Il 10 maggio la redazione scriveva così:
La redazione è perplessa. La lettera sembra troppo costruita. C'è di tutto. possibile che i dati s'intreccino così - si fa per dire - a perfezione? Ma non sappiamo mettere da parte una lettera che, se fosse di una donna (e di un prete) in carne ed ossa, implorerebbe aiuto.
Che cos'è l'onestà per questi due? E quale rapporto c'è tra una vita tanto ingarbugliata e la vocazione al ministero presbiterale? Lasciamo posto alle risposte spontanee. Ma confessiamo che una simile storia ci lascia la bocca amara. La redazione
In fondo le ultime riflessioni della redazione
***************
10/05/04
Carissime,
ho appena scoperto il vostro sito e ho intravisto una luce in fondo al cammino.
Sapere che ci sono tante altre donne in una situazione simile alla mia mi ha enormemente confortato; e poter parlare con qualcuno mi dà speranza in un conforto possibile.
Vi racconto brevemente la mia storia.
Ho 33 anni, e da quando ne avevo 20 sono innamorata pazzamente di un sacerdote. All'inizio lui non sapeva nemmeno che io esistessi, poi sono riuscita, lentamente, a farmi conoscere . e amare.
Sono circa 8 anni che stiamo "insieme", ma in modo del tutto anomalo. Lui sin dall'inizio ha voluto chiarire che non avrebbe MAI rinunciato al sacerdozio per me, e a me andava bene così: non avevo neanch'io il coraggio di espormi
E' iniziata così una doppia vita: da una parte io avevo ragazzi "normali" con cui uscire, divertirmi e vivere alla luce del sole, dall'altra mi ritaglio delle parentesi speciali per stare con Lui. Sono dei momenti intensissimi, clandestini e "pericolosi": tra noi non c'è solo sesso, anzi, quello è solo il coronamento di un'intesa totale, intellettuale ed emotiva. Passiamo ore a parlare, a leggere insieme, a discutere di teologia ed esegesi, ci capiamo con un sorriso e siamo in sintonia completa.
Avete presente il mito di Platone? Diceva che in origine gli uomini avevano quattro gambe, quattro braccia e due teste, ed erano potentissimi. Per questa ragione peccarono di superbia, e Giove li volle punire: li tagliò a metà, raccolse i lembi della ferita nell'ombelico e voltò loro la testa in modo che, guardando sempre la cicatrice, non potessero dimenticare la punizione subita. Da allora gli uomini vagano, alla ricerca dell'altra metà, per ricostruire la perduta completezza. Ma è difficilissimo trovarla, perché potrebbe essere dispersa in un altra epoca, o in un altro continente. E allora gli uomini diventano tristi, insoddisfatti e inquieti: a volte si accontentano di una metà qualsiasi, ma ciò è fonte solo di frustrazione e noia.
Ci sono però dei casi eccezionali e rarissimi, nei quali, per circostanze fortuite e strane, le due metà un giorno si incrociano: immediatamente si riconoscono, si abbracciano, si stringono e non si lasciano più, nemmeno per un istante. Ecco, io sono convinta che io e il mio Lui eravamo, un tempo, una cosa sola e dopo il taglio abbiamo rischiato di non trovarci mai. Ma la sorte ha voluto darci una possibilità, e noi l'abbiamo colta.
E allora direte: qual è il problema?
Il problema c'è, eccome!
Nel frattempo io mi sono sposata e l'orologio biologico ha iniziato a ticchettare . DESIDERO UN FIGLIO!
Naturalmente il mio sogno sarebbe che il padre di io figlio fosse Lui, ma non potendolo essere ufficialmente, mi faccio un mucchio di problemi etici e non solo. Lui non è particolarmente interessato ad una paternità biologica e comunque non potrebbe seguire questo bimbo nella sua crescita.
Quindi dovrei concepirlo con Lui ma fingere che il padre sia mio marito. Ma riuscirei a gestire un segreto così grande? E sarebbe giusto per il bimbo? Le alternative sono: rinunciare alla maternità o concepirlo con mio marito.
Cosa fare?
E poi: se avessi un figlio, con Lui sarebbe la stessa cosa? soprattutto se non fosse suo?
Il mio desiderio di maternità è grande, ma è più grande il mio amore per Lui. Ma se rinunciassi alla maternità, tra qualche anno me ne potrei pentire?
NON SO COSA FARE
Ho creato un indirizzo mail anonimo, al quale, se qualcuno mi volesse rispondere per un consiglio, Federica
***************************************
10/05/04
Rispondo alla lettera di Federica datata 10 maggio.
Ti chiedo innanzitutto di perdonarmi se dovessi esprimermi duramente o dovessi urtare la tua sensibilità.
