SOLO UN DOTTORE DELLA LEGGE NON SA
 di Primo Mazzolari

Solo un Dottore della Legge non sa che il primo comandamento è quello dell'amore! Se Cristo avesse passato la domanda del Fariseo alla folla che lo circondava, si sarebbe sentito rispondere in maniera da strappargli una volta di più la preghiera che conosciamo: "Ti ringrazio, Padre, che hai taciute queste cose ai sapienti e le hai manifestate agli umili".

V'è quaggiù un sapere disgraziato, che man mano cresce, si distacca vieppiù dal cuore, perdendosi in un vuoto concettualismo tanto più supponente quanto meno comprensivo.

 Anche lo studio della religione non va esente da codesto pericolo: direi che per un teologo la tentazione è più insinuante che per qualsiasi altro studioso, poiché è molto facile immaginare l'Ineffabile più docile al travaglio dell'intelletto che a quello del cuore.

Certe mescolanze con l'umano paiono troppo indegne delle cose divine, come se la Rivoluzione non fosse un piegarsi del divino all'umano, come se Dio non toccasse il vertice della sua esultante carità nel mistero dell'Incarnazione.

 Le hanno paragonate certe costruzioni della nostra teologia alle cattedrali che sorsero contemporaneamente o subito dopo le Somme. C'è, infatti, la stessa audacia e la stessa misura, lo stesso slancio verso la luce e la stessa penombra. Ma ogni pietra di quelle ha tuttora una voce nella preghiera o nel silenzio di una folla, che pur mutando di volto o di lingua, di fede o di passione, rimane sempre la plebs sancta del Dio Vivente.

 Mentre le cattedrali del pensiero non hanno da secoli che radi fedeli, e anche quelli distratti o freddi in una contemplazione senza fiamma e senza novità: poiché nessuno oserà chiamare novità la riduzione a schemi o a formule di quella gigantesca costruzione che fu la teologia medioevale, ove se l'in-telligenza ha tracciato il disegno architettonico, il compimento venne affidato all'uomo intero.
L'ignoranza religiosa, giustamente deplorata come la prima "causa dell'attuale diserzione cristiana, più che un'ignoranza della dottrina, è un distacco dal significato umano di essa e della inesausta fecondità della sua azione rinnovatrice.

Quand'anche riuscissimo a rendere più facile e generale la conoscenza dottrinale, superando con una più intelligente presentazione l'istintiva ripugnanza della nostra generazione per le cognizioni astratte, non dovremmo illuderci d'aver risolto la crisi religiosa del nostro tempo.

L'unico risultato sarebbe quello di aumentare considerevolmente il numero dei Dottori della Legge, vale a dire di coloro che, pur sapendo tante belle cose, hanno disimparato il comandamento che ricapitola la Legge e i Profeti.

Il Credo come conoscenza qualunque non costa molto: ciò che veramente costa, perché impegna anima, mente, cuore, è il credo come conoscenza di vita.

"Siate facitori della Parola e non soltanto uditori, illudendo voi stessi. Perché, se uno è uditore della Parola e non è facitore, è simile a un uomo che mira la sua naturale faccia in uno specchio: e quando s'è mirato, se ne va e subito dimentica qual era" (Giacomo 1, 22-24).

 Lungo la strada di Cesarea di Filippo, anche Pietro, guidato dallo Spirito, seppe dare di Cristo la più esatta definizione. Il che però non è bastato a trattenerlo, a poca distanza di tempo e davanti a una femminuccia, di rinnegare il Maestro, per tre volte e con giuramento: - Non conosco quell'uomo -. Quando il Risorto riaffiderà a Pietro la missione di "pascere pecore ed agnelli", invece di una definizione, chiederà a Pietro una triplice dichiarazione d'amore: - Simone di Giovanni, mi ami tu più di questi? - Sì, Signore, tu sai ch'io ti amo -. La Basilica Vaticana è costruita sopra una tomba che conferma nei secoli come la fede che tiene per il tempo e per l'eternità è una conoscenza "con tutto il cuore".
20 Settembre 1942

 
(Da Primo Mazzolari, Commenti al Vangelo, Edizioni della FONDAZIONE DON PRIMO MAZZOLARI - via Castello 15 I-46012 Bozzolo-MN)