienza di famiglia che hanno alle spalle, decidono di non farlo. Permettimi di dirti però che non sono poi così tanti coloro che non avvertono il bisogno di sposarsi, e comunque credo debba rimanere a discrezione di ognuno. Scusami, ma non mi piace come parli della famiglia. Certo, non sono tutte rose e fiori, ma cosa significa?. A mio parere la famiglia rimane comunque il luogo per eccellenza dove si manifesta l'amore, e lo si vive. 

E quando dici che la famiglia non ha problemi, sono le persone; io invece sostengo che i problemi non sono delle persone, sono della famiglia! I problemi di un cristiano investono tutta la Chiesa, sia essa domestica (la famiglia), locale o universale. Non sono schemini CEI.
Non condivido neanche l'idea del prete manager super indaffarato, che insegue i problemi del mondo e li risolve. Chi vuole costruire ambulatori per extra comunitari, chi vuole dare la vita per dedicarsi alla costruzione di case accoglienza, dovrebbe fare il politico. Senza nulla togliere all'impegno sociale doveroso per ogni cristiano. Il prete non è l'assistente sociale, o lo psicologo. La diocesi non è la previdenza sociale. Cristo non ha costruito nemmeno un'ospedale, ha fatto il Messia. Così dovrebbe essere per il prete, il vescovo, o il papa. A loro non è chiesto altro che parlare di Dio, annunciare il Vangelo e dare i sacramenti. Il resto è in più. Ben venga, ma si sappia che è in più.

Ancora: per essere veri cristiani (e quindi capire gli altri, come dici te) bisogna essere veri uomini prima. Non ricordo l'autore, era un commentatore del Siracide comunque che pressappoco diceva: "stolto è chi pretende di essere vero cristiano senza prima aver vissuto le contraddizione di uomo del vecchio testamento" Non basta credere in Cristo per capire gli altri, come non bastò a Dio essere Dio per capire gli uomini. Ecco perchè il prete non potrà mai capire un operaio appena licenziato che deve sfamare moglie e figli e non sa come. Non può capirlo un prete e non può aiutarlo.

Ripeto: la descrizione del prete che hai fatto, pieno di cose importanti da fare, che se avesse moglie e figli li trascurerebbe, mi suona male. Il prete ideale, per me, invece è quello che dopo aver trascorso una giornata nel confessionale e aver detto la messa, torna a casa dalla moglie e dai figli e con loro si guarda la partita. Va a dormire presto, il sabato esce con gli amici e la famiglia, la domenica celebra messa. Crederei sul serio ad un prete così. Senza nulla togliere a tantissimi bravi sacerdoti, fra cui te, che non sposati e che non si sposerebbero.

In ultimo una curiosità: che ha di male il sesso? E che significa "meno lo suppone attraente" ? Un prete non può guardare al sesso come qualcosa di attraente? Un uomo, prima di un prete, perchè non ci dovrebbe pensare al sesso e viverlo, cristianamente?

Ecco, ti lascio con queste domande, saluto tutti (mirko ma non interviene nessuno su questa mailing list?) Ciao! 

 


Riccardo


Va bene Alessandro, sono contento che tu non abbia proprio la vocazione al sacerdozio, però la partita la puoi vedere tranquillamente e il sesso lo puoi fare quanto vuoi. Non c'é niente di male in queste cose. C'é solo poco di bene. Arnaldo

 


Massimiliano

Quindi secondo Alessandro, Cristo modello di tutti i sacerdoti no è stato un prete ideale...??!!!

 


Riccardo 

Infatti mi pare che, come é giusto, normale e opportuno, l'argomento matrimonio/non matrimonio non ci entri un gran che. Il problema, se vogliamo essere sinceramente un po' più profondi é, alla soglia del terzo millennio, l'identità del sacerdote cattolico (così come l'identità del laico nel mondo di oggi. Se evitiamo il discorso sul matrimonio evitiamo di passare sempre per sessocentrici.
 

