I TEMI DEL SEGUENTE DIALOGO POSSONO
INTERESSARE A LETTRICI/LETTORI DEL NOSTRO SITO
LETTERE AL
DIRETTORE
J’ACCUSE...Egregio
direttore […], avrà letto il j’accuse
del teologo Hans Kung sul
papato di Giovanni Paolo II [...] Lei che ne dice?
U.C.@...
Caro U.C,
Beh, la smentita più clamorosa alle teorie di
Kung è stata la morte del Papa e il suo trionfo “post
mortem!”. Un pastore che ha fallito non raccoglie il
plauso ammirato di 200 capi di governo provenienti da ogni parte del mondo e
appartenenti a religioni e ideologie le più diverse; molti addirittura nemici
tra loro, eppure uniti dalla comune ammirazione per un grande!
Comunque il vero smacco di Kung l’ha
evidenziato Messori. Ciò che il vecchio prof. di Tubinga auspica (e che ha rimproverato a papa Wojtyła), “preti sposati”, donne/preti,
nuove nozze sacramentali per i divorziati, aborto accettato, contraccezione
libera, ecc. è già da tempo patrimonio del protestantesimo. Ebbene
il risultato è che le chiese protestanti sono desolatamente vuote molto più che
le chiese cattoliche. La riforma che vorrebbe Kung è
già marchiata da un fallimento planetario! Perché mai
dovrebbe accettarla
Kung chiama il consuntivo del pontificato di Giovanni
Paolo II “un disastro”. Le pare che un uomo che ha fatto “un disastro” possa
essere chiamato “Magno” (Grande), che abbiano potuto innalzargli un migliaio di
statue e monumenti in tutto il mondo, che sia finito sulla copertina delle più prestigiose riviste, che abbia avuto l’onore di decine di
biografie? (Se prova a digitare su un qualsiasi motore
di ricerca “biografie di Giovanni Paolo II” Internet gli squaderna più di 22
mila pagine!). Hanno forse tutti perduto il ben dell’intelletto, e l’unico ad
averlo mantenuto sarebbe Hans
Kung? Forse la verità è che il prof. è l’unico che ha
sbagliato! “Esiste, infatti, un sentire comune che misura in modo intuitivo, ma
profondamente logico, il valore di un avvenimento o di un uomo. Posso
sbagliarmi – mi scrive un prof. di filosofia – ma credo che nessuno fino a oggi, imperatore, condottiero, guida spirituale, artista
che sia… abbia mai ricevuto le testimonianze di stima universale di Karol Wojtyła”. Per buona
pace di Hans Kung.
DUE INTERROGATIVI. Caro
Dir.il sesso è come il vino: un po’ fa bene di più fa male... Chi si sente in
peccato e vuol fare la comunione, può farla o deve per forza prima
confessarsi? Mi risponda per favore.
Firma illeggibile
Ho già scritto sull’argomento a più riprese. Ho affermato che il sesso è cosa
naturale, che non va demonizzato, che è un’invenzione magnifica scaturita dalla inimitabile fantasia di Dio... Nel contempo ho detto
che appartiene alla sfera del mistero, che non può essere considerato, data la
sua importanza, alla stregua di una qualsiasi innocente abitudine, ecc. Il
sesso, insomma, è un capolavoro, e come ogni capolavoro, non può essere
bistrattato, vilipeso, mortificato, maltrattato (nel senso etimologico di
trattato male). Al contrario, va difeso e curato come cosa
preziosissima, perché porta in sé l’energia grande e terribile della
vita. È questa qualità incomparabile ad assegnargli un’importanza unica nel
palinsesto divino della creazione. È il sesso, proclamava sicuro un direttore
di spirito, che fa l’uomo “simile” a Dio Creatore.
Per quanto riguarda l’interrogativo che mi
propone sul fare o no la comunione
quando la coscienza rimorde per una colpa, è prassi che, nella
impossibilità di una confessione immediata, ci si possa accostare alla
comunione. Ho chiesto a qualcuno che mi poneva lo stesso interrogativo che cosa
ne pensasse di un tale che, invitato a cena, accettasse di parteciparvi, si presentasse a mensa, si sedesse tra gli altri invitati, poi,
dopo il “buon appetito” di prammatica, non toccasse cibo! Sarebbe per lo meno
strano, non le pare? Per non dire scortese. Ebbene, penso che, mutatis mutandis, il paragone
possa insegnare qualcosa, fermi restando gli obblighi morali prescritti, da espletare o prima o dopo.
Bollettino Salesiano - Luglio / Agosto 2005