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La voce è flebile. Ma non perché sia abbacchiata: «Ho la bronchite»
spiega Lucetta Scaraffia. Storica, membro del Comitato nazionale di
bioetica, la donna che ha riaperto il dibattito sui trapianti con il
suo commento sull’Osservatore romano non si scompone di fronte alle
critiche. «Ho solo segnalato un tema discusso da medici e
scienziati».
Non si aspettava le polemiche?
«No, ho solo recensito due libri. Ho detto una cosa che esiste, solo
che in Italia è poco nota: c’è un dibattito, animato da medici e
scienziati, sulla definizione di morte cerebrale del rapporto di
Harvard. Dopo quarant’anni mi sembra un ragionamento spontaneo: ci
sono stati grandi progressi nello studio del cervello».
Allora perché tanto rumore?
«Evidentemente è un tabù terribile. L’ho scoperto ora».
A quali ricerche scientifiche si riferisce?
«C’è un dibattito aperto, libri che ne parlano. Ci sono stati due
casi di donne, per le quali era stato dato il permesso di espiantare
gli organi e, poi, si è scoperto che aspettavano un figlio; una ha
avuto un aborto spontaneo, l’altra ha partorito. Se una rimane
incinta vuol dire che non è proprio così cadavere».
Il suo è un commento da storica, da bioeticista? Da cattolica?
«Il fatto che sia cattolica permea tutta la mia vita. Io sono una
storica interessata alla bioetica. E credo che la bioetica abbia
bisogno della storia: perché i progressi degli ultimi anni non
vengono presi in considerazione?».
Quando introduce il concetto di persona, non confonde ambiti
diversi?
«Ci sono questioni che spettano agli scienziati, ma sulle quali
anche i profani possono riflettere: se i medici non avessero
scoperto la gravidanza, a quelle donne avrebbero espiantato gli
organi. Quando parlo di persona, mi rivolgo al mondo cattolico: è un
concetto che tiene legato tutto, l’intero. Ed è il motivo per cui la
chiesa non considera morente Eluana: perché è persona anche il suo
corpo, che è vivo».
Il Vaticano ha preso le distanze dal suo articolo.
«Il Vaticano ha detto una cosa giustissima: la dottrina morale della
chiesa non cambia. Però ci sono persone d’accordo con me, anche in
Vaticano e fra i medici cattolici».
La sua posizione è piuttosto forte. Da dove nasce?
«Da storica mi sono occupata a lungo di donne e religione. Il passo
dai temi del femminismo e dell’aborto alla bioetica è stato breve».
Non si sente più realista del re?
«La definizione di morte cerebrale non è un dogma. I cattolici
pensano, hanno idee».
Un commento di una donna sull’Osservatore romano è già una rarità.
Poi scatena anche un putiferio. Che ne dice?
«Per fortuna le donne laiche iniziano ad avere voce nella chiesa: è
un segnale importante».
Di solito è d’accordo col Vaticano?
«Di solito sì. Ho solo proposto questo articolo al direttore; lui
l’ha trovato interessante e l’ha pubblicato».
Ammetterà che si trova in minoranza.
«Non so se sono così in minoranza... Lo sono rispetto alle voci che
parlano, ma molti hanno paura di mettere in discussione le regole
sui trapianti. Anche perché è un problema delicato, è coinvolta
gente che soffre. Ma non sono sola».
Allora è contenta delle polemiche?
«Avrei preferito una discussione più pacata. Certe reazioni forti
sono state scatenate semplicemente dall’aver toccato l’argomento. I
sostenitori del rapporto di Harvard possono esporre le loro ragioni,
ma di queste cose si deve parlare».
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