 

Alessandro


A Massimiliano: Certo che Cristo è stato prete ideale!  Dove ho detto il contrario? Mi sembra di aver proprio affermato questo, che il sacerdote per essere prete ideale dovrebbe, e molti lo fanno, ispirarsi a Cristo. Ovvero vivere una vita nella quotidianità, e nella semplicità. Quotidianità e semplicità per la quale io vedo necessario anche il matrimonio. Cristo era sposato? Non lo sappiamo!  Ma Pietro sì, come la maggior parte degli apostoli, e come la maggior parte dei preti e dei vescovi fino all'anno mille circa. (Guarda caso, da quando inizia l'obbligo del celibato per i preti inizia un periodo oscuro e terribile per la Chiesa: gli scismi, l'Inquisizione, le crociate, le manie di onnipotenza. ecc.., sarà forse un caso? Non so, e non azzardo dire nulla.)

A Riccardo: la vocazione per il sacerdozio? Tu lo sai: sono in tanti i preti sposati, che hanno dovuto lasciare la Chiesa per non aver rispettato il celibato. Io credo che molti di loro avevano, e hanno tuttora, la vocazione. Perchè non potrebbe averla una persona che non crede nel celibato? Quanto riguarda me, certo che non ho la vocazione, o almeno non per ora. Non la ho forse perchè preferirei avere una famiglia e visto che oggi, a differenza dei primi mille anni della sua storia e di quanto scritto nella Bibbia, la Chiesa sostiene essere impossibile per un prete sposarsi, io di conseguenza non potrei fare il prete. Se Dio mi vorrà un giorno mi aiuterà a rinunciare ai miei progetti per altri più grandi. Lo farà, secondo me, non perchè condivida questo modo di agire ma perchè ama la Chiesa, e in un certo senso, anche Lui ne accetta le regole. Che per quanto assurde e contraddittorie, vanno comunque rispettate.  E comunque ci tengo a dire: E' Dio che stabilisce chi chiamare e chi non. Non può la Chiesa stabilire parametri. Se lo fa è abuso di potere. E Dio tanto, che ha assistito a roghi e crociate nel Suo nome, di certo non si lascierà scoraggiare per contraddizioni come queste. Il cammino per tornare alla santità dei primi anni è lungo, e scorre anche grazie a noi che qui stasera stiamo discutendo di questo!
Arnaldo fatti vivo!!!!!!!!!

 



Riccardo


Caro Alessandro, forse dovresti con qualche umiltà studiare almeno un volumetto di dogmatica e comprendere che per essere cattolici bisogna credere al contenuto della fede quale la Chiesa ci trasmette e a cui ci comanda di obbedire. Tra la Chiesa e Gesù Cristo scopriresti così qual é il vero rapporto. Certo una cosa é la professione di fede e l'altra la dottrina sul sacerdozio ma attualmente entrambe sono per noi vincolanti. Su Gesù sposato, non so, forse devi cambiare edizione della tua Bibbia e prenderne una riconosciuta legittima dalla Chiesa. Non é dato sapere cosa leggi. Non posiamo fare la Chiesa come la vorremmo noi. Di questo passo dove finiamo? Credo che Mirko dovrebbe richiamarci almeno, pur nella libertà di espressione, a non fare della lista lo sfogo delle nostre presunte correzioni alla bimillenaria e obbligante Tradizione della Chiesa. Quando cambierà ci adegueremo. Una cosa é un'opinione, altra la presunzione di credere non rispettando i dettami della Chiesa. Che non é una democrazia rappresentativa, grazie a Dio.

 

 

Mirko

E' vero quello che è scritto nelle ultime righe di Riccardo, appunto, che la Chiesa non sia una democrazia rappresentativa è ovvio, ma in sede di discussione penso che sia lecito chiedersi se questa Chiesa è ciò che più ci aiuta ad essere in comunione col Signore, perché comunque tutti noi siamo anche portati a pensare che una cosa è seguire l'insegnamento di Cristo e un'altra è essere nella Chiesa. Questo che sto crivendo è molto attaccabile, ma sono certo che molti possono anche pensare che questa Chiesa non è quella che forse Gesù voleva darci.... naturalmente sto estremizzando un pensiero che non mi appartiene, ma che sicuramente tutti noi ci siamo posti e al quale cmq ci sono molti modi per dare una risposta.
P.S.:spero che oltre loro qualcuno intervenga, non lasciateli disquisire da soli, più fonti più saggezza, no..??

