Eugenia Roccella e Lucetta Scaraffia,
“Contro
il cristianesimo. L’ONU e l’Unione Europea come nuova ideologia”,
Piemme, Casale
Monferrato, 2005, pp. 214, euro 11,50.
ONU e Unione Europea hanno il loro
enfant terrible a Roma
L’ideologia anticattolica delle due organizzazioni internazionali ha un nome: “diritti riproduttivi”. Un libro la mette a
nudo. Contro di essa il Vaticano guida la
resistenza
di Sandro Magister
ROMA,
7 luglio 2005 – A fine giugno l’Organizzazione delle Nazioni Unite ha compiuto
sessant’anni. Ma l’amministrazione di George W. Bush
l’ha festeggiata a modo suo: le ha negato per il quarto anno consecutivo i 34
milioni di dollari in precedenza dati all’UNFPA, il Fondo dell’ONU per
Motivo: le politiche antinataliste
che l’UNFPA finanzia in Cina, a sostegno della
sterilizzazione femminile e maschile e dell’aborto forzato dei figli
handicappati o in soprannumero. I 34 milioni di dollari così risparmiati
l’amministrazione Bush li impiegherà
in programmi d’assistenza medica a donne e bambini poveri, e nella lotta contro
il traffico sessuale in Asia.
Negli stessi giorni, l’ONU ha riunito per un’audizione di
fronte all’assemblea generale una rappresentanza delle 13 mila organizzazioni
non governative ad essa collegate. Ma
tra le 200 ONG selezionate non ce n’era nessuna pro-vita e pro-famiglia.
C’erano invece quelle più attive sul fronte antinatalista,
tra cui
Sempre negli stessi
giorni, sull’altra sponda dell’Atlantico, il parlamento dell’Unione Europea ha
approvato con 360 voti a favore, 272 contrari e 20 astenuti una “Risoluzione
sulla protezione delle minoranze e le politiche contro la discriminazione”. In essa, la libertà religiosa è indicata come una potenziale
minaccia contro la “libera circolazione nell’Unione Europea delle coppie omosessuali
sposate o legalmente riconosciute”. A favore della risoluzione ha votato anche il deputato Vittorio Prodi, fratello di Romano Prodi,
cattolico progressista, capo del governo italiano dal 1996 al 1998 e presidente
della Commissione Europea dal 1999 al 2004.
Nel 2002, con Prodi presidente,
Anzi,
***
In Italia è uscito un libro che mette a fuoco per la prima
volta in modo diretto e documentato questa avversione
anticattolica dell’ONU e dell’UE. Il titolo è esplicito: “Contro il
cristianesimo. L’ONU e l’Unione Europea come nuova ideologia”.
Le autrici sono Eugenia Roccella e Lucetta Scaraffia. La prima, non cattolica, è stata esponente di
rilievo di movimenti femministi, la seconda insegna storia contemporanea all’Università di Roma
“Più che di un modello di comportamento sessuale diverso, ma
concettualmente analogo a quelli che l’hanno preceduto nella storia, si tratta
di una vera e propria utopia, perché si fonda sull’idea che gli esseri umani
possano trovare la felicità nella realizzazione dei
propri desideri sessuali, senza limiti morali, biologici, sociali e relazionali
legati alla procreazione. Un’utopia che ha le sue radici nella rivoluzione
sessuale occidentale degli anni Sessanta, e che risulta tuttora indiscussa anche se non sembra aver mantenuto le sue promesse.
Un’utopia che ne riecheggia un’altra, di infausta
memoria: che la selezione dei nuovi esseri umani possa creare un’umanità
migliore, più sana, più bella.
“L’imposizione di questa utopia ai
paesi del Terzo Mondo sembra costituire lo scopo principale dell’attività di
molte organizzazioni internazionali, e condiziona aiuti finanziari e rapporti
diplomatici.
