La teologia femminista rilegge
criticamente i Testi sacri che, scritti in un contesto
patriarcale, sono stati utilizzati nel corso dei secoli per legittimare la
disuguaglianza tra uomini e donne
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Se Dio è maschio, allora il maschio è Dio. Il problema
consiste nel trasformare l’immaginario collettivo in modo che questa deformazione dell’ispirazione cristiana alla trascendenza perda credibilità.
(Mary Daly, Al
di là di Dio Padre)
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Uscito negli Stati Uniti in area
protestante,
L’idea di fondo è che il Primo (Antico) Testamento,
scritto da maschi in un contesto patriarcale, è sempre stato usato da altri
maschi per perpetrare la sottomissione delle donne; allo stesso modo gli
evangelisti sono stai condizionati dall’arcaica mentalità del mondo ebraico e
greco-romano che ha influenzato la loro posizione verso le donne. In seguito tutta la riflessione teologica si è sempre svolta
in una società patriarcale che ha cercato di riprodurre il proprio ordine anche
nell’interpretazione e nella pratica religiosa: Dio Padre è divenuto il vertice
di un sistema sociale basato sulla sottomissione e l’oppressione della donna.
La teologia femminista si propone una nuova comprensione sia dei Testi sacri
che della teologia tradizionale proprio a partire dalla consapevolezza della loro
parzialità per quanto riguarda le indicazioni sulle donne: Elisabeth Schüssler Fiorenza parla appunto di «ermeneutica del
sospetto», e cioè di una lettura in
filigrana dei testi, sfruttando anche il non detto, per smascherarne il
carattere androcentrico che soffoca l’originale
messaggio profetico della Bibbia, laddove invece essa si schiera dalla parte
degli oppressi a favore della liberazione della donna e contro il patriarcato
stesso.
La teologia femminista critica
radicalmente la rappresentazione maschile della divinità costruita nel corso
dei secoli. L’essere umano (uomo e donna) è stato infatti
creato a immagine e somiglianza di Dio (Gen 1, 26-27)
ma la teologia tradizionale ha sempre elaborato e tramandato l’idea di un Dio
solamente maschio. Il linguaggio alto della teologia e quello quotidiano
della predicazione e del culto, escludendo il femminile dalla divinità, hanno
così di fatto legittimato la superiorità dell’uomo anche nel contesto
sociale e storico. I simboli e il linguaggio umano sono però
costituzionalmente insufficienti a esprimere la realtà di Dio, che è in sé
trascendenza e non è certo riducibile ai nostri schemi mentali e linguistici:
coscienti di questa debolezza, secondo la teologia femminista, bisogna dunque,
almeno in questo specifico momento storico, dire Dio come «Colei che è», ossia rendere visibile la differenza sessuale.
Ciò vuol dire non solamente riscoprire attraverso simboli, immagini ed
espressioni il volto femminile di Dio, che nel testo biblico si
identifica con il miracolo della nascita e della maternità, ma anche
approfondire la figura apportatrice di ordine intelligente nella creazione, la
divina Sapienza, che molti studiosi considerano come una sorta di Dio d’Israele
in forma femminile. La visione unilaterale di Dio Maschio, Padre, Signore e
Padrone deve insomma essere aperta alle infinite possibilità di esprimere il
divino, in modo più inclusivo. E proprio su questo
tema sono di particolare interesse le osservazioni della teologa Rosemary Ruether,
secondo la quale la proibizione all’idolatria contenuta nel Decalogo che Dio dà
a Mosè va intesa in senso anche verbale. Se Dio viene raffigurato come uomo o comunque definito verbalmente
al maschile («Dio», sostantivo maschile singolare) allora si commette peccato
di idolatria. Certamente influenzata dalla filosofa
femminista Luce Irigaray,
L’esegesi biblica femminista sottolinea poi il ruolo delle donne come co-protagoniste della storia sacra. Nel Primo Testamento,
accanto a re e profeti, troviamo anche regine e, significativamente,
profetessa: la gratuità dello spirito, fonte della profezia, viene infatti elargita a tutte le persone, senza distinzione di
sesso. Inoltre, figure femminile come ad esempio Sara
o Rebecca, solitamente messe in secondo piano a vantaggio di Abramo e di
Giacobbe, hanno allo stesso modo agito per l’attuazione delle promesse di Dio.
