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Donna-panda, addio

LUCIA ANNUNZIATA

 

C’è qualcosa di liberatorio in quello che sta succedendo alle donne. Hillary, Sarah, Emma. Dai podi delle Convenzioni americane a quelli della Confindustria italiana, le donne arrivate al potere vengono sinceramente e vigorosamente attaccate. Qualcuno ci riprova a evocare il maschilismo, ma, francamente, a quel livello di potere e in questa versione, a destra come a sinistra, possiamo dire con tranquillità che si tratta di un’arma spuntata. Vedo che molte si indignano, ma questa ondata di critiche dovrebbe essere invece celebrata per quel che è: una chiara indicazione che la questione donna non è più nel cerchio magico delle aree protette, nella zona panda, nel circuito delle minoranze, nel dibattito di valori astratti. È divenuta una normale discussione sulla gestione del potere e la capacità di chi lo gestisce. Benvenute, dunque, ragazze, alla maggiore età e all’uguaglianza della lotta politica.

Prendere o lasciare, questo è l’insegnamento che ci viene da quelle che appaiono, insieme, le due settimane migliori e peggiori nella vita di alcune figure femminili. Un tratto comune lega infatti tra loro vicende apparentemente lontanissime. Della storia di Hillary, così esposta, non abbiamo nulla da ricordare ai nostri lettori/lettrici, se non come è finita. L’essere donna non è bastato nel caso della Clinton a superare i limiti di una piattaforma politica; in compenso la carriera di Hillary è tornata a brillare proprio quando alla Convenzione democratica ha messo da parte il corsetto femminile per divenire il kingmaker di Obama. Ha trionfato cioè quando ha rinunciato a brandire la rivendicazione delle donne, ma ha fatto l’unica scelta responsabile per un politico: unire il partito, unire il voto, diventando così una figura con cui Obama dovrà fare per forza i conti. Dopo quel discorso - come abbiamo già scritto - c’è una donna in meno e un politico in più sulla scena mondiale. Come tale la giudicheremo, e del resto lei stessa ha voluto così.

C’è stata poi Sarah Palin, la cui selezione ha funzionato da prova del nove (se ce ne fosse stato bisogno) del fatto che non si tratta più di una questione donne. Se McCain intendeva mostrare la modernità dei repubblicani e lanciare un ponte al voto femminile rimasto scontento dalla esclusione di Hillary, ha dovuto ricredersi subito: le donne democratiche hanno fatto a pezzi la bella Sarah; la poderosa Maureen Dowd (già aspra critica di Hillary e del femminismo hillarista) l’ha ribattezzata «Trophy Vice» (Trophy Wife è la seconda moglie, più giovane e più bella della prima); i media tutti, inclusa la militante di destra Fox Tv, le hanno scaricato addosso l’esilità del suo curriculum, come del resto già fatto con Obama (che al confronto sembra Churchill, è stato scritto); infine sul New York Times Garry Wills, editorialista principe di tutti i conservatori, alla vigilia del suo discorso alla Convenzione le ha chiesto di ritirarsi: «Forse il Governatore Palin», rendendosi conto della sua inadeguatezza, ma anche «per minimizzare la sua stessa umiliazione, dovrebbe ritirarsi prima di essere nominata, e lasciare libero il senatore McCain di scegliere qualcuno con maggiore esperienza».

 

Infine Emma Marcegaglia. Su un palcoscenico molto meno visibile, sta anche lei sperimentando una tempesta perfetta: a pochi mesi dalla ovazione che ha accolto la sua nomina a presidente della Confindustria, è aspramente criticata, persino nel suo ambiente, per il conflitto di interessi in cui è caduta accettando come imprenditrice di partecipare alla cordata Alitalia.

 

Sono forse prova di maschilismo questi attacchi? Al contrario: queste donne vengono attaccate per quello che fanno, cioè per le loro capacità o incapacità. Qualcuno avrebbe accettato un vicepresidente uomo, un Hillaro, che tentava di fare le scarpe al presidente, o un vicepresidente, Saro, che non ha altra esperienza se non quella di gestire uno Stato di 670 mila abitanti? Così per Emma Marcegaglia: un Emmo sarebbe stato certamente criticato di fronte alle stesse scelte di conflitto di interessi; dovremmo scusarla invece perché è la prima donna a capo della Confindustria?

 

In questo senso, quel che succede è, appunto, il raggiungimento di una maggiore età e di una cittadinanza vera per le donne: essere giudicate non per il fatto di portare una gonna, ma per il merito; per quello che si sa fare, non perché si è rosa.

D’altra parte, questo è un processo avviato da tempo: la Royal ha perso perché era politicamente debole la sua proposta, mentre la Merkel è senza discussione il politico più autorevole d’Europa, in quanto la più abile di tutti, e anche se va a fare la spesa ed è stata colta una volta in costume da bagno a nessuno viene in mente di attribuirle meriti in quanto «donna». Un processo sano, che ha liberato le ingessate relazioni femminili, bloccate dalla vecchia convinzione che le donne in quanto tali si devono sempre difendere tra loro. L’altra metà del cielo oggi ha sviluppato una forte e limpida lotta politica al suo interno: contro Ségolène scese in campo un gruppo di autorevoli donne del Ps francese e le loro critiche si rivelarono preveggenti; negli Stati Uniti donne di destra e di sinistra si attaccano come belve; e anche nella nostra Italia, dentro gli stessi partiti, le donne si sono divise sul merito di una nomina o un’altra, sulla base delle capacità di ciascuna. Tutto questo costituisce il passaggio dal corporativismo femminile alla cittadinanza completa. Stesse opportunità degli uomini, stesse responsabilità, stesse botte. Ma anche stesso giudizio di merito. Un entusiasmante traguardo di alla cittadinanza completa. Stesse opportunità degli uomini, stesse responsabilità, stesse botte. Ma anche stesso giudizio di merito.Un entusiasmante traguardo di vera uguaglianza.

 

 

Non vogliamo difendere e/o proteggere le donne. Dobbiamo dare loro l’opportunità di essere considerate persone alla pari degli uomini. Quale considerazione per le donne che non hanno tale opportunità e rimangono paghe delle esaltazioni (talvolta perfino dalle botte) maschili, tutte confezionate da lor signori?

Per chi avesse ancora dubbi sulla nostra posizione riguardo alle donne, sappia che siamo nello stesso spirito di Lucia A.


 

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