Riceviamo e pubblichiamo volentieri (I.G.)
|
“Nella mia attività di docente di Lettere classiche (per circa un quarantennio […]) e nel mio lavoro di correttore di bozze di stampa […] non mi era mai capitato di trovarmi di fronte ad un’opera così singolare, così eccezionale, così sorprendente”. Queste sono le parole con cui Salvatore Ferraro comincia la postfazione di “Voglia di vita”, il diario di una bimba napoletana di sette anni che ha passato la quasi totalità della sua piccola esistenza tra un ospedale e l’altro. “Adelaide Ciotola” è un nome che giorno dopo giorno diventa noto e caro a un crescente numero di persone su scala nazionale; dal basso, come un mormorio inesorabile, di bocca in bocca; sempre più si impone la straordinaria ordinarietà della sua vicenda. Fin da piccolissima, attaccata da una dura malattia polmonare, comincia a frequentare le maggiori cliniche pediatriche del Paese; ne è risultata una personalità di una tempra inusitata, che pure non perde la peculiare naïveté fanciullesca: appena imparato a scrivere ha voluto dedicarsi alla stesura del diario, in cui getta le proprie riflessioni sulla sua quotidianità, con l’intento programmatico dichiarato di mostrare al mondo (lei dice “a tutti”) che è superficialità considerare la sua la vita di una bambina sfortunata. Si rivelano nelle sue pagine – pur tra i toni peculiari della sintattica fanciullesca – un’autocoscienza, una determinazione, una tematizzazione dell’esperienza religiosa (fortissima in Adelaide), delle realtà del dolore e della morte di una nettezza spaventosa, specie in una bambina tanto piccola (comincia a scrivere nel 2006). Il diario è di settecentosessanta pagine (grafia di bambina, certamente), che diventano circa centocinquanta nel libro stampato. L’editore, di Castellammare di Stabia, si è offerto di prestare la sua ditta a costo zero per aiutare con i proventi del libro (salvo le spese di stampa e spedizione) la famiglia della Piccola – lavora solo il padre, perché la madre è letteralmente consacrata all’amorosa assistenza della figlia, e le cure sono costose e lunghe. Per non gravare ancora sulla beneficienza si è scelto di non commercializzare il diario nelle librerie (sarebbero stati diversi euro a copia sottratti alle medicine). Questo è solo uno dei motivi che ci spingono a inanellarci con slancio alla catena di solidarietà che si rannoda infittendosi intorno alla piccola Adelaide; un altro, che vale almeno quanto il primo, è la radicale valenza pedagogica che la sua storia costituisce per tutti noi, dai piccoli agli anziani – un ostinato pungolo di speranza, profondità umana e fede. Il terzo, che vale forse più dei primi due sommati insieme, è l’inabrogabile impressione che nella sua storia agisca con chiara potenza il provvidente Dito di Dio. Scrive Alessandra L. Mastella presentando il libro: “Chiunque le parli si sente travolto e coinvolto dalla sua storia raccontata con inaspettata maturità e, contemporaneamente, sente di dover attivare la mente e il cuore per trovare tutti i modi per renderla felice anche solo per un attimo. È la catena della solidarietà che Adelaide riesce a promuovere e che io stessa sento di voler attivare in tutte le forme che mi saranno consentite, affinché il suo diario possa liberare, nel maggior numero possibile di persone, sentimenti di bene e di comprensione”. Le parole della Mastella calzano perfettamente ai miei sentimenti personali, delineando una singolare simbiosi spirituale che le pagine della Piccola hanno sprigionato: io ho letteralmente divorato il libro, ed esso mi ha stregato. Strappa al lettore commozione e conversione, profondità e gioia, speranza e bellezza: fin dalle prime pagine e a ogni pagina di più mi sono ripromesso di usare i mezzi a mia disposizione per divulgarlo, ho contattato l’editore e approfondito la conoscenza della situazione della Piccola. Le scuole, le parrocchie, gli ospedali… nessuno dovrebbe perdersi quest’occasione pedagogica, di evangelizzazione, di crescita e guarigione esistenziale: una bimba che ha già imparato, come dice lei citando i Nomadi, che “sempre azzurra non può essere l’età”, si sforza di non lamentarsi troppo delle sofferenze di questi anni, si sostiene nella speranza, nella preghiera, si prodiga nel confortare i compagnucci d’ospedale, e può parlare della vita senza essere “un grande”. Un piccolo libro, che si fa grande per chi (anche se grande) si fa piccolo e disposto a farsi far Grande.
Vi consiglio e vi prego di constatare anche voi questo incanto, e poi divulgare la notizia e queste note che ho scritto sarà come il giorno dopo l’aurora: comprate il libro e leggetelo – i vostri 13 € (16 con le spese di spedizione) saranno spesi ottimamente da una parte e dall’altra. Scrivete alla Casa Editrice “Nicola Longobardi” (nleditore@libero.it), e cercate di fare e promuovere ordini cumulativi, per alleggerire i lavori, le spese e i tempi di spedizione. L’affido alla Vostra sensibilità in Cristo
Giovanni |