Giovanni Franzoni, Ofelia e le altre,
Datanews, Roma 2001, pp.78, euro 9,30
Ofelia
è una figura incorporea dell'eterno femminino creata dall'immaginario maschile
per compensare un bisogno di purezza, o una donna stretta da una situazione
tutta patriarcale che non intende rimanere imprigionata nei giochi degli uomini
ed evade dalla follia? Questa, in fondo, la domanda cui cerca di rispondere
Giovanni Franzoni attraverso una ricerca su storie di donne, nel libro che è
stato presentato a Roma il 31 gennaio.
La
figura di Ofelia è presa naturalmente da William Shakespeare che nell'Amleto dipinge questa fanciulla che, sotto i colpi della sventura,
perde la ragione, e infine, mentre sta raccogliendo fiori, annega. Ma, così
come Franzoni vede e ripensa il dramma della donna che vuole sfuggire alla
sorte decisa per lei dagli uomini che la circondano, per spiegarne la fine
"l'unica cosa certa che si può dire è il rifiuto di Ofelia a lasciarsi
chiudere in un disegno non suo. In questo rifiuto di farsi mettere tra parentesi
dall'ordine consortile dei maschi è espressa gran parte del suo essere
donna".
Molte
altre "Ofelie" - in tempi diversi, in eventi diversi, in percorsi
diversi, in esiti diversi, nel Primo e nel Secondo Testamento, nella storia
antica e recente della Chiesa, nella storia di donne umili e sconosciute - vede
l'Autore: da Dina, la figlia di Giacobbe concupita e oltraggiata, alla figlia
di Jefte, sacrificata dal padre per un assurdo giuramento; da Maria di Magdala,
la pazza, alla zoppa Lebjadkina evocata ne I
Demoni da Fëdor Dostoievskij; da Eloisa, abbandonata da Abelardo, alle
mogli degli apostoli (semplicemente ignorate dalle Scritture cristiane), a
Maria Sung, la moglie abbandonata dall'arcivescovo Emmanuel Milingo.
Il
31 gennaio, nella tavola rotonda di presentazione del volume presieduta da
Corrado Perna, della Datanews, la professoressa Giuliana Castelli ha detto: "L'interessante
libro di Franzoni lascia un interrogativo: si arriverà ad un punto in cui uomo
e donna sono differenti, ma identici, ed in cui avverrà la fusione nella
totalità della comprensione, ma senza mai cancellarsi reciprocamente?".
La giornalista Lidia Menapace ha
lodato da parte sua l'Autore "perché ha osato interrogarsi su figure
femminili senza rimanere nell'Olimpo metafisico, ma calandosi nella realtà
concreta di questa donna, in quel preciso contesto storico e culturale. Ancora,
il libro ha il pregio di non avere 'pregiudizi', e di non essere
reticente".
Secondo
Nel variegato dibattito che è seguito alla presentazione, è stato toccato, tra
l'altro, il problema del rapporto tra donne e religione, in generale, e tra
donne e Chiesa in particolare.
Da
più parti si è rilevato come, sempre inaccettabile, sia oggi più scandaloso che
mai il persistente maschilismo che domina molte Chiese, e in particolare, in
Italia, quella Cattolica romana; e come anche le preghiere cristiane
fondamentali, quali le preghiere liturgiche ed i simboli della fede, parlino
sempre di un Dio, al maschile, ignorando di fatto che Dio è "altro",
e che esso non può essere racchiuso in un genere, ma deve - per quanto
possibile al linguaggio delle creature - essere rappresentato in modo che
esprima la ricchezza del maschile e quella del femminile. Ma, si è rilevato,
per "semplificare" le Chiese hanno scelto un solo genere per
descrivere Dio. Maschile, guarda caso.