Riflettere su Maria ci aiuta ad
essere discepole di Cristo, mandate a salvare il mondo
La mariologia
di Benedetto XVI
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di BRUNO SIMONETTO
L’integrazione della mariologia nella teologia
Una concezione mariologica autentica rimarca il "nexus mysteriorum",
l’intimo intrecciarsi dei misteri della Santa Vergine nel loro stretto legame
con Cristo e
Raccogliamo alcune "considerazioni" sulla collocazione
della mariologia nel contesto del documento
conciliare "Lumen gentium", traendole dal volumetto sulla Madonna, scritto dal Card. Joseph Ratzinger nel 1997: "Maria – Kirche im Ursprung" [in
italiano: Maria – Chiesa nascente, Cinisello Balsamo 1998].
In questa riflessione il Card. Ratzinger avverte che "non si può prescindere dalla
situazione storica della Chiesa, quando si solleva la problematica sul
significato della mariologia e della devozione alla
Madonna in genere, così come è stata recepita dal
Concilio Vaticano II."; perciò invita ad esaminare la questione delle
affermazioni mariologiche del Concilio sullo sfondo
dei movimenti che fino ad allora avevano segnato la vita spirituale della
Chiesa: quello liturgico [con il rinnovamento benedettino che si ebbe in
Europa, e soprattutto in Germania, tra le due Guerre Mondiali] e quello mariano
[tra Lourdes e Fatima, con l’apice segnata dal dogma dell’Assunta del 1950].
"Al movimento liturgico – osserva Ratzinger – si unirono saldamente il movimento ecumenico e
quello biblico, sì da formare un’unica grande
corrente. Il rinnovamento della Chiesa, a partire dalle fonti scritturistiche e dalle antiche forme di preghiera
ecclesiale [rinnovamento che costituiva lo scopo fondamentale di questi
movimenti], ebbe una prima ratifica ufficiale ancora sotto il Pontificato di
Pio XII, con le Encicliche sulla Chiesa e sulla Liturgia".
Doveva essere compito del Concilio Vaticano
II "integrare" questi movimenti, riconducendoli a
una feconda unità: "In questa faticosa ricerca – annota il Card. Ratzinger, testimone diretto delle varie "componenti
teologiche" presenti al Concilio – si ebbe la famosa votazione del 29
Ottobre 1963, vero spartiacque spirituale: si era arrivati alla questione se la
mariologia fosse da presentare in un testo a sé,
oppure da integrare nella Costituzione dogmatica sulla Chiesa [‘Lumen gentium’]". Prevalse la seconda opzione;
ma di fatto si ebbe una spaccatura dei Padri conciliari: il gruppo espressione
del movimento biblico-liturgico [con relativo
‘accorpamento’ del movimento mariano] prevalse di misura su quello che
sosteneva una mariologia autonoma dalla trattazione teologico-ecclesiale: 1114 contro 1074.
Tuttavia – lo rileva
ancora il Card. Ratzinger – "la nuova mariologia ecclesiocentrica era
estranea, e tale è rimasta, proprio per quei Padri conciliari che davanti a
tutti s’erano fatti portavoce della devozione mariana. Il vuoto che in tal modo
si formò non poteva essere colmato neppure con l’introduzione del titolo
"Madre della Chiesa" che Paolo VI propose consapevolmente alla fine
del Concilio, in risposta alla crisi che si delineava.
Di fatto, l’affermarsi della mariologia ecclesiocentrica portò momentaneamente al collasso la mariologia in quanto tale".
Postulati mariani
Stralciando [e riassumendo] alcune
importanti considerazioni che il Card. Joseph Ratzinger propone, a partire da
questa situazione evidenziata durante i lavori conciliari e, in qualche modo,
successivamente raccolta da Papa Paolo VI nell’Esortazione apostolica Marialis cultus
[del 2 Febbraio 1974], troviamo enucleati alcuni postulati che ne derivano,
espressi come segue da colui che sarebbe diventato Papa Benedetto XVI.
1] La funzione positiva
della mariologia nella teologia
"[…] In
riferimento al concetto di Chiesa, una mariologia
rettamente intesa esercita una doppia funzione, di chiarimento e di
approfondimento.
a]
b] […] Lo
stesso mistero eucaristico-cristologico della Chiesa,
che si annuncia nell’espressione "Corpo di Cristo", resta nelle sue
giuste proporzioni soltanto se racchiude in sé il mistero mariano: quello di
essere l’ancella in ascolto che, divenuta libera nella Grazia, pronuncia il suo
"fiat" e così diventa ‘sposa e quindi corpo’.
[…] Solo grazie all’elemento mariano viene pienamente
ristabilita la sfera affettiva della fede, e così conseguita la conformità
umana alla realtà del Logos incarnato".
2] Il posto della mariologia
nel complesso della teologia
"È inoppugnabile, invero, la scoperta
storico-dogmatica che le affermazioni su Maria sono
divenute necessarie innanzitutto a partire dalla cristologia, all’interno della
cui struttura si sono sviluppate. Ma
va aggiunto subito che tutto questo non costituì, né poteva costituire, una
vera e propria mariologia; rimaneva invece un’esplicazione
della cristologia.
