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E’ da leggere questa introduzione al libro di Emma Fattorini su

“Relazioni eccellenti. Uomini e donne nella religiosità novecentesca”.
 

 

Mettere al centro il tema della relazione è oggi una delle piste più significative, oltre che originale e poco indagata, per comprendere il contributo e la presenza femminile nella storia del cattolicesimo Otto-Novecentesco

Il tema dell’amicizia, che nell’antichità classica vedeva la complicità maschile nella dimensione guerriera e politica e quella femminile nella sfera della domesticità e del privato, trova un momento di particolare ricchezza nel rapporto tra uomo e donna nel primo romanticismo tedesco. Una vera e propria miniera per cogliere l’affermarsi delle identità di genere in età moderna, quando attraverso scienza, filosofia e letteratura, prende corpo un affascinante spiritualità femminile che , a differenza del tardo romanticismo ottocentesco, non proporrà l’amicizia tra uomo e donna nelle vesti estenuate e sentimentaleggianti di una divisione dei  ruoli secondo gli stereotipi conservatori.

“ Cosa c’è di meno accettabile nella nostra etica, nelle nostre opinioni e nella nostra arte migliore, della femminilità esagerata, che cosa c’è di peggio di una mascolinità esasperata?” Scriveva Friedrich Schlegel .

Lo spirito di quella cultura era dunque quello di “favorire lo sconfinamento reciproco dei ruoli per realizzare una femminilità autosufficiente e una mascolinità mite e tranquilla”.

L’amicizia tra uomo e donna può sconfinare nel sentimento amoroso delle Affinità elettive di Goethe così come nei disegni luciferini delle Liesons dangereuses ma in entrambi i casi si è raggiunta una parità tra uomo e donna nella sfera intima e spirituale. Parità nella vita interiore che non corrisponde alla parità pubblica e politica che si raggiungerà non per la via romantica ma per quella illuministica, strada maestra dei diritti, dell’uguaglianza che porterà al suffragismo e alle conquiste novecentesche della cittadinanza.

La via romantica è dunque quella dell’interiorità, quella della differenza femminile tutta giocata sulla intimità delle proprie relazioni, luogo privilegiato di inveramento e di esaltazione della sua densità e della sua funzione morale.

Non c’è dubbio che questa radicale parità sul piano interiore abbia avuto la sua origine fondante nel cristianesimo. Il fatto che “non ci sia più né uomo né donna, né schiavo né libero davanti a Dio”, come si legge nel Vangelo afferma una uguaglianza  radicale perché ne è garante una paternità che trascende i generi.

E’ interessante vedere come questa parità interiore che si declina nell’epoca moderna anche in termini laici sia e fino a che punto debitrice della tradizione religiosa, quale sia la fenomenologia di questo incontro, quale sia stato lo specifico del contributo religioso e via dicendo.

È questo un percorso studiato  nella storia medioevale e moderna (pensiamo alle grandi coppie mistiche e monastiche o alle relazioni femminili  con i direttori spirituali ecc.), ma decisamente poco studiata nell’età contemporanea che ha preferito occuparsi ( anche perché in questa disciplina gli studi al riguardo sono più recenti) dell’associazionismo femminile cattolico laico, delle congregazioni e degli ordini religiosi, o di singole personalità , sante o mistiche e via dicendo.

Sembrerebbe, si potrebbe dire così, più facile stabilire i contorni di alcune grandi coppie celebri del lontano passato piuttosto che di quelle più vicine a noi: è stato studiato come, nella mistica di Teresa d’Avila rispetto a quella di Giovanni della Croce, ci sia  una maggiore messa in gioco del corpo o come nei corrispettivi fondatori e fondatrici prevalgano, soprattutto nell’agiografia alcuni tratti “ più femminili”. In S. Scolastica, ad esempio, una minore rigidità sulle regole rispetto a S. Benedetto quando il santo (ci riferiamo qui ai monasteri doppi) fa visita al monastero femminile e sorpreso da un temporale non  riesce a tornare in orario nel monastero maschile o il sogno fusionale di S. Chiara che succhia  da S. Francesco un seno turgido di latte ecc. ecc.

 

Credo invece che sia ormai giunto il tempo di  un rinnovamento profondo dell’approccio alla storia della religiosità femminile contemporanea non più come oggetto  di studio separato, ma che prende luce e illumina a sua volta, con le sue enormi, anche se spesso sotterranee influenze, le stesse, diverse spiritualità maschili novecentesche.

Non è certo un novità che le donne, alleate con le istituzioni ecclesiastiche nel progetto intransigente, per arginare gli effetti corrosivi della secolarizzazione, abbiano svolto una influenza molto forte nel contenere la scristianizzazione dei settori maschili in primo luogo in famiglia con i mariti e i figli.

