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Sono
furibonda dopo la maschia esibizione di nonnismo parlamentare di qualche giorno
fa. Direi solo male parole a tutti. Infatti non è che
noi femministe non avessimo segnalato il pericolo di una vendetta del
patriarcato. C'erano state avvisaglie nel referendum e nella costante
diminuzione di donne elette. Né avevamo o abbiamo da essere molto soddisfatte del centrosinistra, che esibisce costantemente
tavoli tutti o quasi di uomini.
Recentemente
il centrosinistra organizzò a Venezia un incontro tra Prodi e le associazioni
di donne e si trovò davanti a una compatta, ripetuta,
tenace e molto signorile e composta richiesta - tra molte altre cose - di
riequilibrio della rappresentanza; rispose per bocca del suo candidato a
presiedere il governo: "Toglietevi dalla testa che qualche uomo vi ceda il
posto: i posti si conquistano!". Sembra che l'articolo della Costituzione
in cui si dice che compito della Repubblica (e si presume anche dei suoi
governi) è rimuovere gli ostacoli e promuovere le persone eccetera
eccetera non sia conosciuto da nessuno.
Sono
stufa di dovere a ogni riunione (seminario, gruppo di
riviste, dibattito) intervenire petulantemente in proposito, ironizzando su me
stessa e sentendomi dire, se non riesco a condire le parole con un sorriso:
"Ma come sei cattiva!". Loro non sanno la rabbia che ho in corpo. Comunque noi non demordiamo: da circa cinquemila anni ci
dite che siamo stupide, ci dite che non serve che andiamo a scuola, che non
capiamo niente di politica, anzi siamo "per natura" inadatte alla
politica, siamo irrazionali, emotive, pettegole, amorali, insomma inferiori: se
ancora non ci avete convinte, sarà bene che cambiate registro.
Voglio
solo ricordare che potremmo svergognare il nostro establishment davanti alle
Nazioni Unite, raccogliendo firme da mandare al Palazzo di vetro, per
denunciare che l'Italia approvò allegramente all'unanimità una raccomandazione
dell'assemblea in cui si diceva che i governi e gli stati dovevano prendere
misure transitorie atte a riequilibrare in modo stabile la rappresentanza tra i
generi. Dopo pochi mesi abolì le quote: che ne dite? Alzheimer
politico? ci prendiamo il gusto di inondare le Nazioni
Unite con un fiume di firme di denuncia?
La
raccomandazione delle Nazioni Unite era fondata sugli studi delle sociologhe
del nordeuropa, che avevano scoperto che un soggetto
da tempo discriminato ha bisogno di misure di riequilibrio e che tali misure
possono essere tolte quando stabilmente la proporzione
tra i soggetti considerati (nel caso i generi) si stabilizza tra il 60 e il
40%. Se non si arriva a tale bilanciamento tra i generi (potendo anche il
genere femminile trovarsi in maggioranza) il processo non
si può considerare avvenuto.
Lidia Menapace (dal quotidiano "Liberazione" del 16 ottobre 2005)