 

 

Alessandro


Mi sembra di aver detto chiaramente che le regole della Chiesa vadano rispettate. Davanti alla Tradizione della Chiesa poi, non oserei mai eccepire nulla. Proprio perchè mi appare non nella Tradizione bimillenaria della Chiesa la questione del celibato, mi permetto di esprimere un opinione che dissente. Chiedo comunque scusa qualora abbia mancato di rispetto, o abbia sfruttato questa lista per dare sfogo a mie presunzioni.
"Quando cambierà ci adegueremo" Ok. Vorrei poter dire quel giorno: "E' cambiata anche grazie a me".
Del resto vorrei dire ancora molto ma mi astengo dicendo solo che secondo me su alcuni aspetti (la minoranza) la Chiesa non è poi come Cristo l'avrebbe voluta. Non toglie che sono fiero di essere cresciuto cattolico e che oggi come oggi non rinnegherei questa fede (quella cristiana cattolica) per niente al mondo.

 

 

Arnaldo


Sono stato più volte invitato - anche privatamente  - ad intervenire in questo dibattito. Non che mi manchino gli argomenti, ma tutto sommato credo che sia stato già detto molto. Dopo le ultime mail, però, devo dire che mi ha colpito più il tono estremizzante che il contenuto delle stesse. Concordo pienamente con quanto detto da Mirko. Vorrei aggiungere che non mi pare il caso di perdere di vista  - per una questione meramente dottrinale - la carità, l'amore e la tolleranza, che - quelle sì - Gesù le ha predicate sicuramente.
 
Mi sembra che i due "contendenti" del dibattito siano eccessivamente influenzati  - e non ne fanno segreto - dalle loro esperienze personali.  Da una parte abbiamo un giovane che forse si sente tanto attratto dal sacerdozio quanto dal matrimonio, dall'altro un prete che ha avuto un pessimo modello di matrimonio in famiglia. A mio parere sono uscite posizioni e concetti molto intelligenti sia da parte di Alessandro che di Riccardo, però mi pare che si sia "pisciato un po' fuori del vasino" con idee da fanta-vangelo da parte di Alessandro e con toni pesantemente inquisitori da parte di Riccardo.
 
Sinceramente non credo sia difendibile l'ipotesi che Gesù stesso sia stato sposato, mentre non ci sono dubbi riguardo alla situazione familiare di San Pietro, così come dei preti cattolici fino almeno all'VI secolo d.C.  Riguardo all''idea che la corruzione della Chiesa sia iniziata con la proibizione del matrimonio ai preti...
 
Credo non sia credibile né fondata perché la decadenza morale della Chiesa  è piuttosto da associare all'assunzione del potere temporale (da Costantino e Teodosio in poi, quindi, ben prima del periodo indicato da Alessandro). L'ipotesi è comunque affascinante, anche se  da un punto di vista prettamente psicologico, perché è inutile negare che una persona privata degli affetti familiari sia maggiormente soggetta alle tentazioni del potere. D'altra parte se la Chiesa è stata storicamente una grande potenza politica e militare non è stata certo l'unica, anzi, tutt'altro. Oggi mi sembra che  tra il "single al oltranza" Giovanni Paolo II e il buon padre di famiglia George Bush la vittima del potere sia il secondo.
 
Riguardo al modello del prete che la domenica torna a casa dopo la messa e si mette a guardare la partita con il figlio, non è che mi piaccia molto, ma perché non mi piace proprio il modello di persona (prete o meno) che passa la domenica a guardare la partita. Credo che un cristiano dovrebbe avere qualcosa di meglio da fare la domenica pomeriggio!
 
La posizione di Alessandro secondo cui il prete non è un assistente sociale, un'analista ecc. e che quindi non deve pensare a cambiare il mondo ma ad amare la propria famiglia, beh, mi sembra molto corretta da un punto di vista "politico" ma non altrettanto da quello religioso.
E' vero che il volontariato non dovrebbe esistere, semplicemente perché non dovrebbero esistere le ingiustizie sociali. Ma dal momento in cui ci sono mi sembra dovere di ogni cristiano - prete o sposato - lottare per costruire un mondo migliore. Ora, che la famiglia possa rappresentare un ostacolo a chi vuole dedicare tutta la propria vita a Dio e al prossimo, questo mi sembra innegabile.
 
Non credo che quando Gesù dice "va', vendi tutto quello che hai, poi vieni e seguimi" contempli la possibilità di portare avanti una "normale" vita familiare. Non lo credo anche se io stesso ho scelto la vita di coppia (che però, spero sia il meno "normale" possibile!)
 
