Riprendiamo il dialogo con Matilde
Non conosco le tue risposte a quanto pubblicato nel sito il mese scorso. Ti abbiamo scoraggiato, anche perché ha fatto difetto per un certo periodo, per necessità di cose, la corrispondenza privata?
Trovo stimolanti i tuoi interventi e spero che vorrai riprendere la corrispondenza. Sono infatti convinta che la pubblicazione di casi personali sia di stimolo ad altre persone a togliersi dall’isolamento, a collaborare, a far sì che l’aiuto reciproco, l’amicizia possibilmente, un vero dialogo, facciano da contrappeso alla cortina di silenzio voluta da chi vorrebbe eludere la verità….
Attendendo un tuo scritto, Ausilia
Ecco quanto precedentemente pubblicato:
Stralci di corrispondenza e (leggi alla fine) la messa a fuoco del
nuovo argomento:
03/11/05
Buongiorno a tutte/i Voi e complimenti per il sito!
Da tutte le testimonianze che leggo da cinque anni a questa parte, ci sono stati solo fugaci accenni a “storie” nelle quali sono coinvolte donne sposate e sacerdoti… Perché non vengono fuori? Sono poche o non si sentono rappresentate? Pensate che ci sia meno sofferenza?
Grazie e saluti, Matilde
Seguono scambi e precisazioni identitarie. Ecco una risposta di Ausilia:
Il caso di cui tu mi parli merita attenzione; e non si può omologarlo ad altri. Per quel che ne so per esperienza indiretta, ho l'impressione che si veda nell'uomo del sacro un correttivo ad una vita di routine insoddisfacente. L'attrazione per il mistero del prete è forte, appunto, perché si insinua il fascino del numinoso. C'è molto da approfondire su questo argomento.
Spero non ce l'abbia a male se rimando l'approfondimento dell'argomento al prossimo numero del sito, per l'utilità che altre potrebbero trarne. E' chiaro che non violerò la tua privacy.
Grazie per avermi confidato la tua età e accennato a qualcos'altro di cui non ti faccio alcuna pressione a parlare; ci mancherebbe!
Un caro (frettoloso) saluto, Ausilia
Ed ecco un tentativo di messa a fuoco sull’argomento:
I tuoi suggerimenti giungono proprio quando pensavo di fare lo svegliarino riguardo a ciò che dici. Io penso che le sposate a preti hanno problemi, ma sono abbottonate per altri motivi che ti potrei elencare se ne avessi il tempo. Hai letto il mio libro su queste mie sorelle? Mi farà piacere se vorrai comunicare più generosamente, sempre rispettando le tue riserve. Un caro saluto, Ausilia
La precisazione di Matilde:
Ti ringrazio (..posso darti del tu!?) di avermi risposto, posso dire la verità? ...non ci speravo neppure un po’!
C'è stato però un malinteso, ossia, può darsi che non mi sia spiegata bene, ma io intendevo quelle donne sposate ad altri che nel percorso della loro vita, "inciampano" in un sacerdote e con questo intrecciano una storia....
……………………………..
Qualche briciola di me: ho 52 anni, sono sposata e appagata, ho due figli e ...una storia che non riesco a superare nonostante tutta la mia buona volontà!
Matilde
Una risposta meno frettolosa sull’argomento:
Rispondendo a Matilde, parliamo di sacro
Dunque capita,
eccome, che una donna sposata, e talvolta felicemente sposata, subisca il
fascino di un prete. Si sa, può capitare di tutto a tutte/i. Sarebbe però
sbrigativo e superficiale inserire l’argomento in quello più generale dell’amore
impossibile, mentre i distinguo sono necessari. Però non possiamo non
essere sintetici al massimo, data la vastità del tema, per altro imbarazzante.
Premessa
Chi si inoltra appena un po’ nell’argomento del SACRO ha davanti a sé una
panoramica in cui è facile individuare la possibile ambiguità nella quale ci si
muoverebbe qualora gli agenti che mediano il rapporto tra Dio e l’essere umano -
cioè luoghi, persone e atti di culto “religiosi” - occupassero tutto l’ambito
del mistero della comunione con Dio. Mistero che nel cristianesimo tocca le
radici dell’umano, innestandolo nel divino. Detto in altre parole e sviluppando
il concetto, la “buona Novella” consiste nella consapevolezza ritrovata,
attraverso Cristo, di un destino di comunione intima col Padre.
Nessuna cosa è tanto chiara nel Vangelo quanto la liberazione dagli idoli e da
ogni forma, anche indiretta, di idolatria. La Legge ebraica trova la sua vera
interpretazione nell’Esodo, e cioè nel viaggio dalla schiavitù alla liberazione
di figli di Dio. Questa nel Nuovo Testamento si esprime nei simboli che
se ne fanno strumento e accompagnamento. I sacramenti sono appunto questa realtà
spirituale e tangibile di comunione con Dio, a servizio della quale si pone la
Chiesa.