Sono una di quelle tante donne che si trovano in una situazione simile alla tua. Devo dire che la tua lettera mi ha lasciato una sensazione strana, direi dolorosa. Mi sono interrogata a lungo su cosa esattamente mi avesse procurato questo stato d'animo. Posso dirti che non riesco a comprendere cosa ti abbia spinto a crearti una situazione di facciata, con una persona che non è quella che ami. Immagino che tu ti sia sposata in chiesa o, comunque, abbia preso un preciso impegno verso tuo marito. Con quali premesse?
Il tuo matrimonio è formalmente nullo. Mentre pronunciavi il tuo "si", amavi un altro. Mi rendo conto, anche nella mia situazione, questo rischio c'è, esiste, è concreto. Ho 36 anni, sono innamorata di un sacerdote, che ricambia il mio sentimento, ma punisce me e se stesso con lunghissimi silenzi. Credi che non ci abbia pensato? Ora mi trovo un uomo serio, affettuoso, intelligente, rispettoso, che mi voglia bene e sia in grado di darmi i figli che desidero.
Beh, ci ho pensato e mi sono risposta. Non va. Non mi interessa.
Cara Federica, mi sento sola, senza di lui mi sento sola, ma non riuscirei MAI a dormire con un altro. Finché il mio cuore sarà (a torto o a ragione - chi può dirlo) pieno dell'amore che provo, non ci sarà spazio per condividere la mia vita con un'altra persona.
Ciò non toglie che sia circondata da molti amici, da molte persone care, ma, tu mi insegni, non è la stessa cosa. Quando la sera, da sola a casa, penso a come potrebbe essere, a come vorrei che fosse, penso anche ad una ipotetica famiglia, a quanto vorrei che diventasse mio marito, a quanto vorrei che fosse il padre dei miei figli. E ci penso proprio in funzione di ciò che provo, diciamo, la logica conseguenza. Vorrei che i miei figli non fossero il risultato di un ticchettare biologico, ma il risultato di una scelta d'amore. Se l'uomo che amo è quello che il Signore ha scelto per me (e, purtroppo, ancora non ne ho la certezza) e riusciremo insieme a farci coraggio, ad uscire allo scoperto a diventare capaci del Suo amore, i miei sogni si avvereranno. Ma se così non fosse, la mia unica alternativa sarà staccarmi da lui, aspettare che il tempo aiuti a sbiadirne il ricordo, confidando nell'aiuto del Signore che, se vorrà, mi porrà dinanzi alla vera "mezza mela".
Quanto al desiderio di maternità, credimi, non ha senso fine a se stesso. Avrebbe senso, secondo me, se sia tu che il sacerdote che ami foste d'accordo, e prendeste questa decisione insieme per crescere vostro figlio in una situazione il più possibile serena. Ma così non è, a quanto pare. Dare a tuo figlio un padre che non ami? La risposta mi sembra superflua. Inoltre, concepire un figlio con il sacerdote, fingendo che sia di tuo marito...... Tuo figlio non merita questo. Nessuno lo merita.
Ti abbraccio, Stefania
********************
Carissima Federica,
Ho letto la tua lettera e la risposta che Stefania ti ha dato e mi permetto di aggiungere qualcos'altro...
Capisco che cosa vuol dire amare profondamente e soprattutto avere "paura" di perdere la persona oggetto del nostro amore...ma c'è un fatto! Quando cominciano ad andarci di mezzo altre persone, la cosa assume dei connotati che esulano da ciò che l'amore dovrebbe essere e cioè libertà nell'onestà verso se stessi ma anche verso gli altri...
Tu dici che ti sei sposata pur amando lui ma ciò, scusami la crudezza della frase, non è prendere in giro e giocare col sentimento di un altra persona che comunque ha deciso di condividere la sua esistenza con te? E poi un figlio si fa in due! Cioè due persone che camminano insieme e condividono un progetto di vita assieme e in maniera esclusiva!
Dici anche che vi amate profondamente e siete fatti l'una per l'altra, ma lui non riesce a fare una scelta coraggiosa... l'amore chiede coraggio!
Dio dice ad Abramo: "Esci dalla tua terra e va dove ti indicherò..." che tradotto vuol dire, lascia le tue sicurezze, ciò che ti sei costruito e affronta coraggiosamente il cambiamento.