Attenzione, però, a non confondere la radicalità evangelica con il sacerdozio.
 
San Francesco, in preda alle tentazioni della carne, si gettò nudo nella neve, poi costruì dei pupazzi e disse: "Vedi, questa è tua moglie, questi sono i tuoi figli, e questi i servi. Ora devi occuparti di loro, perciò rinuncia a questa vita!"
 
Lo stesso Francesco, che pure non era né un bigotto né un sessuofobo, riconosce come un ostacolo alla sua scelta evangelica la possibilità di avere una famiglia, esattamente come Riccardo.
 
Vorrei ricordare, però, che Francesco non era un prete, era un laico!
 
D'altra parte lo stesso Riccardo mi sembra che più che come prete, parli come appartenente alla Comunità di Sant'Egidio, un movimento cristiano che ha ripercorso per molti versi il percorso francescano, e che - come quello francescano - è stato fondato da un laico, Andrea Riccardi, che però - per quanto ne so io - non è sposato.
 
La scelta quindi, di dedicare completamente sé stessi a Dio e al prossimo, propria degli ordini religiosi e di alcuni movimenti ecclesiali (ma che può anche essere personale)  non può e non deve essere confusa con quella del sacerdozio, come invece si fa nella mentalità comune.
 
I religiosi fanno voto di castità, povertà e obbedienza. I preti sono tenuti all'obbedienza solo nei confronti del proprio Vescovo, possono essere anche ricchi e non fanno voto di castità, ma promessa di celibato, che è cosa ben diversa.
 
D'altra parte il diaconato, che è un ordine sacro che ha la stessa dignità del sacerdozio e dell'episcopato, prevede il matrimonio. Si può essere diacono e padre di famiglia (a proposito, Francesco era diacono), così come si può essere prete e padre di famiglia non solo nelle chiese protestanti e in quella ortodossa, ma anche - in alcuni casi - nella Chiesa cattolica: basti pensare ai cattolici di rito greco e ai pastori anglicani convertiti al cattolicesimo.
 
Ricordo che quando chiesi delucidazioni in proposito a don Roberto Bizzarri, (cinque anni fa, eravamo a Taizé), alla domanda "e' vero che solo i preti cattolici non possono essere sposati?" lui mi rispose: "E' inesatto: solo i preti cattolici DI RITO LATINO!".
 
Questo per quanto riguarda i preti sposati. Riguardo invece alla questione - ben più seria, secondo me - se la radicalità evangelica sia in contrasto con la vita matrimoniale, su questo, ci sto ancora riflettendo. Ricordo che anni fa con la mia (allora) ragazza  - vittime della stesso entusiasmo e della stessa ingenuità che ora rivedo in Alessandro -  andammo da don Luca Andreani per chiedergli se era possibile essere santi in coppia. 
Effettivamente verificammo che non c'erano precedenti. L'unica coppia santa della Chiesa sembra che siano stati i genitori di Santa Teresa di Lisieux. Però scusate, ma mi pare una coppia un po' raccomandata!
 
Per il resto... San Gioacchino e Sant'Anna sono figure leggendarie che si trovano solo nei vangeli apocrifi e a Maria e Giuseppe - quella che dovrebbe essere la famiglia modello per tutti i cristiani - la tradizione (anche se non la dottrina ufficiale della Chiesa) nega una normale vita coniugale.
 

Riccardo
 

IIntanto ringrazio per la profonda comprensione. Certo che ho esagerato e anche apposta. Ma per me la fede in Gesù non é mica come la moglie!! E' un po' di più. Certo che é possibile vivere la radicalità evangelica pur essendo sposati. Altrimenti che facciamo: giochiamo una partita che tanto si sa che l'hanno già vinta solo i casti fino alla fine (preti, religiosi, mesulmani, ebrei)? Scusate ma rivolterei: é possibile essere santi anche da preti? Va bene Arnaldo così? La castità e il celibato ci entrano se sono un aspetto della ricerca della santità. Altrimenti sono inutili sacrifici E sacrifici non voglio ma misericordia... A parte che qualche coppia di santi riconosciuti ora c'é (Beltrami Quattrocchi, ma Arnaldo mi cade pensando che i santi siano solo quelli del calendario?) forse, ma non so, io trovo che la vocazione cristiana (quella del discepolo battezzato) sia una cosa personale. Se tra due ottimi cristiani sposati uno dei due ad un certo punto perde la fede, la carità, la speranza, insomma diventa uno che vuole andare all'inferno, l'altro coniuge che fa: s'adegua o continua il cammino cristiano? Vieni e seguimi non é detto a 2 ma ad 1. O meglio: a 1 poi a  1 altro poi a 1 altro. Certo é l'idissolubilità ma vale anche per i peccati o per le virtù cristiane? Potrei testimoniare di diverse coppie cristiane dove le strade si sono un po' divise ma mai fino al divorzio. Eppure si sono divise sul desiderio di essere cristiani. Certo é un bel problema. Non facile. Sulla tentazione del potere l'esempio del Papa é geniale. Direi di più: se qualche prete di potere come il papa ne cercasse di più non sarebbe male. E' che la partita é la partita.