“A questa si affianca, anzi, ne è il
logico complemento, l’utopia irenica di chi crede che solo l’abolizione delle
religioni – soprattutto quelle monoteiste – possa realizzare la fine dei
conflitti per l’umanità. Si tratta di un pensiero così diffuso e così ben
radicato che non si può facilmente mettere in discussione, soprattutto nelle
sedi internazionali. E chi osa farlo, come
** *
Il libro è tutto da leggere. Basta qui
richiamarne alcuni spunti di particolare interesse:
l’indebolimento negli anni, attraverso successive varianti, della carta dei
diritti universali del 1948, ove ad esempio
l’originario diritto di “cambiare religione” si riduce ad “avere o adottare una
religione” e infine, nel 1981, solo ad “avere una religione”;
la tesi delle organizzazioni
dell’ONU secondo cui la famiglia “rappresenta l’istitituzione
per eccellenza ove si definisce la subordinazione femminile” e quindi va
combattuta e tendenzialmentre smantellata;
l’invenzione e la messa in opera
su vasta scala della formula “salute riproduttiva”, secondo cui “il diritto
alla vita è riservato solo alle donne, mentre una politica di severo
contenimento demografico si oppone alla nascita dei figli”;
la dettagliata ricostruzione del
sostegno dato dall’ONU – e anche da esponenti cattolici – a “eventi e organismi
interreligiosi finalizzati a sostituire le religioni tradizionali con una
religione unica, mondiale, basata sulla dichiarazione dei diritti dell’uomo”;
la decisione della Santa Sede,
annunciata nel 2000, di sospendere il proprio
contributo finanziario all’UNICEF,
perché “trasformato da baluardo in difesa dei bambini e delle madri in ennesima
agenzia per il controllo delle nascite”;
i ripetuti attacchi della
commissione sui diritti umani del parlamento
l’intreccio strettissimo, fin
dal primo Novecento, tra antinatalismo ed i casi
esemplari di Iran, Cina, India, Bangladesh, dove la
povertà e l’assenza di meccanismi democratici consolidati hanno reso le donne
facili vittime di sperimentazione di contraccettivi rischiosi per la salute, di
sterilizzazioni di massa e aborti forzati
il presupposto delle
organizzazioni dell’ONU secondo cui l’offerta di aborto e contraccezione è, in
qualunque contesto, il primo elemento di emancipazione per le donne e il solo
perseguito di fatto: come in Iran, dove i programmi per il controllo della
fertilità hanno avuto grande successo ma le donne continuano a essere soggette
all’oppressione maschile;
l’impressionante contrasto tra
l’impegno antinatalista profuso dalle organizzazioni
internazionali nei paesi poveri e l’invarianza nell’ultimo
decennio del numero delle donne morte per parto, più di mezzo milione all’anno.
Scrive a questo proposito Eugenia Roccella:
“I dati confermano come i
cosiddetti servizi alla salute riproduttiva siano rivolti moltissimo
alla prevenzione e interruzione delle gravidanze indesiderate, ma pochissimo
alle cure per le gravidanze desiderate. Il modo principale con cui si intende ridurre la mortalità da parto è ridurre,
semplicemente, il numero dei parti, e aumentare quello degli aborti”.
E ancora, a proposito dei
linguaggi adottati in questo campo da ONU ed UE:
“Ad ogni appuntamento internazionale si apre una
lotta terminologica che a un osservatore estraneo
potrebbe apparire incomprensibile. Ma dietro le
differenze semantiche si nasconde lo scontro sui concetti. Per esempio, la
scomparsa di vocaboli come madre e padre, in favore di definizioni prive di
caratterizzazione sessuale, come ‘progetto parentale’ o ‘genitorialità’, e la stessa sostituzione delle parole uomo
e donna con un termine neutro, ‘genere’, tendono ad annullare la differenza
sessuale e la specificità dei ruoli di madre e padre.
“C’è un progetto culturale molto diffuso, e in
parte inconsapevole, che mira a sganciarsi il più possibile dal diritto
naturale, fondamento dei diritti umani. Se non c’è più un diritto naturale inalienabile che
garantisca l’eguaglianza degli esseri umani (per esempio per quanto riguarda il
diritto alla vita e alla libertà personale), tutto diventa contrattabile e
relativo. Rafael Salas, ex direttore dell’UNFPA, ha
sostenuto che le spaventose violazioni dei diritti umani attuate in Cina
durante gli anni della politica del figlio unico non erano tali per i cinesi.
Aborti forzati, abbandono e uccisione dei neonati, secondo Salas,
erano metodi che ‘per le loro norme culturali non
erano affatto coercitivi’. Questo è relativismo
etico: ma è chiaro che si tratta di una concezione che porta alla distruzione
dell’idea stessa dei diritti umani”.
* * *
Sui contrasti tra
Le ha dette presentando a un folto
pubblico l’ultimo libro uscito in Italia a firma di Joseph
Ratzinger, con la sua celebre conferenza sul
cristianesimo in Europa tenuta a Subiaco il 1 aprile
scorso.
Ruini ha fatto notare che l'Unione
Europea “non ha praticamente potere nel campo della
politica estera, ma ne vuole esercitare tantissimo nel campo etico. Varie
risoluzioni del parlamento comunitario muovono nel senso di una contestazione
della predicazione morale della Chiesa sulla famiglia
e la vita sessuale, invadendo in modo fin troppo esteso il campo delle
decisioni etiche dei singoli paesi”.