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Tutti gli organismi sono soggetti a trasformazione della loro forma di vita.
Le istituzioni umane si comportano nello stesso modo ed in particolare quelle
religiose:
Nella prima fase i catecumeni della chiesa in embrione, essendo in generale gli
ultimi di una società, concentrano la loro teologia sull’ unicità dell’individuo
e la propria prassi sull’ accoglienza di quanti sono portatori di una umanità
negata.
Nella seconda fase, la chiesa neonata lascia scorrere la vita e l’umanità
indistintamente ammessa e l’individuo conta veramente nella sua singolarità.
Con il passare dei secoli la società diventa più complessa e le forme in cui
essa si organizza richiedono dall’individuo uno sforzo sempre superiore, una
sorta di gincana, per affermare la propria richiesta di una gioia unica e
propria.
Non mi interessa in questa sede analizzare come reagiscono le istituzioni civili
e mi occuperò della chiesa cattolica:
La chiesa, di fronte a ciò si sgomenta e si converte dall’individuo alla
comunità che riassorbe l’individuo: si creano formule, riti, regole, steccati
entro cui l’individuo è obbligato a trovare non la propria esclusiva felicità,
ma una contentezza astratta e a-problematica che si fonda sull’essere parte
della comunità.
Per questo dalle culture più arcaiche la chiesa cattolica riprende il senso di
vergogna, per emarginare il “ribelle” a meno che questi non accetti di fare
ammenda, di riconoscersi deviante, di sacrificare la richiesta di vita autentica
in cambio della riammissione nella comunità: una comunità in cui la vita è morta
perché la chiesa cattolica è diventata setta. Concetta Centone, San
Donà di Piave
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La voglia di conoscere la propria storia è qualcosa che diventa importante
nel momento in cui si vuole circoscrivere la propria identità. La storia ci
appartiene, è quella che ci costituisce come soggetti consapevoli e capaci di
agire ed interagire con il nostro tempo. Ogni volta che un gruppo di persone
inizia un percorso di crescita, non può prescindere dal fare un preciso e
sostanziale richiamo alla propria storia, a ciò che costituisce il presupposto
del loro pensare e del loro agire.
Definirsi, oggi, cristiani assume "sapori" molto diversi, proprio in relazione a
quanta consapevolezza c'è della propria storia, dello sviluppo del proprio
pensiero, di quello che possiamo definire come le proprie radici.
Essere cristiani oggi può essere l'espressione di una omologazione generale
nell'ambito del mondo occidentale, ma anche la sfida culturale e di vita nei
confronti di una società che ha perso di vista la propria identità storica o, al
contrario, che si vuole riappropriare della propria identità storica negando il
pensiero cristiano come elemento spurio.
Sta di fatto che oggi c'è un chiaro insorgere di "ritorni" alle forme
"religiose" o di "fede" proprie delle popolazioni precedenti alla inculturazione
cristiana. Il mondo Celtico, il ripensare teologicamente ed eticamente alla "Dea
Madre" come ritorno alla natura nella sua dimensione divina e datrice di vita,
il ritorno a filosofie spirituali proprie di mondi a noi lontani, come anche
l'espressione più radicata del ritorno ad una visione secolare, che ha come
fonte gli "dei aviti", privata di ogni mondo e vita ulteriore, ci ricolloca
pienamente nel mondo dei primi secoli del cristianesimo.
Essere cristiani oggi può essere, quindi, il riprendere la dimensione di sfida e
di predicazione capace di portare un messaggio pieno di liberazione al mondo ed
alla società, oppure semplicemente una etichetta che ci consente di stare in una
dimensione omogenizzata della propria esistenza. Stare nella maggioranza!
Sono una cristiana! Lo sono a partire da cosa? Qual è il fondamentale che mi
definisce come tale?
Non si pensi che la fede possa essere quel fondamentale. Dichiararsi cristiana/o
non implica una dimensione di fede, ma piuttosto un modo ed un pensiero che
riflette sulla propria fede, la conosce e la indirizza a partire da presupposti
specifici, culturali, rituali, di pensiero. Dire che si è cristiani è quindi
richiamare la propria fede a questi elementi, da questi partire, con questi
sostanziarla. Non è la fede che sostanzia questi elementi storici e culturali,
ma è la cultura e la storia che sostanzia la nostra fede di persone cristiane,
facendoci affermare alcune cose, invece che altre.
Ma per fare questo, e per farlo con cognizione di causa, diventa necessario
investigare la nostra storia cristiana, comprenderla, e riconoscerci in questa.
Non è un procedimento etico, ma storico. In questa investigazione non ci porremo
come storici, ma solo come persone che desiderano comprendere al meglio delle
proprie possibilità la loro storia, la loro identità e dignità di persone che si
riconoscono.
Il cristianesimo si struttura in una quantità infinita di organizzazioni
ecclesiali, e questo fin dall'inizio. Potremmo dire con diversi studiosi della
storia del cristianesimo, che all'inizio vi era la diversità, poi c'è stato il
tentativo di uniformità. Ma l'uniformità non è espressione né dimensione della
realtà storica del cristianesimo.
Il cristianesimo imprime un pensiero che si sviluppa in un processo evolutivo
che trova i suoi presupposti nella lettura nuova e diversa della Scrittura, e
che produce la variegata molteplicità del Nuovo Testamento.
Ma il cristianesimo nasce prima del Nuovo Testamento, in un periodo in cui la
elaborazione è altissima e nel quale si vengono a definire i presupposti
teologici ed organizzativi delle varie chiese, e che saranno matrici per tutta
la storia della chiesa nel suo complesso.
Diciamo che con la formazione del Nuovo Testamento, il cristianesimo traccia in
modo definitivo il proprio sistema, dal quale non si staccherà per quanto lo
ridefinisca e lo ridiscuta, per quanto né fornisca nuovi sviluppi di tipo
ecclesiastico. Ma la fonte rimane quella e quella la matrice di ogni sviluppo.
Appare chiaro che tale matrice, ovvero il Nuovo Testamento, nei fatti è il
tentativo di armonizzazione del pensiero ebraico, riletto alla luce della
messianicità, con il pensiero greco e nel tentativo di assumere una qualche
legittimità nei confronti del mondo Romano.
Darianna Saccomani
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