Al tempo dei Padri [della Chiesa], invece,
l’intera mariologia era delineata
nell’ecclesiologia, senza comunque che venisse nominata
La convergenza di questa ecclesiologia
[…] con le affermazioni su Maria precedentemente
elaborate nella cristologia [convergenza che iniziò con San Bernardo
di Chiaravalle], fece fiorire una mariologia
come complesso a sé stante nella teologia. Per cui non la si
può più subordinare né solo alla cristologia né solo all’ecclesiologia.
Il discorso sulla Vergine Maria rimarca piuttosto il "nexus
mysteriorum", l’intimo intrecciarsi dei
misteri nel loro reciproco essere-di-fronte
come nella loro unità. Se lo stretto legame tra Cristo e
Ma se "Cristus
et Ecclesia"
costituiscono il fulcro ermeneutico della Scrittura
concepita come storia della Salvezza – conclude il
Card. Ratzinger –, allora e solo allora diviene
definito il luogo in cui la maternità di Maria
diventa teologicamente significativa come ultima concretizzazione personale
della Chiesa: Maria, nel momento del suo "sì",
è l’Israele in persona. È
Ne deriva che la mariologia
non può essere costruita sul semplice fatto [della maternità fisica di Maria], ma sul fatto interpretato con l’ermeneutica della
fede. Perciò la mariologia non
può mai essere puramente mariologica, perché essa si
colloca nell’insieme unitario della struttura fondamentale di Cristo e Chiesa,
come la più concreta espressione della loro connessione [cfr.
I. de
3] Mariologia,
antropologia e fede nella creazione
"Procedendo ancora più in profondità, risulterà che la mariologia
esprime di per sé il nucleo di ciò che è la "storia della Salvezza",
superando d’altro canto una pura e semplice concezione storico-salvifica.
Se essa viene
riconosciuta come parte essenziale nell’ermeneutica della storia della
Salvezza, ciò significa che ad un equivocabile "solus
Christus" si contrapporrà la grandezza
autentica della cristologia, la quale deve parlare di un solo Cristo, ma che è
"capo e corpo", che abbraccia cioè la creazione redenta nella sua
relativa autonomia. Allora però lo sguardo si allunga ad di
là della storia della Salvezza, perché di fronte ad un’attività efficace unica
di Dio si è indotti a tenere in conto la realtà della creatura, che è da Dio
chiamata ad una risposta libera e ne è resa capace.
In mariologia
diventa chiaro che la dottrina sulla Grazia non termina col ritiro della creazione ma, al contrario, è il "sì"
definitivo alla creazione stessa: la mariologia
diventa così garanzia dell’autonomia della creazione; garanzia della fede nella
creazione e sigillo ad una dottrina sulla creazione
rettamente intesa. Emergono, a questo punto, esigenze e compiti che sono stati
finora appena sfiorati [nella nostra analisi].
a] Maria
si presenta nel suo fedele essere-di-fronte
all’appello di Dio come rappresentante della creazione da lui interpellata e
della libertà della creatura che nell’amore non svanisce ma si realizza. È lei
la rappresentante dell’uomo salvato e libero; ma proprio in quanto donna, cioè nella sua determinazione corporea: il ‘biologico’ e
l’umano sono inseparabili, così come lo sono l’umano e il ‘teologico’ […].
E poiché la determinata caratterizzazione
biologica dell’umano ha la sua realtà più evidente nella questione della
maternità […], la conservazione della creazione è
legata particolarmente proprio alla donna; e colei nella quale il ‘biologico’ è
teologico’ – grazie alla divina maternità – è in modo
particolare il punto di riferimento da cui ogni strada si diparte.
b] Alla
stregua della maternità, la verginità di Maria è
conferma dell’umanità del ‘biologico’, della totalità dell’uomo davanti a Dio e
dell’inclusione del suo essere-uomo come maschio e femmina nell’escatologica
esigenza e speranza della fede. Ora, non è un caso che la verginità […] venga primariamente formulata a partire dalla donna,
considerata l’autentica ‘guardasigilli’ della creazione, e che trovi in lei la
sua forma decisiva e completa, dall’uomo, in certo qual senso, solamente
imitabile. [Sull’unità tra biologico, umano e
teologico, cfr. I. de
Le considerazioni fin qui svolte [nei tre
"postulati mariani" dello studio del Card. Joseph
Ratzinger, riassunti in modo sommario] permettono di
chiarire la struttura della devozione alla Madonna, come la intende il grande teologo tedesco.
Ci torneremo sopra, mentre ci auguriamo che
ulteriori sviluppi del prezioso magistero mariano,
parlato e scritto, di Papa Benedetto XVI arricchiscano le nostre conoscenze mariologiche e accrescano la nostra devozione alla Madre di
Dio.
Bruno Simonetto