Così come è  stato studiato il sostegno dell’associazionismo femminile fin dal primo movimento cattolico, da quello all’Opera dei congressi  a quello politico e sindacale del secondo dopoguerra , senza quasi soluzione di continuità: anche se si è passati dal sostegno al movimento intransigente a quello al cattolicesimo più democratico e laico della Democrazia cristiana , l’associazionismo femminile  lo ha sempre fatto in termini di un collateralismo,  e di più o meno quieta complementarietà che non perseguendo un modello autonomo femminile cattolico.

Così come sul versante degli ordini religiosi sono state studiate le tante subalternità ai corrispettivi ordini maschili ma anche le molte  iniziative di sante e fondatrici.

Ora si tratta di indagare come, sia in situazioni collettive ma più spesso in relazioni private, alcune di particolare rilievo anche pubblico, altre restate rigorosamente intime, le  specifiche “virtù” della religiosità femminile influiscano e in che direzione sulla spiritualità maschile.

Certo in primo luogo è stato studiato il contributo pratico-fattivo femminile – da quello quasi ancillare delle suore e delle missionarie rispetto ai sacerdoti,  penso per tutte all’ordine della Consolata di Torino, a quello emblematicamente rappresentato da Armida Barelli, “cassiera” , ma ben di più dell’Università Cattolica. “Lei non è fatta per la contemplazione-la redarguiva Padre Gemelli- lei cucirà le nostre opere”.

In secondo luogo - opposto e complementare al primo- è stata ancora più sottolineata una qual spiritualità intimistica e mariana, mistico e sentimentale, molto idealizzata , in sostanza spesso svalorizzata quando non temuta. “Più una donna è donna e più è vicina a Dio” scriveva La Von Le Fort, suggerendo l’idea romantica di uno speciale rapporto tra donna e Dio, e dunque che dal femminile avviene una intercessione tutta particole, più intima e sicura per il cammino interiore di avvicinamento a Dio. La donna, nelle vesti di una rinnovata  Beatrice diventa il tramite più efficace  di conversione: emblematico il rapporto tra Clemente Rebora e Adelaide Coari che lo condurrà alla conversione.

 

Oltre ad indagare questi contributi specifici sarebbe tempo ormai  di ricostruire il debito che tanti uomini di fede hanno contratto nell’avere incontrato alcune donne nel loro cammino interiore.

Un dato che accomuna tante di queste figure femminili è la straordinaria capacità e curiosità nell’ intrecciare rapporti con persone e situazioni tra loro tanto diverse. Valga per tutte, emblematica di questo modello femminile novecentesco la vicenda di Suor Maria di Campello, vero centro e snodo di relazioni mondiali. Intima amica di Ernesto Buonaiuti,capofila dei modernisti italiani sarà sospettata ella stessa di eterodossia lei che non sceglie una inquadratura canonica per le donne raccolte intorno al suo eremo, distante, protetto, nascosto ma da cui passa “il mondo” come è stato molto bene ricostruito nella sua biografia spirituale da Roberto Morozzo della Rocca (R.Morozzo della Rocca , Maria dell’eremo di Campello, Un’avventura spirituale nell’Italia del Novecento, Guerini e Associati, Milano 1999). Rapporti di amicizia con don Primo Mazzolari, Ambrogio Donini , padre Davide Maria Turoldo  e fuori dall’Italia con Gandhi e Schweitzer.

Una vocazione ad essere irradiazione di rapporti è ben presente nella figura di don De Luca che diventa punto di incontro di straordinarie figure femminili che entrano in relazione tra loro tramite lui. Ce ne parla in questo lavoro Vanessa Roghi , dottoranda presso la Università di Cagliari che sta studiando la figura di una di queste donne, la prima che Don Giuseppe incontra e che non abbandonerà mai pur tra mille allontanamenti, Angela Zucconi.

Ma noi ci vogliamo occupare anche di come queste influenze e rapporti abbiano pesato nelle associazioni cattoliche , di come cioè si sia giunti , attraverso quali tensioni, alle organizzazioni miste. E quanto queste abbiano sviluppato una cultura della parità, sempre preziosa nella tradizione cattolica, a prezzo però di  impoverire la più efficace espressione autonoma delle donne.

La dott.ssa Cristina Luccioli ci offre qui una interessante sintesi della sua brillante  tesi sull’emblematico caso di scontro all’interno dell’Azione cattolica intorno alla prorompente e prepotente figura di Armida Barelli che volle accorpare la componente femminile della Fuci nella Azione cattolica femminile  destando più di una opposizione.

Si tratta - per concludere – di ribaltare in parte l’ottica con cui abbiamo studiato il problema fino ad ora: non più solo vedere cosa le donne hanno dato alla chiesa e alla religiosità novecentesca, ma quanto il mondo religioso maschile sia cambiato nell’incontro con loro. Non solo quanto le donne ritrasmettessero fuori, di ciò che apprendevano nei confessionali, ma di come i confessori - fossero eccellenti preti come don De Luca o semplici parroci di provincia - abbiano finito con il modificare la loro antropologia, prima che la loro teologia, la comprensione del mondo secolarizzato nell’ascoltare la saggezza pratica e, insieme, il rigore spirituale di tante donne.

 

 

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