Corrispondenza con Marta

 

 

 

Marta scrive così

Leggendo le lettere della redazione, provo una sorta di profondo sgomento e mi dico: ma è mai possibile? Possibile che vi siano così tante persone (me compresa) costrette a vivere in una sorta di limbo? Non so neppure io come definire queste situazioni. Ma come è possibile che la chiesa accetti di far vivere una parte della sua gente in questa sofferenza? Ma cosa teme? Di cosa ha paura? Perché questa fatica ad accettare?

La mia storia è esattamente come le altre, consumata in una clandestinità che logora, logora inesorabilmente, facendomi provare un senso di colpa per la stanchezza che a volte mi prende alle spalle e mi fa scappare lontano, lontano da questo uomo che amo.

Certo, mi dico che non ha coraggio, che lui non antepone l'amore a tutto... Ma poi mi assalgono i dubbi e penso che non ho alcun diritto di chiedergli di cambiare vita. Non è giusto che per stare insieme ognuno di noi debba rinunciare alla propria vita. Chissà forse lui ha ragione quando afferma che la battaglia del celibato deve portarla avanti da prete. La vita è ricca di sfaccettature e la verità non ha una faccia sola. La verità è la sua battaglia, la verità è la mia difficoltà nel vivere nascosta, la verità è il nostro amarci, la verità è la vita che hanno scelto i suoi amici preti sposati.

Marta

 

Le rispondiamo

Una lettera molto bella la tua, Marta.

Riprendo gli spunti più interessanti: poi mi assalgono i dubbi e penso che non ho alcun diritto di chiedergli di cambiare vita”. “La verità è la sua battaglia, la verità è la mia difficoltà nel vivere nascosta, la verità è il nostro amarci, la verità è la vita che hanno scelto i suoi amici preti sposati”.

Direi: finalmente un parlare non assertivo; finalmente si dà accesso ad un dubbio legittimo, sano.

Ti assicuro che i tuoi pensieri sono stati costantemente i miei durante i lunghi dieci anni prima che Giacomo ed io ci sposassimo. E questi pensieri dubbiosi mi hanno confortato dopo il matrimonio; e mi confortano ancora, perché so di non aver agito avventatamente.

Nelle tue parole non c’è spavalderia alcuna, ma consapevolezza di essere di fronte ad una scelta difficile.

Non è giusto sorvolare sulle proprie responsabilità per dare addosso a persone e istituzione. Come altrettanto non è giusto che persone ed istituzione pongano una barriera inamovibile di fronte ai drammi personali di un prete, e non abbiano alcuna considerazione per la donna.

Quanto dico non giustifica il ripiegamento passivo (del prete) di fronte a mille ostacoli; non avvalla un comportamento equivoco e superficiale. Quel che tu dici, Marta, è sacrosanto. E’ atteggiamento nobile e dignitoso limitarsi ad affermare che la vita è ricca di sfaccettature e la verità non ha una faccia sola. Risponde alla linea severa di noi “Donne contro il silenzio, nel non associarci a chi fa critiche sprezzanti “contro”. Il nostro “contro”  ha di mira un programma vastissimo che solo chi legge il sito con attenzione potrà valutare in tutta la sua complessità.

Vorremmo che le donne succubi di situazioni dolorose ingiustificabili (come l’omertà, incoraggiata da certa ala opportunista della Gerarchia) sapessero che possono trovare in noi delle persone AMICHE, con cui esprimere anche le “rabbie”: che cerchiamo soluzioni positive, alcune a breve, altre a lunga scadenza. Non siamo illuse, quasi che ci aspettassimo un cambiamento di rotta immediato rispetto all’agire punitivo di certa Gerarchia. Ci avviciniamo e ci addentriamo sempre più nella “questione celibataria” tramite approfondimenti della tematica, accompagnati da testimonianze forti. Come quella di Emilio (clicca per rileggerla), di te, Marta, di altri.

Nelle tue parole circa le verità non c’è il tanto temuto (dalla Chiesa, ma non solo) relativismo. C’è, alla base, il convincimento che non ci sono assoluti al di fuori di Dio, che nessuno può a nome Suo  può contare su altri assoluti, e che l’unica assolutezza di Dio consiste nel suo Amore infinito. Ciò non vuol dire che, allora, una verità valga quanto un’altra, o che Dio chiuda un occhio di fronte agli amori irresistibili.... Vuol dire semplicemente quanto il Concilio Vaticano II ha stabilito come criterio basilare del rinnovamento ecclesiale: la gerarchia delle verità, e cioè il discernimento tra verità fondamentali della fede e verità della vita cristiana (con le sue norme che hanno valore storico e disciplinare, e che quindi potrebbero essere cambiate). Vuol dire, anche, che un prete sposato può mantenere integro, o potenziato, il suo impegno fondamentale di seguace di Cristo e di annunciatore della Buona Novella.

Certo, ci va discernimento e costante pazienza ad abbattere muri che impediscono il DIALOGO nella Chiesa (clicca per leggere lettera aperta).

Cara Marta, non perdiamoci di vista. In questa faticosa ricerca di dialogo, aiutaci tu e tutte/i coloro che vogliono percorrere la via della pro-fezia, cioè dell’annuciare-prima, la possibilità di un domani migliore.

Intanto saremo sulla buona strada quando tra noi realizzeremo l’amicizia. Sono sicura che è questo il primo possibile passo da fare.

Ti abbraccio, Ausilia            

 

 


 
Si, è molto bella la lettera di Marta, ma spesso sono le donne a porsi questa fatidica domanda (che diritto ho io...), ma mi piacerebbe che qualche volta fossero i preti in questione a esaminarsi: che diritto ho io, prete in esercizio, di legare a me una persona e privarla di una vita normale? Che diritto ho io di tenerla legata a me, concedendole solo gli avanzi della mia vita, considerando che tanto lei mi ama lo stesso?
che diritto ho io di avere la botte piena e la moglie (si fa per dire) ubriaca? Rimanere nel pieno esercizio delle mie funzioni e, come dice Marta del suo lui, combattere la guerra del celibato da prete (pur avendo le mie soddisfazioni) senza nessuna sensibilità nei confronti della prima "vittima"?
 
Come vedi Ausilia non ho risposte, ma solo un sacco di domande.
Perchè noi donne dobbiamo sentirci sempre in colpa? In colpa di che?! Di vivere come ruota di scorta?
Care amiche, ripetevi a mente quelle domande: "che diritto ha lui...?".ecc.
Come ho scritto di recente ad una mia amica tormentata dall'amore per un prete: L'amore è libertà e sopratutto  non strumentalizza nessuno!
         Joelle