Se non si ha chiara questa impostazione, si cade nell’idolatria che assolutizza
la mediazione sacra, o all’opposto si scivola nell’illusione pseudo-mistica di
una liberazione totale affidata alla capacità umana senza bisogno alcuno di
mediazione.
La liberazione dall’idolatria non equivale alla liberazione dal sacro. Piuttosto
questo – e cioè luoghi, persone e atti di culto - deve assolvere un compito
liberatorio.E allora che ne è dell’uomo che viene definito sacro, e perciò
chiamato sacerdote? Se è vero che il suo ruolo si definisce attraverso la
funzione esercitata, grandissima dovrebbe essere la circospezione nell’evitare
ciò che è motivo di ambiguità. L’alone di sacralità di cui è comunemente
rivestita la sua figura è pericoloso, come tutto ciò che è sacro; e non perché
tabuizzato, ma perché è il tabù ad investire l’area del sacro, quando non è
gestito nell’ottica cristiana, la quale mette in primo piano l’interiorità,
vivificata dallo Spirito di Dio.
La laicità cristiana
La laicità si qualifica, non nella sua
opposizione alla categoria del religioso, bensì in virtù del riconoscimento
della dignità e autonomia della persona, senza la necessità di farla dipendere
dall’adesione ad una fede. Mentre il laicato cattolico annovera appartenenti
alle file di fedeli che svolgono il loro apostolato sotto la guida della
Gerarchia, quando parliamo di laicità denotiamo una caratteristica umana, senza
appartenenze e senza etichette. Come dice il cardinale Newmann, il vero laico
non è una variante del mondo clericale, né è un clone del clero; il suo
essere cristiano dovrà coincidere con l’essere uomo (cfr. Giovanni XXIII).
Chiamare “sacerdote” il prete, e cioè l’inviato ad annunziare il Vangelo come
gli Apostoli, porta con sé innumerevoli difficoltà di interpretazione circa i
suoi compiti.
Per semplificare c’è da dire che forse il Magistero avverte la necessità di
tutelare la sacralità del prete dagli attacchi di un certo persistente
radicalismo illuministico, che proclama l’azzeramento di ciò che si sottrae alla
ragione umana, perché la considera capace di svincolarsi dal peso storico ed
antropologico dei suoi limiti. Ma, tra l’imbrigliare tali limiti nelle tutele
istituzionali e il debellare ogni argine all’onnipotenza della ragione, dovrebbe
esserci posto per la fiducia nell’uomo, a cui non è di nocumento il senso del
peccato e della grazia.
Il prete non incarna nella sua persona il divino più di quanto non lo incarni
qualsiasi persona umana. La sua funzione ministeriale, cioè di servizio nel
diffondere la buona Novella, non può sovrapporsi ed identificarsi, sublimandola,
con la sua persona. Il prete è principalmente un uomo come tutti gli altri.
L’esercizio del Ministero non ne fa un essere sostanzialmente “diverso”.
Quanto affermato può apparire lontano dalle formulazioni dottrinali e da una
prassi esaltata ed esaltante. Ma va detto per incoraggiare il cammino storico
verso una presa di coscienza della dignità umana sempre più completa. E’ bene
che si faccia strada, nelle coscienze e nella mentalità comune, maggiore
rispetto per se stessi, nonché la dissociazione da varie forme di divismo e di
fanatismo….
La donna e il sacro
La donna, ormai da un bel po’, rivendica
autonomia e pariteticità di genere.
Quando il suo rapporto col prete inceppa nei sentieri viscosi ed intricati
dell’ambiguità del sacro, ha bisogno di liberazione. Non ci sono parole che
possano aiutarla quando cade…. in rete.
L’informazione, la complicità femminile, la solidarietà amicale possono esserle
di aiuto nella misura in cui lei stessa si aiuti. SOPRATTUTTO COMBATTENDO UN
SILENZIO CHE SA DI OMERTA’ e la isola.
Se la donna è sposata…
Riprendiamo l’argomento nel punto da dove siamo partiti. Cara Matilde, fuggi
nel modo che ti è possibile da una situazione inquietante.
Ricordati che, qualora quel prete si comportasse con te soltanto come
“uomo-maschio”, l’incanto finirebbe, presto o tardi. Tu ami in lui l’alone di
cui lo vedi circonfuso: un alone che è come la nebbia; se il sole la investe,
scompare. RICORDATENE! Uno dei motivi per cui non ci riesci, è il silenzio che
ti “segrega”. Non ti consigliamo di rivelare ai sette venti chi sei tu e chi è
lui. Ti chiediamo soltanto di cercare aiuto, fosse anche quello di uno psicologo
(tra di noi ce n’è qualcuno).
Noi CI SIAMO
Con amicizia, A. R.