Io non posso darti suggerimenti, ma posso dirti ciò che io non farei e, detto in confidenza, è la cosa che veramente non vorrei mai sentire da lui....Se un giorno dovesse solamente propormi direttamente o indirettamente una doppia vita, io NON accetterei, (e Dio solo sa quanto lo amo!) Perché crollerebbe il principio stesso dell'amore autentico, che come ripeto non è fatto di sotterfugi, ma esige coerenza con la sua stessa essenza che è quella della donazione RECIPROCA ed esclusiva di sé nella libertà e nell'onestà, solo così è degno di essere vissuto...e chi si ostina (in nome della propria vocazione) a mandare avanti situazioni ambigue per propria comodità, sfrutta la persona che dice di amare e quindi scivola nell'egoismo...Capisco che tanti fattori (non solo vocazionali) possano spingere a tali comportamenti: la paura del futuro, la paura di non essere più considerato e magari diventare un reietto nella chiesa cattolica, e altri motivi ancora...Ma comunque l'amore esige coerenza. Ci sono molti preti che si sono trovati in braghe di tela per aver lasciato il sacerdozio ed essere stati coerenti verso la donna che amavano e verso Dio...uomini coraggiosi e degni di ogni stima, che hanno trovato anche donne coraggiose disposte a stare accanto al proprio uomo fin sulla croce, ma anche a dire "no" all'ambiguità!
Ciao, Joelle
*****************************
Carissima Federica,
non pensare che nelle mie parole non ci sia comprensione. Anche nel mio precedente intervento non intendevo rivolgerti accuse o puntare il dito. Non voglio lanciare anatemi o aumentare un senso di colpa che già lascia ampi segni nella tua vita.
Che tu non intenda lasciare D. mi sembra chiaro. E, a mio avviso, comprensibile (anche se probabilmente la redazione non sarà d'accordo con questa affermazione). Ritengo che due persone adulte possano e debbano avere la lucidità di fare delle scelte, forse impopolari, ma che siano frutto di attente valutazioni.
Ho conosciuto proprio di recente la storia di un mio carissimo amico sacerdote, ora anziano, che vive da 40 anni una bellissima storia d'amore con una persona. Sebbene lui fosse disposto a lasciare il ministero, hanno ragionato insieme, e hanno deciso di amarsi senza che lui dovesse rinunciare al suo sacerdozio. Sono felici. Sono l'uno accanto all'altra da una vita, per la vita.
Credo che il punto su cui dobbiamo riflettere è il ruolo di tuo marito in tutta questa situazione. Il ruolo che tu gli hai dato. Intendo dire che lui forse è convinto che tu sia a tutti gli effetti sua moglie, non sapendo che tu, nel cuore, sei la compagna di un altro.
Vorrei aggiungere un'altra piccola riflessione. Sposando un'altra persona hai rischiato e rischi, purtroppo, di fornire a D. una valida scusa per non dover/poter prendere decisioni coraggiose. E questo è un peccato.
In conclusione, non posso suggerirti il da farsi, ma posso dirti che l'amore che ho scelto prevede tre persone, io, lui e Lui. Nella tua situazione c'è un lui di troppo. Stefania
Gentile Redazione,
mi piacerebbe poter replicare agi interventi di Stefania e Joelle,
.Quando avevo poco più di 20 anni, non ero una persona particolarmente religiosa e vicino alla Chiesa: solo il caso ha voluto che conoscessi D. Sono rimasta immediatamente affascinata dal suo eloquio, dalla sua cultura e dal suo carisma. E ho scoperto in lui un profondo conoscitore della filosofia medioevale, che è stata da sempre una delle mie più grandi passioni. Così ho iniziato a chiedergli in prestito dei libri, che non si recuperavano in biblioteca e a chiedergli aiuto per tradurre determinati passi. Poco per volta mi sono accorta con sgomento che con lui mi trovavo benissimo, molto di più che con i miei coetanei (lui ha circa 15 anni più di me), che desideravo trascorrere del tempo con lui, e che il tempo trascorso insieme volava.
Lui mi trattava come una ragazzina ed si comportava in modo del tutto distaccato e freddo. E questo mi faceva soffrire terribilmente.
Lui era preso da mille attività e io ero una cosa insignificante per lui. Invece Lui invece diventava giorno per giorno più importante per me.
Io però avevo 20 anni e quindi mi sentivo attratta dai ragazzi della mia età, erano una cosa totalmente diversa da Lui, e il mio rapporto con loro era tutt'altra cosa. Quindi le due realtà non entravano in conflitto tra loro. Non mi sembrava di tradire Lui con il ragazzino di turno (con il quale si andava a giocare a bowling, a correre sui go-kart, a ballare in discoteca) né il ragazzino con Lui (con il quale si traduceva S.Tommaso o si discuteva di Erasmo da Rotterdam).
Siamo andati avanti così per parecchio tempo (anni direi) e gradatamente mi sono accorta che per lui cominciavo ad acquisire importanza.
La prima volta che Lui mi ha telefonato a casa per segnalarmi l'uscita di un libro per poco non mi veniva un ictus: ho risposto a monosillabi e con voce strozzata!!!
