Una breve risposta sul sacerdozio femminile

 

Approviamo tutte le dimostrazioni tese ad evidenziare la mancanza, la debolezza e la inopportunità, per non dire altro, della ribadita esclusione della donna dal sacerdozio. Ma siccome si è già detto tutto sull'argomento, ci pare inutile ripetere la solita tiritera. E' veramente strano come circa tante questioni teologico-ecclesiali (ma la stesa cosa capita in altri ambiti) c'è sempre qualcuno che ha un nuovo libro o anche solo un nuovo articolo pronto a spiattellare ciò che si è detto mille volte e da voci autorevoli. Varrebbe la pena, piuttosto, rimandare a testi che hanno affrontato dignitosamente l'argomento. Se poi si tratta di “impartire informazioni” per uso didattico, perché la gente ignora le varie tesi e antitesi, facciamolo pure con santa pazienza... Ci vorrebbero dei manuali come quelli scolastici per divulgare il già detto!

Noi della redazione preferiamo offrire una nostra considerazione, anch'essa non nuova, ma per lo meno scaturita dal nostro modo di rapportarci di fronte al SACRO.

Che ce ne faremmo di un sacerdozio femminile?

Questo servirebbe a rafforzare l'idea della sacralità legata ad un tipo di discepolato apostolico, che non risponde affatto all'immagine che Gesù ne ha dato. Egli invitava ad acquistare le condizioni umane e spirituali più adatte ad ANDARE ED EVANGELIZZARE; e cioè a seguirlo in povertà e distacco (una sola tunica, una sola bisaccia...), posponendo interessi individualistici.

Sarebbe riduttivo equiparare il LASCIARE TUTTO  al celibato e alla verginità. Puro e impuro hanno sede nel cuore. Che perciò non deve rinunziare ad amare, ma dilatarsi ad amare nel dono di sé.

Che farsene di una sacralità che gestisce il divino? La scoperta che Dio è nell'interiorità della persona, nonché nella sua apertura a tutti e all'intero creato, riduce la categoria del sacro a puro aspetto rituale. Questo ha una sua importanza pedagogica solo se accompagna il cammino di ciascuno verso l'interiorità e rende visibile la comunione fraterna con tutti, nessuno escluso.

Ed ecco il punto.

Quale conquista sarebbe per la donna che accedere al sacerdozio così com’è, gerarchico e strutturato secondo un’idea di persona che DIVENTA ALTRA, (ontologicamente diversa dagli altri!), sottoposta ad un diritto canonico che la forgerebbe e plasmerebbe in maniera totalizzante?.

Ma un’altra domanda ancora più intrigante: quale vantaggio ne trarrebbe la Chiesa, e cioè il Popolo di Dio? La donna che si lasciasse strutturare secondo lo schema attuale, forse rafforzerebbe l’idea del sacerdozio sacrale. Non lasciamoci ingannare dai successi delle suore che fanno le veci dei parroci. Non abbiamo bisogno di donne, enfaticamente additate da films e da laici incantati dal fascino sacrale, come FUORI DAL MONDO… Ciascuno di noi sa chi è il vero prossimo: è l’inatteso soccorritore, la persona anche miscredente o poco stimata…,; ma che intanto quel momento c’è, accanto a te! Da par tuo.

Per favore! Lasciateci donne normali. Non vogliamo questa forma di divismo camuffato. Lasciateci escluse da un ORDINE da cui non vogliamo essere irreggimentate.

Restando come siamo, ma proponendoci quali donne che vogliono essere DISCEPOLE come le Marie e le altre donne del Vangelo, forse saremo più utili e più vere.

La Redazione