 

 

Alessandro
 

Grazie ad Arnaldo. Mi astengo dal commentare alcune frasi delle e_mail di don Riccardo, le quali, guarda caso, mi hanno provocato fastidio.
Chiedo solo ad Arnaldo e a don Riccardo e a chiunque è iscritto a questa mailing list di indicarmi il passo del Vangelo (un passo con tanto di numeri non un ragionamento) dove si dice esplicitamente  che Gesù non avesse rapporti di particolare affetto (non sesso Riccardo, non mi interessa quello)  con una donna. Se non vi è scritto nulla nel particolare allora permettetemi di avere qualche dubbio. (p.s.: che Gesù non fosse sposato lo credo anch'io ma non perchè lo ritenesse presupposto fondamentale dell'essere sacerdoti)
Ora se non c'è scritto nulla in merito non significa che ne sia esclusa la possibilità. Se così fosse inizierei a dover non credere a molti dogmi non esplicitamente menzionati nel Vangelo. Come a dire: per il Vangelo non è come per la legge: ubi lex voluit dixit, ubi noluit tacuit.
Chiusa la questione che mi ha fatto passare per eretico su Gesù sposato. Non lo penso era solo un esempio sul mio modo di ragionare. Sul fatto cioè che agli Evangelisti non interessasse poi molto questo aspetto, non perchè lo disprezzassero, come fanno oggi molti, ma forse perchè lo ritenessero irrilevante per la missione sacerdotale.
Seconda e ultima cosa: la partita tanto citata era anche questa un'esempio. Il prete che passa la domenica pomeriggio a guardare la partita non piace neanche a me. Lo stesso vale per un cristiano. Ma il male non sta nel guardare la partita, nel non fare altro al posto di questo.

Nota polemica: La TRADIZIONE la invocavano gli scribi e i farisei contro Gesù! 
Mi ritengo rattristato del fatto che qualcuno possa oggi confondere il rispetto per l'autorità con l'alienazione del proprio pensare, e la non democrazia della Chiesa,  legittima da ogni punto di vista, con un'obbedienza vivende ac perinde che non solo non porta frutto, ma anzi...se ci guardiamo indietro...!

Nota storica: Il celibato diviene rigidamente imposto nei secoli XI  e XII. La prima volta che viene discussa una legge canonica in merito è nel concilio di Elvira (Spagna) all'inizio del secolo quarto. non sul celibato ma sulla castità, si riteneva impuro l'atto sessuale e quindi incompatibile all'esercizio del culto. Questa legge imponeva la castità, non il celibato (Mario Cuminetti, Garzanti). Questo per quanto riguarda l'occidente.  Per l'oriente una legge di Giustiniano del 528 imponeva il celibato solo ai vescovi (ancora oggi è così nella Chiesa ortodossa). Altra nota, durante il Concilio Vaticano II il dibattito in questione prese vivacità e furono molti i favorevoli alla modifica del canone 132 (appunto che vieta il matrimonio per i sacerdoti). Il dibattito fu troncato per volontà di Paolo VI che in seguito emanò l'enciclica Sacerdotalis coelibatus. Se ci sono errori prego corregermi.
 


Riccardo
 
Caro Alessandro, non ci sono errori nella tua ricostruzione su questo aspetto del sacerdozio. E' giusto ed é giusto che abbiamo ripassato la dottrina della Chiesa. Sulla Tradizione (che anche l'ultimo dei Concili ecumenici rispetta come vincolante) il discorso sarebbe lungo ma non mi pare ora argomento in discussione su questo forum.