Le occasioni in cui era lui a cercarmi sono progressivamente aumentate. Ad un certo punto mi ha chiesto di affiancarlo nello studio e nella traduzione di un manoscritto tardo medioevale
Questa a mio parere è stata la svolta: dal momento che era ad entrambi evidente che il mio latino è MOLTO più scarso del suo, questa è stata, da parte sua, la dichiarazione implicita che desiderava una scusa per trascorrere del tempo con me.
Naturalmente ho accettato, e così abbiamo iniziato a vederci spesso. Per me erano ore di felicità pura: seduti uno accanto all'altra, chini sullo stesso testo, intenti al medesimo obiettivo.
Lui mi diceva che il mio aiuto gli era prezioso, che le mie intuizioni erano acute, che le mie osservazioni erano particolarmente brillanti: insomma mi riempiva di complimenti, e questo mi esaltava oltre misura.
Avevo iniziato a conquistarmi la stima dell'uomo che stimavo più di ogni altro, e essere apprezzata da Lui era il massimo a cui potessi ambire.
Nelle pause che facevamo per riposarci gli occhi, iniziammo a chiacchierare un po' di tutto e a conoscerci di più.
Dopo qualche mese Lui, ad un tratto, mi disse che non capiva perché, alla mia età, invece di andare in giro a divertirmi con i miei amici, perdessi tempo a tradurre vecchie scartoffie.
Era evidente che un discorso del genere era stato fatto per darmi un'occasione per espormi.
Il mio cuore iniziò a battere all'impazzata e mille parole mi si affollarono nella mente ma non sapevo quali fossero quelle giuste: per lunghi, interminabili minuti ci guardammo negli occhi e credo che questo sia valso più di mille parole. Poi Lui mi prese le mani e appoggiò la sua fronte alla mia e rimanemmo così per un tempo infinito.
Da quel pomeriggio nulla fu più come prima: lui iniziò ad aprirsi con me come non mai e a parlarmi dei suoi problemi e dei suoi turbamenti. E io feci altrettanto.
Ci veniva naturale parlare liberamente, di tutto, e ci capivamo al volo, anticipando a volte quello che stava per dire l'altro, come se tra noi fossimo telepatici.
E' stato per noi un periodo bellissimo ma anche lacerante perché capivamo che il sentimento che provavamo l'uno per l'altra era inequivocabilmente amore, ma questo ci spaventava terribilmente.
D. era dilaniato tra quello che era sempre stato, quello in cui aveva sempre creduto e la nuova realtà che si era aperta dopo che io ero entrata nella sua vita. Da una parte era consapevole che il sentimento che provava per me era incompatibile con il suo ministero, dall'altra non aveva il coraggio di abbandonare tutto e uscire allo scoperto.
Io, devo essere sincera, non l'ho mai spinto in questa seconda direzione: avevo paura che, passato l'entusiasmo dei primi tempi, lui si dovesse pentire della scelta fatta e dovesse rimproverarmi di averlo "rovinato", iniziando così ad odiarmi. D. è sempre stato, per me, a tal punto al di sopra di tutto che io ho sempre ragionato non mettendomi dal mio punto di vista, ma identificandomi nel suo. E la cosa migliore, per lui, a me è sembrata di rimanere all'interno della Chiesa, nel suo mondo, dove gode della stima e del prestigio che gli conferisce il suo abito e non diventare un reietto della società solo per venire a vivere con me
Certo questa scelta non è priva di conseguenze morali, etiche, e religiose e ne abbiamo parlato fino allo sfinimento, ma non siamo approdati a nulla di concreto.
E io? Nel frattempo ero insieme ad un ragazzo, ma dopo la svolta che aveva avuto il mio rapporto con D., mi sembrava insignificante e scialbo, al suo confronto!! E così lo lasciai. Lui però non si rassegnava, mi tempestava di telefonate, diceva di dargli un'altra possibilità ecc.. E così ci rimettemmo insieme, un po' perché mi faceva pena, un po' perché mi sentivo in colpa, un po' perché comunque era un bravo ragazzo che avrebbe potuto darmi quella sicurezza che D. chiaramente non era in grado di offrirmi
E dopo anni di tira e molla, di prendi e lascia, ci siamo sposati (in comune): sono arrivata a questo passo per sfinimento, forse, per stanchezza. E' come essere in un imbuto, e ogni passo che fai di porta inesorabilmente in avanti, non puoi tornare indietro, e i bivi che hai davanti si riducono sempre più e non puoi più scegliere.
E da allora non solo D. si sente in colpa per il sacrilegio che commette, ma anch'io per il tradimento che consumo.
Ma è più forte di me: D. non lo lascerò mai.
Adesso che ho raccontato la mia storia con più dettagli, mi sono conquistata un po' di comprensione? Federica
Ora che ti sei espressa in maniera più distesa, vediamo che non è assente in te il peso della tua situazione. Ti scriveremo privatamente appena possibile. Intanto lasciamo libero corso agli interventi liberi.
La Redazione