Per quanto riguarda il Secondo (Nuovo)
Testamento, la teologia femminista ricerca innanzitutto gli aspetti di
liberazione ed egualitarismo associati alla predicazione di Gesù,
compresi quelli in cui non vengono esplicitamente
citate le donne. Schüssler Fiorenza, ad esempio, dopo aver analizzato la chiamata di Levi e
il banchetto dei pubblicani (Mc 2, 13-17; Mt 9, 9-13; Lc 5, 27-32), fa
notare che nella comunità di Gesù sono presenti anche
appartenenti alle categorie sociali più emarginate come poveri, peccatori,
malati, pubblicani e anche donne. Essi, però, da ultimi diventano primi:
così il «Dio di grazia e di bontà che accetta tutti e porta giustizia
e benessere per tutti, senza eccezioni» viene sperimentato nel ministero di Gesù, come «amore che non esclude nessuno». Gesù non solo non chiede alle donne una sottomissione alle
consuetudini patriarcali del tempo, ma testimonia di un interesse specifico e
di un atteggiamento innovativo verso la realtà femminile.
Sappiamo che nella società ebraica la
vita religiosa è severamente controllata da precetti oramai fossilizzati dalla
tradizione, quali ad esempio l’obbligo per i due sessi di occupare in Sinagoga
un posto separato: Gesù, al contrario, accetta tra i
suoi seguaci anche le donna (Lc
8, 1-3) che non si limitano a finanziarne la predicazione ma
partecipano in prima persona al suo ministero, seguendolo prima nei suoi
pellegrinaggi, non certo agevoli (smentendo così l’idea, diffusa nel mondo
antico, della donna fragile e debole), e poi a Gerusalemme, dove assistono alla
Crocifissione (Mt 27, 55-56). Maria
Maddalena, inoltre, è la prima persona a vedere il sepolcro vuoto e a parlare
con Gesù risorto (Gv 20,
11-18): questi, rompendo con la tradizione ebraica, per cui
solo gli uomini possono legalmente portare testimonianza, dà soggettività
giuridica alle donne e affida a Maria Maddalena il
compito di annunciare agli altri discepoli niente meno che
Sottolineiam
L’atteggiamento di Gesù verso le donne, profondamente
diverso dalla mentalità del tempo, crea imbarazzo già nei discepoli che, ad
esempio, si stupiscono nel vedere il Maestro parlare con
L’esegesi femminista ritiene dunque che gli evangelisti abbiamo
probabilmente taciuto o comunque minimizzato e modificato l’uomo, sostenendo,
ad esempio, la sottomissione delle informazioni riguardanti le donne nei loro
racconti; l’ermeneutica del sospetto propone perciò un’analisi
critico-filologica sia del testo sacro che delle sue interpretazioni così da
riscoprire per il presente la storia dimenticata del ruolo della donna nella
Chiesa delle origini.
La teologia femminista, non
limitandosi solamente all’analisi dei Testi Sacri, recupera anche gli scritti
di quelle donne che nel corso dei secoli hanno lasciato testimonianza di un
rapporto con Dio a partire dal loro vissuto femminile: pensiamo ad esempio alle
mistiche come Matilde di Magdeburgo, Ildegarde di Bingen, Caterina da
Siena, Ildegarde de Duby,
Santa Teresa di Lisieux; ma anche, per venire ai giorni nostri, agli
scritti di Etty Hillesum, dove le riflessioni di una giovane donna alle
prese con l’amore, gli studi e la scrittura si incontrano con la progressiva
scoperta di Dio fino alla morte ad Auschwitz. Viene
dunque messa in rilievo un’esperienza del sacro
strettamente connessa con la vita della donna, con la sessualità, la
gravidanza, il parto e la relazione tra corpo, mente e spirito: in generale si
tratta di ripensare il divino a partire da un corpo sessuato a cui bisogna
restituire la propria dignità morale, superando la mortificazione a cui la
donna è stata costretta da una cultura e da una religiosità patriarcali; come
ha scritto Luce Irigaray: «Dio è lo specchio
dell’uomo. Manca alla donna uno specchio per divenire donna.
Avere un Dio e divenire il proprio genere vanno insieme. Dio è l’altro di cui
abbiamo assolutamente bisogno»;solo così, ed è questo
uno degli obiettivi della teologia femminista, si passerà da una «religione
patriarcale» a una «religione umanitaria».
Marco Camerani, Se Dio è maschio, allora
il maschio è Dio
http://www.argonline.it/territori/territorio_otto/camerani_dio.html